Contropopulismi

Si è soliti dire che in periodi come questi, nei quali la stima nei confronti della politica cala paurosamente, i populismi vivono momenti di gloria. Non sono però sicuro che si sia tutti d’accordo su cos’è il populismo (anche wikipedia sembra molto confusa sul tema). Ho l’impressione che questo avvenga perché in fondo riconduciamo istintivamente qualunque atteggiamento da parte di chi ha potere che cerchi di parlare alla pancia e non alla testa dei cittadini al populismo, indipendentemente da come il contenuto espresso si collochi in termini di categorie di destra e sinistra o di progressismo e conservatorismo. Di solito pensiamo al populismo come qualcosa riconducibile ad una visione conservatrice perché in genere i populisti parlano alla paure della gente, e la paura è spesso ciò che ci induce ad essere conservatore, ma ci sono anche altre emozioni diverse che si possono solleticare.
zeman2.jpgHo fatto questa noiosa prolusione per commentare quello che ho letto su Liberazione di questa mattina che ha pubblicato un elenco di ministri tecnici che il giornale avrebbe proposto. Si va dal sindacalista delle Ferrovie Dante De Angelis ai trasporti, alla NOTAV Nicoletta Dosio ai Lavori Pubblici, a Gino Strada alla Sanità fino al culmine di Zdenek Zeman allo Sport. Mi si dirà che la proposta è provocatoria ma ho l’impressione che rifletta un modo di vedere le cose non particolarmente inconsueto nella sinistra radicale e che a me suona molto populista. Populista nel senso di sopra, laddove quindi l’emozione a cui si parla non è in questo caso la paura, ma la simpatia, la stima, magari la rabbia per come certi personaggi come il De Angelis sono stati trattati ma sempre emozioni sono. La ragione ci dice invece che val la pena mettere a capo di un Ministero chi sia in grado di dirigerne uno e, con tutto il rispetto, non ho elementi per dire che coloro i quali ho citato prima ne siano in grado. Non sono entusiasta della squadra di Monti né sono contento di scoprire che Monti considera un lavoro ben fatto la rottamazione dell’Università che la Gelmini ha compiuto, ma le capacità per svolgere un’attività governativa devono essere un prerequisito per occupare una carica simile.
Non troppo dissimili sono altre uscite lette ultimamente sulla stampa di area. Una per tutte il pezzo di Rossana Rossanda (candidata da Liberazione Ministro degli Interni) sul referendum greco morto in fasce. Come i più sapranno l’ormai ex-capo di Governo greco Papandreu aveva avanzato l’ipotesi un referendum per l’accordo di stabilità con l’Europa. Di fronte alla reazione terrorizzata dei mercati ha poi ritirato la sua proposta finendo per dimettersi lasciando spazio, anche lì, ad un governo di unità nazionale. La Rossanda si scagliava nel suo pezzo contro questo presunto esprorio del diritto del popolo di pronunciarsi in merito, con parole che, per inciso, ricordano molto quelle che oggi i leghisti pronunciano per condannare l’insediamento di un governo che non è stato votato dagli elettori. E di nuovo qui si parla alla pancia, perché anche la mia in fondo dice che è giusto, che se si devono fare dei sacrifici è giusto che i cittadini li approvino, mettano il loro sì. A questo punto però ci deve venire in soccorso una riflessione razionale su cos’è la democrazia o cosa non è. La democrazia non è un sistema attraverso il quale la maggioranza (assoluto o relativa che sia) dei cittadini di un paese governa, ma è un sistema attraverso il quale la maggioranza dei cittadini sceglie chi lo governerà. Questo non per sfiducia nei cittadini ma perché il governo di un’organizzazione anche se meno complessa di uno Stato nazionale richiede una velocità di decisione e una coerenza di strategia che una massa di milioni di persone difficilmente riesce a darsi. Peraltro anche dire che i cittadini scelgono chi li governa è improprio perché in realtà si può dire che esprimono una loro preferenza che, in base a quanto previsto dalla Costituzione e dalla legislazione, concorre alla scelta di chi governerà. Anche questo non per sfiducia nei meccanismi democratici, ma per creare opportuni contrappesi a chi ottenga la preferenza del voto popolare che evitino di concetrare troppo potere in chi governa. Non si può quindi ridurre la democrazia allo scheletro al principio della sovranità popolare, ma ricordare che si tratta di un sistema complesso di poteri e contropoteri tra di loro teoricamente in equilibrio, che riceve legittimità dalla sovranità popolare per affrontare i problemi che è chiamato a risolvere. Chi incarichiamo del governo del nostro paese non può poi tornare da noi a chiedere un parere ogni volta che c’è una decisione difficile o impopolare da prendere. Io pago un amministratore di condominio anche perché prenda delle decisioni e mi aspetto che quando il palazzo va a fuoco chiami i pompieri e non una riunione di condominio per decidere se chiamare i pompieri. Il referendum è uno strumento fondamentale di controllo ma non può essere invocato dalla classe di governo come declino delle proprie responsabilità. Papandreu l’ha proposto col tono pilatesco di chi invita i cittadini greci a prendersi loro la responsabilità di mandare in fallimento il paese. La realtà è che i cittadini greci hanno legittimato Papandreu ad operare alle scorse elezioni ed avranno modo di giudicarne l’operato alle prossime. L’aver ritirato il referendum non è quindi una spoliazione di un diritto del “popolo” ma il risultato di un richiamo alle responsabilità che il governo in carica deve assumersi.
In definitiva ho l’impressione che ci sia nella sinistra radicale chi cominci a dimostrare insofferenza per una visione intellettuale e razionalistica fredda e compassata e abbia nostalgia di una politica che parli all’emotività, che rispolveri il lessico che ruota attorno al sostantivo “popolo”, che salga sulle barricate. E’ una posizione che probabilmente garantirà a chi l’assume un po’ di facili consensi, magari portandone via qualcuno a Lega e Movimento Cinque Stelle. Tutto bene, purché non accada poi che chi sbandiera questo neopopulismo di sinistra si ritrovi di nuovo un giorno parte della maggioranza di governo. Altri Turigliatto non li sopporterei.

21 Novembre 2011

4 commenti a 'Contropopulismi'

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  1. Margherita afferma:

    Sul tema consiglio un bel libro di Flores D’Arcais: ‘Macerie. Ascesa e declino di un regime’. Si tratta di una raccolta di saggi apparsi su MicroMega. Il sottotitolo è emblematico: 1986-2011: il populismo italiano da Craxi a Berlusconi passando per D’Alema. Ottimo testo, peccato, a mio avviso, per la soluzione proposta, che appare un po’ scontata: i movimenti della società civile. Purtroppo concordo con l’autore di questo blog sul neopopulismo di una certa parte della sinistra: lo slogan del 99% contro l’1% piace a tutti, ma siamo così sicuri che sotto sotto l’obiettivo di questi neopopulisti non sia quello di vestire i panni dell’1%? Turigliatto docet e, aggiungo, i rivoluzionari al governo, dalla Rivoluzione Francese in giù, non hanno mai rappresentato un’alternativa felice. Sul governo Monti, stiamo a vedere. Certo la partenza con Passera, bravissimo in Intesa Sanpaolo, ma pessimo nel suo passato meno prossimo (si veda la sua opera in Olivetti), non fa ben sperare, almeno per quanto concerne l’assenza di conflitti d’interesse.

  2. Coloregrano afferma:

    Margherita, grazie intanto per la segnalazione. Per quanto riguarda il governo Monti condivido le tue perplessità su Passera. Del resto in un paese come il nostro dove politica e finanza vanno spesso a braccetto, non è strano che non solo nella politica ma anche nella finanza i leader non siano sempre dei personaggi d’eccellenza. Tuttavia ho l’impressione che quantomeno la compagine di Monti abbia due vantaggi: uno pragmatico ed uno storico. Il primo è l’essere un governo che governa, cosa che da almeno un paio d’anni in Italia non si vedeva e che soprattutto negli attuali chiari di luna è fondamentale. Il secondo è di dare un po’ più di tempo al quadro politico di ridefinirsi prima delle prossime elezioni, nella speranza che si formi una contrapposizione finalmente sana tra una coalizione conservatrice che si depuri finalmente dalle scorie del berlusconleghismo e una coalizione progressista che faccia chiarezza sul proprio programma e sui propri leader. Mi rendo conto che c’è un po’ di utopismo in questa speranza ma almeno ci possiamo provare…

  3. Margherita afferma:

    Coloregrano, condivido la tua speranza, anche se un po’ mi fa paura l’idea di ‘ricadere’ in un berlusconismo identico a prima anche se mutato nelle apparenze; con questo non mi riferisco al governo Monti ma all’ipotesi (possibile?) di una liberazione della coalizione conservatrice dalle scorie del berlusconleghismo. Ti ricordi il Gattopardo? Tutto deve cambiare per rimanere uguale. Temo che le scorie di questi anni di malgoverno e di modelli culturali sbagliati ci metteranno molto a scomparire. Alessandra Mussolini ha ‘irriso’ Monti perché si presenta ai meeting con la moglie, che indossa il cappotto rosso; erano forse preferibili le ‘donnine’ di Berlusconi?

  4. Coloregrano afferma:

    Margherita, permettimi di abusare del detto “Natura non facit saltus” per manifestarti il fatto che il tuo timore è anche il mio. Il berlusconismo è molto radicato nella società italiana e non sarà solo la caduta del leader a cambiare gli italiani. Ci sono però dei momenti nel quale l’orologio della storia corre un po’ più veloce ed altri in cui rallenta e questo spesso per singoli eventi, o per l’azione di singoli individui. Se nel ‘94 Berlusconi avesse deciso di dedicarsi ad altro che alla politica, quell’orologio avrebbe corso forse un po’ più rapidamente e oggi forse saremmo un paese diverso. Io mi auguro che oggi l’orologio possa tornare ad accelerare nel suo cammino, che sarà comunque lento e accidentato.

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