Il sesso di Angela

merkel.jpg Il gioco di parole contenuto nel titolo non vi illuda che si tratti di un ritorno di fiamma dell’antiberlusconismo, questa volta per discutere le valutazioni estetiche dell’ex-Premier. Vorrei invece esternare il mio disagio per il dibattito che impazza sulla Germania, sullo suo strapotere in Europa, sul rifiuto degli Eurobond, sulla revisione dei trattati, sul veto britannico e altre amenità che si sprecano, tutto questo mentre un continente sta inarrestabilmente scivolando verso il baratro, così come la leggenda narra che i teologi bizantini discorressero del sesso degli angeli, mentre i turchi assediavano la città.
Ho l’impressione che non ci sia uno, ma nemmeno uno, dei mille temi relativi alla crisi che si succedono in questi giorni, che abbia senso affrontare prima di un altro, fondamentale. C’è nella testa di qualcuno (e se sì di quanti) un progetto concreto e a breve termini di un Unione Europea con una struttura politica federale, autonoma rispetto agli Stati Nazionali e con poteri coercitivi sui medesimi in termini di politiche fiscali e non solo? La domanda si impone, perché ho sempre più l’impressione che se questo progetto non c’è, rischiamo di ricadere su noi stessi. Non sarà continuando a trovare soluzioni di ripiego che nascondano l’assenza di un vero progetto di unione politica che eviteremo il disastro finale che sarebbe rappresentato dalla prospettiva di tornare indietro a logiche di chiusura nazionale.
Oggi in Germania c’è qualcuno che pensa di creare una sorta di Padania europea, una mini Europa dei paesi virtuosi che realizzi una “secessione europea”, nella convinzione che i bilanci dei virtuosi se ne gioverebbero. Ora, io mi guardo un po’ attorno e scopro che io e la mia compagna abbiamo due auto tedesche, su una delle quali è montata un’autoradio tedesca, in casa abbiamo un televisore, un videoregistratore, un lettore di MP3, un rasoio, un tagliabasetta e uno stereo olandesi, due telefonini finlandesi. Se l’Italia non fosse nell’Unione Europea (o in un’altra Unione Europea) probabilmente tutto ciò avrebbe altra provenienza, forse l’estremo oriente. E allora siamo proprio sicuri che convenga ai paesi dell’Europa “virtuosa” mandare a gambe levate il mercato europeo? In Italia c’è chi un po’ pensa che abbiano ragione e paragona le istanze tedesche con quelle padane, eppure c’è anche chi nel passato si è preoccupato di chiedersi se la secessione che la Lega torna in questo periodo a chiedere convenga davvero al Nord Italia e si è dato una risposta negativa.
Nel frattempo i governi europei, con l’immancabile eccezione del Regno Unito, hanno deciso di rivedere i trattati introducendo meccanismi che garantiscano un maggior rigore nel rispetto del patto di stabilità. Sicuramente è meglio che niente, ma siamo sicuri che questo cambi in modo sostanziale le cose? Siamo sicuri che gli investitori si fideranno di un’economia regolata da un trattato tra stati sovrani che possono bellamente fregarsene del patto di stabilità, come in passato, senza un potere superiore che abbia reali capacità coercitive? Personalmente non intravedo motivi per escludere che, con queste premesse, non possa verificarsi un nuovo caso Grecia e che un eventuale nuovo caso Grecia non si risolva di nuovo in un lungo stillicidio di rimbalzi e tempeste finanziarie.
Proprio il Regno Unito ci dà la dimensione della difficoltà di rinunciare a secoli di storia nazionale nel nome dell’interesse comune: dall’introduzione dell’Euro la Sterlina ha perso un terzo del suo valore rispetto alla valuta europea (da un cambio intorno all’1,6 del 2002 all’attuale 1,1 nonostante la tempesta finanziaria) e forse non è un caso se il Regno Unito è il paese dell’Unione Europea in cui il carburante è complessivamente più caro (il primo per il diesel, il secondo per la benzina), eppure l’idea di entrare nell’economia dell’Euro non sfiora neppure i britannici e gli ultimi inciampi li hanno rafforzati in questa convinzione, anziché convincerli della necessità di contribuire a rafforzare l’impianto europeo. In un momento tetro come questo suona quasi rassicurante il fatto che finalmente il Regno Unito, ostacolo immancabile di ogni trattativa europeista, si defili e marci verso un suo destino di isoletta dispersa nel Mare del Nord. E’ chiaro però che dover fare a meno del Regno Unito sia un duro colpo per il posizionamento dell’Europa nello scacchiere futuro.
Revisione dei trattati a parte, anche le altre proposte di cui si parla in questi giorni sembrano appartenere alla categoria dei pannicelli. Un esempio è quello degli Eurobond. Avrebbe senso che la BCE emettesse dei titoli di Stato quando in Europa un vero Stato non c’è? Quale risparmiatore può sentirsi garantito da un’Unione tra Stati la cui funzione è oggi solo quella di erogare sussidi? Un altro esempio è quello di introdurre un Ministro delle Finanze europeo. Avrebbe senso che si introduca una simile figura senza alcuna leva fiscale o potere di redistribuzione in mano? Farebbe forse la fine del Ministro degli Esteri europeo, il fantomatico Mister PESC, che nella persona di Mrs Ashley ha mostrato in questi anni la sua totale irrilevanza.
L’impressione è che ci giriamo attorno senza citarlo come in una circonlocuzione fatta apposta per non toccare mai un tabù, ma il tasto che non vogliamo premere è l’unico che può dare respiro e stabilità all’Europa, quello dell’unione politica, quello della creazione di un vero Stato europeo. Il prossimo anno avremo le elezioni presidenziali in Francia e nel 2013 ci saranno le elezioni politiche in Italia e Germania. Se le coalizioni conservatrici al potere in questi paesi hanno determinato lo stallo attuale, non sarebbe male che le coalizioni progressiste cominciassero a riparlare concretamente di unione politica in Europa. Siamo già in abbondante ritardo.

14 Dicembre 2011

2 commenti a 'Il sesso di Angela'

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  1. Lina afferma:

    La pensiamo allo stesso modo. Finchè tutti i capi di Stato europei non si riuniscono e decidano, con voto di maggioranza, (come in un qualsiasi Parlamento) di scrivere nuove regole e nuovi piani strategici, di creare finalmente una VERA Unione Europea o magari chiamarla ‘Stati uniti d’Europa’, con leggi europee che tutti gli Stati devono osservare altrimenti dovranno risponderne al tribunale europeo. Ovviamente mantenendo una relativa autonomia ai vari Stati. Finchè non si creerà una vera Unione con un vero Parlamento europeo, con una vera Costituzione, non andremo da nessuna parte, saremo solo degli Stati Europei allo sbando.

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