La bravata

Siamo talmente abituati agli episodi di violenza più selvaggia e inconsulta che forse la notizia del professore, a cui uno studente ha fracassato la testa a colpi di estintore in un istituto professionale di Milano in reazione ad un rimprovero, poteva passare inosservata. Non è passata inosservata per una parolina che mi ha lasciato basito. Non riesco ad immaginare che un essere umano di fronte ad una persona in ospedale con quattro denti rotti e un trauma cranico possa pensare di utilizzare la parola “bravata” ma così pare sia successo. Troverei aberrante questo lessico se fosse stato usato dai genitori del responsabile in crisi iperprotettiva, lo trovo patologico se è ad usarlo è addirittura il preside della scuola, Clara Magistrelli, la cui agghiacciante dichiarazione, come riportata da Repubblica.it, è stata: “È stata una bravata di un ragazzo che ha problemi di crescita e di esuberanza“. Esuberanza, problemi di crescita, tutte buone ragioni per andare in giro a spaccare la faccia alle persone secondo il Preside Magistrelli.
clara-magistrelli.JPGPotere del motore di ricerca si scopre che la Professoressa Magistrelli ha avuto altre occasioni di rilasciare dichiarazioni alla stampa. Ad esempio quando dichiarava che: “la trasgressione e il rifiuto delle regole sono una parte stessa del processo di crescita“, affermazione condivisibile se accoppiata alla sottolineatura del compito di chi educa di arginare e tenere sotto controllo questa tendenza, sviluppando i necessari freni inibitori che evitino che questa tendenza sfoci in tragedia. Questo temo sia appunto il problema: la convinzione che ogni freno inibitore sia una violenza più grave di quella che intercetta ed evita, convinzione che porta l’educatore a tollerare ogni comportamento e che si ripercuote su una generazione di giovani che cresce senza freni inibitori, senza una reale necessità di autocontrollo, nella convinzione che non ci sono mai conseguenze. Non voglio addentrarmi né nel caso specifico che ovviamente non conosco più che per quanto riferito nell’articolo, né profondermi in teorie psicopedagogiche che non saprei padroneggiare, ma è abbastanza ovvio che siano proprio i freni inibitori a trasformare l’essere umano in civile e la presenza di freni esterni permette ad un essere umano di svilupparne di interni, di diventare civilizzato, di saper contenere l’aggressività, di controllare le proprie azioni in base alle possibili conseguenze. Il fatto che ci sia una generazione di genitori e educatori convinti che tutto non ciò non serva, che si debba lasciare briglia sciolta anche fino alle estreme conseguenze, ci espone al rischio di crescere una generazione di figli inadatti ad una vita di civile convivenza.
Pare che non sarà sporta alcuna denuncia contro il giovane, che se la caverà con una sospensione di qualche giorno, pronto a tornare all’azione con altri atti simili con la benevolenza del Preside dell’istituto. Benevolenza che però in altre occasioni non mostrò la stessa Preside, trasformatasi in implacabile sceriffo quando fece sospendere oltre 500 studenti dell’istituto che avevano partecipato ad uno sciopero. Anche qui tutto torna perché l’unica trasgressione che in Italia non si accetta mai è quella di chi reclama i propri diritti.

14 Gennaio 2012

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