La volpe ed il riccio

Mi è capitato di leggere l’apologo di Temistocle sulla volpe ed il riccio che è stato ripreso da Erasmo da Rotterdam nell’”Elogio della Follia” e poi da La Fontaine.
La storia racconta di una volpe caduta in un pantano dal quale non riusciva a liberarsi, affondando sempre più nel fango. Una nube di mosche la circondò e cominciò a succhiarne il sangue. Un riccio che passava di lì venne in suo soccorso e le disse che avrebbe ucciso le mosche con i suoi aculei ma la volpe lo fermò: “Queste mosche ormai sono sazie del mio sangue. Se le uccidi ne arriveranno altre più assetate, che ruberanno alle mie vene anche le ultime gocce di sangue.”. Temistocle cercò con queste parole di placare le proteste degli ateniesi contro l’amministrazione pubblica.
Leggendo il racconto mi è venuto spontaneo paragonarlo con la storia della politica italiana degli ultimi 15 anni. Abbiamo congedato una classe politica corrotta e sclerotizzata ma che aveva condotto il paese attraverso la guerra civile, la ricostruzione, gli anni di piombo, non potendo che acquisire un profondo rispetto per le istituzioni per la difesa delle quali avevano lottato, con pochi scrupoli e con molte concessioni alla morale ma avevano lottato. A quella classe politica decapitata ai tempi di Tangentopoli si è sostituita una classe politica altrettanto corrotta e con la stessa assenza di scrupoli ma senza nessun rispetto per le istituzioni viste solo come un mezzo piuttosto vetusto e spesso incomprensibile per il perseguimento del potere.
Non giungo a rimpiangere l’entusiasmo con cui salutai quel ricambio ma mai allora avrei pensato che gli eventi mi avrebbero portato a queste considerazioni.

30 Luglio 2008

Un solo commento. a 'La volpe ed il riccio'

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  1. Giuseppebrau afferma:

    La favola è furbetta, e non mi piace tanto. Io penso, invece, che con mani pulite non abbiamo abbattuto l’albero, bensi abbiamo tagliato alcuni rami che all’albero succhiavano troppa linfa.

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