Salvati dalla burocrazia

palazzo_mole.jpgDopo lunghe discussioni e ricorsi è finalmente naufragato forse definitivamente il progetto di costruzione di un palazzo di sette piani in Via Riberi proprio a fianco della Mole Antonelliana. E’ stato determinante il parere contrario della Sovrintendendenza ai monumenti che nel Luglio scorso ha formulato parere contrario dopo avere in realtà dato nel passato il suo assenso. Il Comune ha pensato bene di far ricorso al TAR perché alla stupidità non c’è limite, ma pare che comunque vada il palazzo non si farà più.
Non sono tra quanti si oppongono a qualunque cosa che cambi il panorama della mia città. Saluto con soddisfazione la costruzione di nuove costruzioni, a patto che abbiano un valore estetico e architettonico e non sovvertano il patrimonio artistico e gli scorci più suggestivi. Una città non è un museo e i cambiamenti fanno parte della vita di una città. Sono stato il primo nel passato a trovare francamente incomprensibili le levate di scudi e le raccolte di firme contro il grattacielo del San Paolo o quello della Regione. L’idea però di mettere un palazzo di sette piani a fianco della Mole, il più caratteristico dei monumenti cittadini, è una di quelle zappate sui piedi che una città che ha scoperto una vocazione turistica, insospettabile fino a pochi anni fa, non può davvero pensare di darsi. Chi giri per le vie attorno alla Mole noterà la frequenza con cui si vedono i turisti scattare foto agli scorci del monumento antonelliano. Metterci un palazzo davanti avrebbe avuto tutte le caratteristiche del suicidio di massa.
Può essere anche un po’ sconsolante constatare che a fermare questa follìa non siano stati i rappresentanti dei cittadini, né il Sindaco, anche lui scelto dalla cittadinanza, ma un oscuro ente che siamo soliti definire burocratico. Tuttavia questo potrebbe anche essere utile per indurci a riflettere sul fatto che determinati passi di controllo dell’operato della Pubblica Amministrazione forse dilazionano i tempi, ma a volte sono un toccasana per salvarci dai disastri che spesso i nostri rappresentanti non solo non sanno evitare ma addirittura propiziano. La rivolta iconoclasta che va in scena in questi anni contro la bulimia della Pubblica Amministrazione non ci deve far perdere di vista l’utilità di una struttura di controllo che un paese, che vuole definirsi civile, deve essere in grado di far funzionare in modo efficiente, o almeno abbastanza efficiente da potersela permettere.

24 Gennaio 2012

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