L’eterno conflitto tra regole e convenienza

18122011107.jpgDurante il recente incontro di calcio Juve-Novara sono stato testimone di un curioso episodio. Negli ultimi minuti dell’incontro il pallone, come spesso accade, è uscito dal campo nel settore di Tribuna Est, finendo nei pressi di una signora seduta in prima fila. La signora raccoglieva il pallone ma, tra lo sconcerto generale, anziché rilanciarlo in campo, se lo infilava in borsa e si rimetteva comoda sul seggiolino, fingendo indifferenza come nella speranza che nessuno l’avesse vista. Dovete sapere che da qualche tempo la Juventus ha delle politiche molto severe in termini di gestione dei palloni, questo perché in passato ci si è accorti che si spendeva un capitale in palloni e talvolta si rischiava di non averne a sufficienza per completare regolarmente l’incontro; conseguentemente gli steward hanno mandato di esigere la restituzione del pallone, quando gli spettatori non lo facciano spontaneamente. Non erano passati quindi che pochi secondi da quando la signora si era messa in saccoccia il pallone che un paio di steward si avvicinavano alla signora reclamando la sfera, ricevendo però un netto rifiuto. Nel frattempo un signore seduto vicino a lei iniziava ad infervorarsi, scagliandosi contro gli steward ed indicando ripetutamente la curva, come a sottolineare che quando il pallone andava fuori nel settore dei tifosi più accesi, nessuno di sognava di richiederne la restituzione. Si formava un conciliabolo di steward che discutevano quale strategia adottare per come andare all’attacco della riottosa signora, finché non arrivava, immancabile in questi casi, un tizio con l’aria del grande capo il quale si metteva a parlamentare con la signora e con il suo compare. Sembrava quasi averli convinti quando caso voleva che il pallone andasse a finire proprio nella curva che l’infervorato signore aveva prima indicato e ovviamente il ragazzotto che veniva raggiunto dalla sfera se la metteva da parte senza che nessuno venisse a reclamarla. A quel punto il tizio si lanciava di nuovo contro gli steward e contro l’iniquità del mondo, che consente agli uni e non agli altri di tornarsene a casa con un pallone che pochi secondi prima è stato tenuto in mano dal Gigi nazionale. Alla fine il pallone veniva restituito ma le discussioni andavano avanti ben oltre il termine della partita.
18122011108.jpgE’ un episodio stupido e irrilevante ma, proprio per la banalità dell’oggetto del contendere, dà la dimensione di quanto esasperante sia per chi vive nella nostra società, l’eterno conflitto che ognuno di noi, chi più chi meno, vive tra la consapevolezza dell’importanza di stare nel recinto delle regole comuni, e la constatazione che molti dal recinto stanno fuori e se ne giovano. E’ in fondo la stessa scena che ognuno di noi osserva nel suo quotidiano in molte circostanze: quando il tizio che fuma dove è vietato si scaglia contro chi gli chiede di spegnere la sigaretta al grido di: “Ma qui fumano tutti“, o quando il tizio che aveva parcheggiato l’auto in doppia fila si scaglia contro il vigile che gli fa la multa al grido di “Ma qui la parcheggiano tutti in doppia fila!“. Come molti anch’io sono cresciuto imbevuto da una cultura civile che mi porta ad essere istintivamente infastidito da chi si mette in pallone in saccoccia con l’alibi che “lo fanno anche quelli la”. Ogni società ha un certo grado di illegalità, di violazione delle regole e l’alibi in oggetto potrebbe essere a buon diritto usato in qualunque contesto sociale. Quando però le sacche di illegalità non sfuggono al controllo per svista o per la fisiologica larghezza delle maglie della rete di controlli, ma sfuggono per una studiata e metodica applicazione delle regole a diverse velocità, l’alibi di cui sopra diventa molto più fondato, si crea un modo di pensare e si crea un conflitto interiore che vive nell’animo di molti e chi ne fa le spese è il povero steward che forse anche lui si chiede perché gli viene chiesto di richiedere il pallone indietro agli uni e non agli altri e l’unica risposta che gli viene è che gli altri lo gonfierebbero di botte.
Intendiamoci: non sto con la signora che voleva fregare il pallone: ha torto marcio e a lei e a quelli come lei va tutto il mio biasimo. Ma il mio biasimo sarà vano fintanto che non ci sarà uno steward che va a chiedere il pallone anche all’ultrà della curva, così come sarà vano il biasimo verso chi fuma dove non si può fintanto che chi è deputato a farlo non glielo dice, così come sarà vano il biasimo verso chi parcheggia in doppia fila finché ci ritroveremo la volante della polizia parcheggiata in doppia fila davanti al bar.

9 Gennaio 2012

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