Il pericolo in sosta

Una quindicina di anni fa, quando abitavo a Milano, mi capitò un buffo episodio. Stavo andando a prendere la mia macchina parcheggiata in Viale Lorenteggio, all’intersezione con Piazza Frattini. Proprio in corrispondenza dell’imbocco del viale e quindi in posizione piuttosto pericolosa c’era, come spesso accadeva in quel punto per la presenza di alcuni negozi, una macchina parcheggiata in doppia fila. Passando a fianco alla macchina feci segno al conducente che stavo andando via e che avrebbe quindi potuto fruire del mio posto. Il tizio mi fece spallucce e io, credendo non avesse capito, esplicitai meglio il mio gesto. Lui mi guardò stupito e mi spiegò che, siccome aspettava la sua ragazza che era andata a fare una commissione, “non gli serviva parcheggiare”. La cosa mi chiarì che per molti parcheggiare in mezzo alla carreggiata ostacolando il passaggio delle auto, e spesso mettendone a repentaglio la sicurezza, altro non è che un modo più rapido di parcheggiare, risparmiandosi il tempo perso in lunghe e complicate manovre. E’ quindi solo di rado l’assenza di posteggi regolari a provocare i parcheggi selvaggi, semmai ben più sovente lo è la comodità.
Questo episodio mi è tornato alla mente quando ho appreso della dinamica dell’incidente occorso qualche giorno fa a Milano, nel quale un ragazzo che viaggiava in bici è morto travolto da un tram. La vittima stava procedendo sulla sua bicicletta in Via Solari, a quanto pare famigerata per la presenza costante di auto parcheggiate in modo selvaggio. La guidatrice di una di queste, che aveva appena fermato la macchina in mezzo alla carreggiata, avrebbe aperto improvvisamente la portiera obbligando il ciclista ad una sterzata che lo faceva cadere proprio sulle rotaie sulle quali stava sopraggiungendo il tram. L’episodio mi ha ricordato anche di una statistica ISTAT sulle cause di incidente d’auto da cui risultava che il numero di incidenti dovuti ad auto parcheggiate in sosta irregolare sia del tutto paragonabile al numero di incidenti causati da stato di ebbrezza del conducente. E’ quindi curioso che chi si mette al volante in stato di ebbrezza sia considerato in Italia un criminale, mentre chi parcheggia in divieto sia considerato una vittima dell’inefficienza della pubblica amministrazione nel predisporre i necessari parcheggi. Questa visione distorta autorizza poi i cittadini a sentirsi dei paladini della libertà nel momento in cui battagliano contro i vigili che vanno in giro a fare le multe o contro i Comuni che ne esigono il pagamento. Proprio in Via Solari sorse tempo addietro una rivolta di popolo contro le multe, ma di rivolte di popolo contro le multe abbiamo una discreta esperienza anche da noi a Torino.
parcheggio-selvaggio.jpgIn ambito di multe a Torino, come d’altra parte anche a Milano, da qualche mese c’è una grossa novità: lo Street Control. Si tratta di un occhio elettronico che riprende le targhe delle auto in divieto e che consente ai vigili di redigere con calma poi i verbali corrispondenti alle infrazioni rilevate. E’ così aumentato il numero di multe ma conseguentemente è anche aumentato il numero di persone irritate e non ci siamo fatti mancare pure il solito politico populista, pronto a raccoglierne i bassi istinti durante la scorsa campagna elettorale per le elezioni comunali. Rimane storico del resto il battibecco a mezzo stampa tra il politico torinese Agostino Ghiglia ed un impiegato della Polizia Municipale, reo di aver difeso l’operato dei suoi colleghi che si appostavano per multare le auto che svoltavano a sinistra dove era vietato.
Anche qui, in definitiva, come d’altronde in altri ambiti, le colpe sono condivise: da un lato la società civile nel suo complesso esprime un insufficiente livello di biasimo sociale per i posteggiatori selvaggi, dimenticando di quale danno provocano, dall’altro la politica non manca di strizzare l’occhio ai multati rendendo più arduo il compito di prevenzione. Questo concorso di colpa produce l’effetto deleterio di rendere le nostre strade meno scorrevoli e soprattutto meno sicure. C’è certamente anche un deficit di programmazione dello spazio nelle nostre città, nelle quali ci sono interi quartieri senza nemmeno un parcheggio interno ma, in attesa che si rimedi a ciò, non possiamo pensare di trasformare quei quartieri in autoscontro.

13 Novembre 2011

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