Siamo tutti Corte d’Appello

E’ espressione comune quando si parla della Nazionale di calcio dire che “Siamo tutti Commissari Tecnici”. Questo perché quando gioca la Nazionale anche i meno appassionati di calcio, anche quelli che vedono una partita ogni tanto, si ergono a superesperti e contestano o incoraggiano le scelte del selezionatore del momento. Credo sia qualcosa di simile ad un gioco collettivo al quale ci si sente di dover partecipare anche se non se ne conoscono bene regole e strategie. E’ un gioco nel gioco e quindi del tutto inoffensivo, se non per il povero Commissario Tecnico in carica, il quale si trova ad essere considerato un incompetente anche da chi non sa nemmeno che differenza ci sia tra una traversa e una diagonale. Il discorso è un po’ diverso quando di mezzo ci sono fatti di sangue, c’è un omicidio, una ragazza fatta a brandelli e ci sono alcuni potenziali assassini. Il gioco però è lo stesso: partecipare ad un rito collettivo mettendo in campo la proprie capacità intuitive e fare della propria risoluzione un vessillo a cui aggrapparsi fino alla fine, nella convinzione che gli imputati siano colpevoli o innocenti con lo stesso trasporto con la quale si parteggia per Cassano o per Balotelli.
amanda-knox-4-1376018_0x410.jpgIl sottoscritto come tanti ha seguito le vicende del processo di Perugia (anche perché era difficile sottrarsene in questi giorni). Ho cercato di farmi un’idea di come erano andate le cose e mi sono rapidamente reso conto che, per quante ipotesi si possano formulare sulla vicenda, per poter essere certi della colpevolezza o dell’innocenza degli imputati è necessario avere un quadro completo del piano accusatorio e soprattutto un’idea precisa di quanto affidabili siano i rilevamenti scientifici sulla base dei quali i due ragazzi erano stati condannati in primo grado. Inutile dire che un’idea precisa in merito poteva averla solo chi abbia esaminato i reperti ed abbia le conoscenze scientifiche per valutarli. E’ quindi evidente che nessuno delle migliaia o milioni di persone, che in questi giorni hanno sentenziato la colpevolezza o l’innocenza dei due, avesse alcun elemento per farlo, eppure questo non impedisce alla folla fuori dal tribunale di dividersi tra colpevolisti e innocentisti, tra quelli che salutano con applausi o fischi gli imputati, i giudici e gli avvocati. Per una volta non facciamone una questione italiana, se a Perugia c’era il tifo da stadio non diversamente andavano le cose negli Stati Uniti, dove si cavalcava l’onda emotiva di una persecuzione verso la povera ragazza da parte di giudizi italiani inetti alla ricerca di un colpevole qualunque, e lo stesso speculare fenomeno accadeva nel Regno Unito dove invece si accusava la giustizia italiana di peloso garantismo nel voler fornire una facile scappatoia ai carnefici di Meredith.
Si renderanno mai conto costoro che stanno partecipando a nulla di più di un gioco, simile a quello che si sviluppa quando segui in compagnia un film giallo e si inizia a discutere su chi sia il colpevole? Il problema è che questo non è un gioco: c’è davvero una ragazza che è stata sgozzata, ci sono davvero due ragazzi che forse sono innocenti e si sono fatti 4 anni di galera per niente o forse sono colpevoli e stiamo mandando liberi due brutali assassini, ci sono davvero i genitori degli uni o degli altri a non darsi pace del perché i loro figli sono stati strappati loro dalla violenza assassina piuttosto che dal sistema giudiziario italiano. Quanto è aberrante giocare su simili disgrazie? Quanto è abbruttente scommettere sul dolore altrui?

4 Ottobre 2011

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