Vita da stadio

Da quando l’8 Settembre scorso è stato inaugurato il nuovo Stadio della Juve (ma un giorno avrà un nome?) vi ho passato già un certo numero di serate, abbastanza per farne un bilancio, un po’ meno emozionale di altri.
21092011090.jpgIl primo punto è, contrariamente ai miei propositi, emozionale o almeno estetico: lo stadio offre una visuale che migliore non si potrebbe immaginare, la vicinanza è davvero quella minima che è umanamente immaginabile, tanto da leggere dalla 27esima fila il nome sulla schiena dei calciatori (quelli più vicini naturalmente). Non bastasse la novità (per il pubblico torinese) della vicinanza c’è soprattutto quella dell’assenza di barriere, nè verso la tribuna né verso le curve. Scrivo le curve ma in realtà la curva (nell’accezione più recente del termine) è unica, quella cosiddetta Sud (cosiddetta perché per me la curva dello stadio della Juve non può che richiamarsi al nome di Gaetano Scirea), l’altra è una tribuna laterale in cui il pubblico assiste seduto all’incontro. Non so quanto la maturità del pubblico biancoenero resisterà alle tensioni crescenti del Campionato ma per ora, dopo tre gare, compresa quella con il Milan, non si è andati oltre ad un tentativo di scappellotto a Di Vaio (giocatore del Bologna) andato a vuoto ma costato un DASPO al tizio che ci ha provato. Se davvero ce la faremo a imporre un nuovo modello di civiltà negli stadi italiani otterremo una delle più belle vittorie della storia della Juventus.
cartello-stadio.JPG La parte meno esaltante è quella dell’accesso allo stadio, almeno al settore Est che ho frequentato in queste prime uscite. La zona antistante agli spalti non ha alcun allestimento e l’eleganza promessa al momento pare latitare, non so se questo è il motivo per il quale la Tribuna Est costa molto di meno della Ovest a parità di visuale: se è così, pazienza… Ma se l’eleganza può essere un optional l’organizzazione no, e se è vero che tutta la tribuna Est fa riferimento a due soli ingressi (il C e il D), non è accettabile che ci siano la miseria di 6 tornelli e quattro varchi per il controllo dei documenti in ognuno dei due. Il risultato è la solita coda chilometrica per entrare, che è una delle classiche cose che scoraggia i frequentatori da stadio occasionali. Altri particolari come la cartellonistica non vanno trascurati: all’angolo tra Strada Druento e Strada di Altessano c’è un cartello a doppia faccia che indica la direzione da prendere per raggiungere i diversi ingressi. Purtroppo chi ha montato i cartelli ha evidentemente invertito le facce con il risultato di fornire su entrambe le facce un’informazione errata (con riferimento alla foto, vi assicuro che il settore C è a destra e quello D a sinistra).
Un’altra questione piuttosto complessa è quella dei parcheggi: i 4000 parcheggi antistanti allo stadio si riempiono in un battibaleno e, per chi arriva dopo, resta soltanto la ricerca di un parcheggio esterno. Da questo punto di vista è curioso il fatto che il Comune di Venaria abbia disposto ovunque parcheggi in cui si prevede una sosta a pagamento alla tariffa di 5 Euro complessivi. Peccato che, secondo quanto comunicato dalla società che gestisce i parcheggi, i tagliandi siano venduti sul posto dal personale addetto che però è introvabile. Il risultato è che tutti parcheggiano senza pagare, il che non guasta: auguriamoci solo che non venga in mente a qualcuno poi di andare in giro a fare le multe ai non paganti…
Un altro problema piuttosto evidente è quello del traffico: nonostante lo stadio sia in periferia e molto vicino alla tangenziale, nonostante siano stati anche fatti lavori di adeguamento, ogni volta che ci sono stato l’afflusso e il deflusso sono stati una pena. Paradossalmente l’Olimpico, trovandosi in città, è più efficiente, perché, offrendo svariate possibilità permette un deflusso più rapido, invece una posizione periferica offre solo tre o quattro arterie dove si creano incolonnamenti epici.
C’è infine il problema, legato più alla legislazione maroniana che allo stadio, delle restrizioni all’acquisto di biglietti. Da quest’anno infatti l’abbonamento è caricato sulla tessera del tifoso. Ciò fa sì, per una restrizione, credo, imposta da Lottomatica, che se ho un impegno e non posso andare alla partita posso passare il mio abbonamento solo a chi è, a sua volta, munito di Tessera del Tifoso (e badi bene del Tifoso della Juve non di altre squadre). Tenuto conto che per ottenere una tessera del tifoso valida è necessario un tempo di parecchie settimane ciò esclude coloro che non siano già affezionati frequentatori di stadio. Passare l’abbonamento a qualcun altro è sempre stato un ottimo modo per coinvolgere chi non ha ancora il trasporto sufficiente per comprarsi un biglietto di suo (io ho iniziato molti lustri orsono proprio così); impedire questa possibilità non va certamente nella direzione di riportare le persone allo stadio.
Detto in sintesi, se la sfida del Nuovo Stadio è riinstillare nel popolo del tifo il piacere di andare allo stadio, non basta lo Stadio in sé, le stelle, la visuale, il pathos; servono quelle piccole facilitazioni a cui l’homo sapiens del terzo millennio è troppo abituato per poterne fare a meno quando va allo stadio. Se la Juve riuscirà a trovare la capacità organizzativa e commerciale per renderle disponibili, la sfida dello Stadio sarà vinta.

16 Ottobre 2011

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