Segnali incoraggianti

Apprendendo Sabato alla radio di quanto accaduto a Roma, la mia prima reazione è stata di sgomento. Ecco - ho pensato - la solita stampella anarchico-insurrezionalista al potere traballante, ecco che, come sempre, al richiamo di un governo in crollo di consenso arriva il puntello dello scontro di piazza, della violenza, del “Dopo di noi il caos”, ecco Larussa e i suoi scagnozzi riemergere sorridenti. Non avrei sinceramente saputo cosa aggiungere a quanto scritto a Dicembre dell’anno scorso o a Settembre di questo.IMG_0162
Però questa volta forse c’è stata una novità, questa volta gli organizzatori non hanno ceduto alle lusinghe delle dichiarazioni bellicose, questa volta i violenti non sono stati parte della manifestazione ma sono stati protagonisti di un attacco alla manifestazione. Questa volta, anche a causa di quanto sopra, l’intervento di violenti non si è configurato come una scintilla che ha fatto degenerare la situazione; è stato piuttosto una sorta di attacco squadristico a chi voleva la manifestazione, che ha impedito lo svolgimento della medesima e non a caso ci sono stati molti feriti tra i manifestanti, vittime non di una reazione sproporzionata della polizia, ma dei colpi delle squadracce violente. Sarà forse un segno del fatto che oggi in Italia finalmente la rivolta in Italia sta diventando ribellione civile e consapevole e sempre meno emotiva e populista? Sarà forse un segno del fatto che quei gruppuscoli, da sempre consapevolmente o inconsapevolmente funzionali al sistema, stanno finalmente per essere isolati e combattuti nella consapevolezza che sono un danno per il paese quanto lo è Larussa? Sarà forse un segno che il nostro paese è sempre meno popolato da masse che quando si incazzano si armano di forcone e danno l’assalto ai forni, per poi tornarsene, finita la sbornia, buoni buoni a casa propria, e sta invece diventando un paese nel quale un’opinione pubblica matura e consapevole è pronta a collaborare alla costruzione di una società più equa e più moderna?
Ci sono certamente versioni diverse dei fatti di Roma e non sapremo mai come sono andate davvero le cose, ma in certi casi le parole sono pietre e dissociarsi, almeno a parole, è qualcosa di davvero fondamentale per consegnare alla storia quello di Sabato come un giorno di rivolta anche contro la logica della violenza cieca e dello sfogo belluino. Aver capito e fatto capire che le vittime di Sabato non sono stati gli obiettivi della protesta, ma sono stati cittadini come noi che si sono visti auto, motorini, case, sfasciate e deturpate, è stato già un grosso passo avanti.
99 per centoSul web impazza il tamtam della denuncia e della condanna di quanti hanno compiuto le violenze. Io credo che questo rappresenti un momento di grande unione civile con una forte simbologia, simile a quella che rivestì la reazione popolare dei londinesi ai “riots”di Agosto. E’ un momento nel quale possiamo riprenderci il nostro paese, dire a tutti che l’Italia è nostra, che l’Italia è un paese meraviglioso che non consentiremo venga distrutto né dalla P4 né dagli anarchico-insurrezionalisti (o chi per loro), che le auto bruciate sono anche le nostre auto, che le vetrine spaccate sono anche le nostre vetrine, che la vergogna e l’indignazione che proviamo per essere rappresentanti da chi ci governa è la stessa che proviamo per chi manifesta in quel modo e che ci fa essere l’unico paese al mondo in cui la  manifestazione di Sabato è finita nelle fiamme.

17 Ottobre 2011

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