L’insostenibile leggerezza del regolamento

La stagione calcistica in corso non è tra le più gloriose per i direttori di gara. Anche gli arbitri più rinomati: Rocchi, Rizzoli, Tagliavento sono incorsi in brutte prestazioni, perfino Damato, su cui (nonostante le molte polemiche) si era molto puntato nel passato, non ha convinto, tanto da indurre il designatore ad assegnare il derby milanese all’outsider Orsato. Un catalizzatore di frequenti contestazione è stato il Milan a causa di alcuni rigori concessi con una certa generosità. Domenica il popolo juventino si è meravigliato nel vedere Matri ammonito per simulazione, non tanto perché l’episodio fosse clamoroso ma perché, in occasione di un episodio identico, di cui era stato poche Domeniche fa protagonista Ibrahimovic a Bologna, l’arbitro aveva concesso il rigore al Milan propiziandone il successo. In entrambi i casi si può rilevare un lieve tocco dell’avversario sul piede dell’attaccante ma in entrambi i casi il tocco non sembra decisivo e c’è probabilmente un’accentuazione degli effetti del contatto da parte dell’attaccante: insomma per molti si tratta di due casi pressoché identici.
Se poi ci si aggiunge che la settimana scorsa un altro rigore di difficile interpretazione era stato concesso sempre al Milan a Bergamo si capisce come dai forum ai bar Sport il popolo tifoso è impegnatissimo in elaborare finissime teorie in merito a quanto fosse rigore o a quanto ci sia la sudditanza psicologica. Anche il caso di Bergamo è difficile da interpretare: il giocatore dell’Atalanta Manfredini si avventa sul pallone per liberare l’area di rigore ma Pato si frappone all’ultimo istante e i due vengono a contatto: è l’atalantino a colpire il milanista o viceversa? Quando entrambi i giocatori sono in movimento chi è che colpisce l’altro?
fallo_dejong.jpgUna cosa che in genere gli appassionati di calcio non fanno mai in casi come questi è consultare il regolamento per capire davvero cosa distingua una simulazione da un fallo da rigore o cosa fare se due giocatori vengono a contatto reciproco: vi dico subito che forse c’è un motivo per cui non lo fanno ed è che l’impresa non è affatto semplice, ma ci proverò lo stesso. Muniamoci di una copia agiornata del regolamento e andiamo a pagina 121, al capitolo che si chiama “Regola 12-Falli e scorrettezze”. Lì si dice che:
“Un calcio di punizione diretto è accordato alla squadra avversaria se un calciatore commette una delle sette infrazioni seguenti in un modo considerato dall’arbitro negligente, imprudente o con vigoria sproporzionata:
• dà o tenta di dare un calcio ad un avversario;
• fa o tenta di fare uno sgambetto ad un avversario;
• salta su un avversario;
• carica un avversario;
colpisce o tenta di colpire un avversario;
• spinge un avversario;
• effettua un tackle su un avversario.”

Al terzultimo punto si parla di “colpisce o tenta di colpire un avversario”: direi che è quello che serve a noi. Si tratta di capire se gli interventi in oggetto erano negligenti, imprudenti o portati con vigoria spoporzionata. Gli ultimi due casi li escluderei ma sulla negligenza ho molti dubbi: quando un intervento è negligente? Il regolamento originale utilizza l’aggettivo inglese “careless” ma la cosa non ci aiuta molto di più. Il regolamento vuole venirci incontro quando spiega: ‘“Negligenza” significa che il calciatore ha mostrato una mancanza di attenzione o considerazione nell’effettuare un contrasto o che ha agito senza precauzione’. La definirei una definizione molto generica, che può includere o escludere, a seconda delle interpretazioni, moltissimi casi tra i quali senz’altro quelli citati di Matri e Ibrahimovic; per quanto riguarda il caso Pato-Manfredini siamo ancora nella nebbia. Più avanti troviamo scritto: “Un calciatore dovrà essere ammonito per comportamento antisportivo se ad esempio: […] tenta di ingannare l’arbitro fingendo un infortunio o di aver subito un fallo (simulazione)“. Se ne deduce che è prevista l’ammonizione solo nel caso in cui il giocatore abbia finto di aver subito un fallo o anche nel caso in cui ne abbia accentuato gli effetti? Anche questo non è chiaro. Ogni capitolo del regolamento si chiude con la cosiddetta “Guida Pratica” che illustra come muoversi una serie di casi pratici che sono ben 65 nel capitolo 12, ma nulla che ci aiuti a risolvere uno dei casi in oggetto, o meglio solo una frasetta nel caso 3 che dice: “Gli arbitri non devono, in ogni caso, punire le azioni che sono del tutto fortuite“che ci dice che nel caso in cui il colpo è fortuito l’arbitro non deve intervenire, possiamo allora considerare fortuito il contatto Pato-Manfredini?
In definitiva ho l’impressione che pochissime energie siano state spese per spiegare, nelle centonovantadue pagine del regolamento, in modo un più esauriente, quando un contatto possa essere considerato falloso. Perché questa parsimonia su un argomento che rappresenta un buon 90% delle controversie regolamentari? Penso che il problema sia legato principalmente ad una caratteristica piuttosto peculiare del calcio, ovvero di essere uno sport sostanzialmente apolide. E’ vero che è nato in Inghilterra ma è diventato in moltissimi paesi lo sport più popolare, anzi è diventato parte stessa del cultura di quei paesi con le proprie caratterizzazioni locali: le proprie aspettative e la propria scala di valori. Ci sono paesi in cui il contatto fisico fa parte del gioco del calcio e ne è anzi una componente importante, altri in cui invece il contatto è visto come ostacolo al libero esprimersi della bellezza tecnica e questa visione è parte della cultura di quei paesi. La FIFA quindi, ogni volta che mette mano a questa parte del regolamento, lo deve fare con molta circospezione per non incidere sulle interpretazioni locali del regolamento; per contro le federazioni nazionali, che pur hanno diritto ad emettere interpretazioni “nazionali” del regolamento, evitano di introdurre caratterizzazioni troppo forti che creino veri e propri regolamenti differenti da nazione a nazione, specie considerando che poi ci si deve affrontare nella competizioni internazionali possibilmente trovando un compromesso ragionevole. Il risultato è avere regolamenti molto generici che lasciano ampia discrezionalità all’arbitro, con la conseguenza però di prestare il fianco, anche a livello locale, a doppiopesismi che potranno sempre essere giustificati, regolamento alla mano, da chi li compie. Il fatto che poi il condizionamento mediatico a cui gli arbitri sono quotidianamente sottoposti (che emerge in modo lampante da tanti dei colloqui sentiti al processo su Calciopoli) possa far leva su questa area di incertezza per volgere gli episodi dubbi a favore delle squadre che hanno maggiore presenza sui mezzi di informazione, è un elemento non dimostrabile ma senz’altro ipotizzabile. E’ questa una conseguenza ineluttabile di quanto sopra esposto? In parte sì ma ho l’impressione che qualche parolina in più potrebbe essere spesa dalla FIFA per meglio indirizzare i direttori di gara e rendere meno arbitrarie e soggettive le loro decisioni. Se ne gioverebbero non solo gli sportivi ma anche i direttori di gara stessi a cui non fa certo piacere essere presi sempre per il colletto, qualunque decisione prendano.

17 Gennaio 2012

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