Di nuovo in piazza? Chissà perché…

cairo_protests_november202011.jpgSarò strano io ma ho l’impressione che quando per giorni senti ogni notiziario proporre tra le sue prime notizie le nuove manifestazioni in Egitto contro il governo e i militari, non sia così innaturale chiedersi: “Ma perché diamine protestano?”. Mi pare una curiosità minimale la cui soddisfazione può esser desiderata anche dal meno acuto dei fruitori del circuito dell’informazione. Ed invece praticamente nulla: il massimo dell’approfondimento che si riesce ad ottenere sono generici riferimenti alle paure diffuse che l’esercito voglia addomesticare il processo democratico mettendo lo Stato egiziano sotto tutela militare, senza spiegare che base hanno queste paure. Non parlo solo dei vari telegiornali di ampio ascolto, ma anche della stampa online altrettanto generica sulla questione. Ci si potrebbe avventurare in dietrologie facenti riferimento al desiderio di normalizzazione ed alla tendenza quindi a trasmettere l’immagine della rivolta come fine a sé stessa, ma non ho l’impressione che ci sia una manipolazione dietro questo fenomeno ma solo tanta superficialità. Mi pare che semplicemente siamo ormai talmente abituati ad un’informazione a costi ridotti, dalla rapida capacità di reazione e quindi necessariamente superficiale, che l’approfondimento è diventato per molti un elemento di costo e di lentezza, in definitiva superfluo.
Alla fine, cercando laboriosamente su Google, sono riuscito a trovare una spiegazione ampia e chiara di quale sia l’oggetto del contendere. Si tratta di un documento, pubblicato ai primi del mese corrente, con il quale l’esercito intendeva imporre una serie di linee guida al il processo costituente, linee guida che lascerebbero all’esercito un potere quasi assoluto, facendo del futuro impianto statuale sostanzialmente un fantoccio. Non stupisce che qualcuno si sia allarmato, non stupisce che molti siano tornati in piazza e che per taluni la democrazia egiziana rischi di morire in fasce; stupisce semmai che quello che ha spinto centinaia di migliaia di egiziani a tornare in piazza sia così difficile da spiegare agli italiani, al punto da rinunciare subito all’idea. Non dico che siamo delle cime ma nemmeno così stupidi come ci dipingono.

23 Novembre 2011

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