Una grande regia

Qualche volta mi chiedo se il Calcio professionistico sia davvero la rappresentazione di una sfida sportiva genuina e verace o non piuttosto una finzione scenica costruita sotto la regia di un grande burattinaio. Non alimento tanto questo dubbio nei convulsi fine campionato in cui miracolosamente squadre che dovevano salvarsi si salvano, né in occasioni di certe provvidenziali decisioni arbitrali, né in certi ancora più provvidenziali svarioni difensivi; il dubbio mi viene piuttosto allorquando la tensione di una partita è talmente ben distribuita, è sorretta fino all’ultimo con tanta maestria, da pensare che lo svilupparsi delle vicende non possa essere frutto del caso ma piuttosto di una sceneggiatura che qualcuno ha sapientemente elaborato.
Mentre ieri sera abbandonavo lo Stadio della Juve, con addosso l’entusiasmo per una serata che più emozionante e felice non poteva essere per il tifo biancoenero, questi pensieri si aggiravano nella mia testa. Eh sì perché la vicenda nel suo intreccio non poteva essere progettata meglio. Gli elementi che facevano da contorno erano una Juve reduce da due annate buie che, con tanti desideri di rivalsa ma anche con tanta paura di ricadere nei vecchi vizi, arrivava piena di interrogativi al primo incontro della stagione con una squadra importante. Fin dall’inizio dalla contesa però, oltre ogni più rosea aspettativa, si delineava una partita disputata splendidamente dalla truppa bianconera, con impegno, dedizione, eccellente disposizione tattica e grande condizione tecnico-atletica. A ricacciare i cuori gobbi nel buio del recente passato c’era però l’impressione di un’incombente malefizio che proteggesse la porta milanista da ogni tentativo dei discepoli di Conte, con un crescente angoscioso presentimento di un ineluttabile pareggio o addirittura di una beffarda sconfitta. E proprio al climax di questa tensione, quando gli ultimi minuti rendevano incombente la rabbia finale per una vittoria che pareva inarrivabile, ecco la carambola inaspettata che gonfiava la porta milanista e la liberazione finale, che esplodeva poi nel secondo gol e nella festa conclusiva.
milan-juve_2.jpgQuello che più lascia increduli della serata di ieri è la differenza atletica che si è palesata in campo. Fin dai primi minuti sul terreno di gioco si sono mosse, da una parte una squadra che macinava gioco e dall’altra una che subiva passivamente con rari moti di ribellione, e se all’inizio ciò pareva solo l’espressione di una superiore motivazione da parte di una Juve non distratta dalle sirene europee, con l’andar del tempo ci si rendeva conto che non poteva che esserci un differente livello di condizione fisica. Lo schieramento a tre centrocampisti dava alla Juve vantaggi indubbi a centrocampo, anche in considerazione della condizione strepitosa di Marchisio, della presenza illuminante di Pirlo e dell’infaticabilità di Vidal, spesso confuso e frenetico ma in grado di recuperare palloni a piene mani. Conte qualche settimana fa rispondeva a chi gli chiedeva le ragioni per il quale il cileno rimaneva costantemente in panchina che i tre avrebbero potuto giocare insieme solo a patto di essere in 12: il tecnico ci deve aver ripensato e ha fatto bene perché il trio assicurava un dominio totale sul reparto avversario. Certamente lo schieramento juventino con un solo attaccante (Vucinic) consentiva al Milan di allargare il reparto difensivo e proteggersi dagli esterni bianconeri, infatti piuttosto opachi. Tuttavia il punto di riferimento costante che Vucinic rappresentava permetteva alla Juve di penetrare centralmente con sconcertante regolarità e solo la buona sorte salvava ripetutamente Abbiati.
Nel secondo tempo c’era poi l’ingresso, decisamente positivo, di Giaccherini, il quale sottolineava ulteriormente l’involuzione di Krasic, l’anno scorso leader incontrastato, e oggi spesso scalzato nel suo ruolo dal più economico dei tanti esterni che la Juve ha in rosa. La tambureggiante offensiva del drappello di-biancoenero-vestito continuava, ma l’inutile danza davanti alla porta milanista non produceva risultati finché, quando i minuti si appressavano ormai alla fine, la sorte, fino ad allora così arcigna, abbracciava Madama ed un pallone rinviato a casaccio da Bonera incocciava la gamba filiforme di Marchisio e schizzava impazzito verso la porta rossonera. Il tripudio era condito prima dall’espulsione di Boateng e poi dal raddoppio ancora di Marchisio in cooperazione con una lieve deviazione di Matri. Era il più rasserenante e soddisfacente dei lieti fine per il popolo della Signora che, con questo successo, può cominciare davvero a credere che l’anno del rilancio potrebbe essere arrivato.
Insomma, tornando al dubbio iniziale, se davvero il Campionato di Calcio è il frutto del disegno di un grande sceneggiatore complimenti per le capacità artistiche, se è invece il caso a governare complimenti a lui, di certo a qualcuno val la pena di farli i complimenti per una serata così avvincente. In ultima analisi i complimenti vanno fatti certamente ad Antonio Conte che, con tutti i dubbi che ancora si possano nutrire sul suo operato, ha allestito in pochi mesi un organico che per ora si sta dimostrando solido e competitivo ben oltre il valore dei singoli.

3 Ottobre 2011

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs