E se il problema non fosse tutto lì?

Quando troppi sparano tutti nella stessa direzione mi viene sempre il dubbio che stiano solo abbattendo un capro espiatorio ed ho l’impressione che questo sia appunto quanto sta accadendo in questi giorni in Italia. Visto che sono arcistufo di parlare di Berlusconi lo evito, almeno per il momento, e parlo un po’ del Belgio.
belgio-secessione.jpgIl Belgio non è un paese dei più dinamici nello scacchiere europeo e mondiale, nemmeno tra i più solidi, ha anche una storia relativamente anonima: pensate ad un belga famoso che non sia un ciclista o un pittore e non vi viene in mente nulla, diciamoci la verità. Io ci ho pensato un po’ e mi è venuto in mente Peyo, ideatore dei puffi, e Hergé, autore di Tintin. In realtà anche Carlo V e Marguerite Yourcenar erano di nascita belgi, ma alla fine è davvero poca roba per essere un paese nel cuore dell’Europa. Sui libri di storia non si parla quasi mai del Belgio se non come scorciatoia che le armate tedesche utilizzarono per invadere la Francia sia nella Prima che nella Seconda Guerra Mondiale.
In Belgio come in Italia c’è da qualche anno un partito con ampia base di consenso che propone la scissione di una parte del paese: è il partito Nuova Alleanza Fiamminga, che vorrebbe spezzare il paese secondo la linea, peraltro non chiaramente definita, che divide le zone francofone da quelle fiamminghe. Siccome anche in Belgio gli elettori si fanno facilmente appassionare da infantili contrapposizioni noi/loro, nelle ultime elezioni, tenutesi nel Giugno 2010, il partito in oggetto è diventato, pur con solo il 17% dei consensi, il primo partito del paese. Il problema è che da quelle parti gli scissionisti non sono come Bossi, che predica intrasigenza ma è che pronto a vendersi tutto per un paio di poltrone; lì fanno sul serio e De Weder, il leader di Nuova Alleanza Fiamminga, da un anno in qua si rifiuta di sedersi al tavolo della trattativa con chi non metta nel piatto la scissione delle Fiandre dal resto del paese. I numeri ci sarebbero in realtà anche per una maggioranza di governo diversa, che escluda quindi gli scissionisti, ma gli altri principali partiti (la sinistra vallone e la destra moderata fiamminga in particolare) non riescono a trovare un accordo alternativo, o forse lo evitano per scongiurare il rischio che un “governissimo” porti ulteriori consensi alla Nuova Alleanza Fiamminga, col rischio di spaccare definitivamente il paese. Questo fa sì che dal Giugno 2010 il Belgio non abbia un governo, battendo tutti i record mondiali in merito.
Orbene, con tutto ciò l’economia del Belgio è una delle più brillanti dell’Eurozona. Nonostante l’assenza di una guida da più di anno la situazione del paese è più che rosea, almeno per gli standard attuali del Vecchio Continente: il debito rimane contenuto, il PIL cresce, la disoccupazione è a livelli accettabili. In sostanza l’esperienza belga ci dice che non è poi così essenziale avere un governo per salvarsi dalla crisi. Qualcuno che aveva già capito dove andavo a parare potrebbe a questo punto ribattere che forse è meglio non avere un governo che averne uno che usa le istituzioni esclusivamente per fini personali ma l’esperienza belga dovrebbe, a mio avviso, fornirci un’altra prova del fatto che, se l’Italia naviga in pessime acque, non sia solo colpa di Berlusconi e che non basterà sostituire il governo Berlusconi con un governo vero per rilanciare il paese. Questo ovviamente non significa che non sia la priorità principale di chi voglia il bene del paese restituire ad esso un timoniere che sappia quello che sta facendo, ma dovremmo ricordarci sempre che chi guida una nazione altro non è che lo specchio di quella nazione e che chi oggi chiede a gran voce un cambio al vertice ha appoggiato fino a ieri quella combriccola di incapaci che ci governano e che erano tali anche ieri, ma che ieri godevano invece di stima e considerazione. Parlo di Confindustria che oggi si fa beffe di Berlusconi ma che ne aveva accolto con entusiasmo il terzo mandato, nonostante il fallimento dei primi due; parlo di Fini che oggi critica il Porcellum ma che ieri l’aveva votato con apparente convinzione; parlo di un arcipelago di intellettuali moderati che oggi si vorrebbe liberare di lui ma che ne è stato a lungo il vessillifero più convincente.
berlusconi_indipendent.jpg Mi rendo conto che il mio discorso non è dei più originali ma credo che proprio oggi, quando anche giustamente tutti puntano il dito sul Premier, sia fondamentale ricordarci che Berlusconi è come l’esantema del morbillo: non è il problema ma la sua manifestazione. Un paese che si affida a più riprese ad un personaggio simile è un paese malato ad ogni suo livello e la cura non può essere solo estirpare l’esantema ma eliminare il virus che ne inquina la vita pubblica ad ogni livello. Se ci limiteremo ad esautorare quella classe politica, che ha vissuto per anni reggendo la coda a Berlusconi, con una identica alla precedente, così come facemmo nel ‘92, non avremo fatto un solo passo avanti. Se sapremo invece fare finalmente un po’ di autocritica noi, come società civile, come paese, come popolo, forse avremo fatto un passetto.

27 Settembre 2011

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