Il Campione e il Coatto

Martedì sera allo Stadio della Juventus si sono confrontati due personaggi che hanno caratterizzato il Calcio italiano degli vent’ultimi anni: Francesco Totti e Alessandro Del Piero. Hanno una storia per moltissimi versi comune: lo stesso numero di maglia, la numero 10; lo stesso anno di esordio in Serie A, il 1993; la stessa fedeltà ai colori, mai abbandonati da allora; il successo ottenuto insieme ai mondiali del 2006, giunto nella fase già calante della carriera di entrambi; le presenze e i gol: intorno alle 500 le prime e intorno ai 200 i secondi per entrambi.
alessandro_del_piero.jpgtotti_2002.jpg

Quello che li ha sempre completamente per non dire diametralmente distinti è l’atteggiamento: Del Piero ha sempre rappresentato l’ABC di come un campione dovrebbe essere, per rispettare la definizione originaria di campione che dovrebbe significare esempio, modello, e non semplicemente persona brava in uno sport: e quindi misurato, rispettoso degli avversari, corretto in campo e fuori, perfino riservato rispetto alla sua vita privata. Anche lui ha avuto come tutti i suoi momenti meno cristallini, anche lui come tanti campioni, pecca spesso di presunzione, ma poi è sempre rientrato subito nei ranghi del personaggio che è o quantomeno vuole essere. Totti invece ha sempre rappresentato il paradigma del non-campione, di chi continua ad essere il ragazzaccio di strada anche sotto le luci della ribalta, dell’italiano smargiasso per cui il successo o il potere significano solo potersi permettere di fare in tv quello che prima facevi al baretto sotto casa ma non comporta nessuna misura, nessuna responsabilità. E allora Totti si è sempre segnalato per le polemiche con giornali, avversari e compagni, per gli sberleffi a colleghi e tifosi, per i rapporti tesi con qualunque cosa si muova. Potremmo anche definire uno così spontaneo e verace, se non fosse che gli spontanei e veraci hanno fatto nel nostro paese tanti disastri da sentire oggi più che mai fortemente il bisogno di quelli impostati e costruiti.
Tutto quanto sopra descritto si è manifestato Martedì sera nel giro di pochi secondi allorquando il primo, il Campione, ha segnato un gol dei suoi con una di quelle traiettorie ad arcobaleno che hanno tanto volte illuminato gli occhi del popolo bianconero. Poteva essere per l’altro, il Coatto, l’occasione di sfoderare la sua immensa classe e il suo orgoglio in una serata di totale latitanza, ma non fa parte del suo personaggio. E allora lui cosa fa? Approfittando dell’assenza dai pali del portiere avversario Storari, che era andato ad abbracciare anche lui Del Piero, improvvisa una ripresa del gioco che definirei “veloce” e tira da metà campo colpendo beffardamente il palo. Inutile dire che la cosa era del tutto irregolare anche a rigidi termini di regolamento (per più di un motivo) e quindi non sarebbe stato comunque gol, ma non conta questo, conta il pensiero, conta averci provato.

Chi ha successo nella vita, chi è ricco e famoso, chi è stato baciato da una fortuna che capita a pochi, ha un solo modo per ringraziare la società che glielo ha consentito: quello di incarnare un modello, di fornire un esempio, di dimostrare che essere corretti non impedisce di raggiungere successo e fama. Non capire questo elementare meccanismo fa la differenza tra un Campione e un grande calciatore.

27 Gennaio 2012

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs