Benvenuti a casa

“Benvenuti a casa” è lo slogan con cui la Juventus ha cercato di far risuonare le corde emotive dei suoi tifosi in occasione dell’inaugurazione del nuovo stadio. In effetti lo slogan è molto più azzeccato di quanto non si potrebbe immaginare, anzi forse più che benvenuti si potrebbe dire bentornati perché, guardandosi alle spalle, è certo che il periodo vissuto da Madama nello Stadio Olimpico ha il sapore di un periodo di sradicamento, come se quella non potesse che essere una sistemazione provvisoria. Nessuna responsabilità, intendiamoci, sulle spalle del gioiellino di Corso Agnelli a cui i torinesi sono per di più emotivamente legati per quell’evento epico che sono stati i Giochi Olimpici del 2006, eppure la confusione societaria e tecnica di questi cinque anni, la sensazione di passività e impotenza che ha caratterizzato questo periodo, hanno dato a questo trasloco la veste di un autentico ritorno a casa. Non è però un vero ritorno, visto che il Delle Alpi non sapeva certo di focolare domestico, anzi suonava freddo e impersonale, ma semmai un ritorno emozionale a tempi nei quali le maglie bianconere sapevano di magìa, in cui i miracoli erano di casa dalle parti della Göba, lo spezzarsi di una maledizione che andava ben oltre alle scelte sbagliate, all’incompetenza dei dirigenti e alla pochezza dei giocatori.
08092011058.jpgVedere quindi, a pochi giorni dalla scintillante notte inaugurale di Giovedì scorso, la Juve proporsi Domenica, contro il Parma, con un gioco spumeggiante, con una tonicità ammirevole, con personaggi vincenti e convincenti è sembrato il ritorno ad un passato di cui lo stadio è solo la materializzazione. Tutto ciò parrà aria fritta a chi pensa che alla fine vincono i più forti, ma ognuno di noi è fatto di emozioni che possono renderlo più forte o più debole e i calciatori non fanno eccezioni. Le emozioni si costruiscono anche su questi simbolismi che, per quanto non abbiano cittadinanza nella materialità di un campo erboso, ce l’hanno nella testa di chi su quel campo corre e lotta. Vedere quindi un Pirlo sontuoso snocciolare gioco allo schioccare delle dita, vedere un Vidal lottatore indefesso, vedere un Liechsteiner prodigioso cursore, non mi ha stupito quando vedere un Marchisio fiammeggiante, nemmeno comparabile al pallido ologramma che aleggiava in campo non più di qualche mese fa. Perfino la coppia centra difensiva Chiellini-Barzagli, la stessa che pochi mesi fa prendeva gol ad ogni folata di vento, pareva diventata come solida roccia. Tutte illusioni naturalmente, probabilmente il Parma era ancora in versione estiva e dalla prossima settimana ripiomberemo nella cruda realtà di un organico con qualche falla e poche luci abbaglianti, ma questa sorsata di entusiasmo serviva al morale funereo del popolo juventino e anche a quello dei suoi paladini. Sicuramente gli serviva un tecnico come Conte che avesse le idee chiare su cosa voleva e come, non solo dal punto di vista tattico (e qui va segnalata l’ottima circolazione di palla e la capacità di creare spazi e di proporre ipotesi di gioco con straordinaria continuità) ma anche da quello emozionale e avere obbligato anche i più pigri a filare sotto la curva a ringraziare il pubblico è un altro segnale di ritorno a casa, forse uno dei più forti. Se il nostro saprà temperare qualche eccesso caratteriale potrà diventare uno dei massimi protagonisti di questo ritorno a casa.
Rimango ancora dell’idea che se avessimo lasciato a Cagliari Matri, a Roma Vucinic, e ad Amburgo Elia e avessimo preso Aguero ci saremmo garantiti un organico appena un po’ meno solido ma con una stella di oggi e domani, un riferimento che così non abbiamo. Tuttavia le cose non sono andate così e forse ci divertiremo lo stesso, almeno lo speriamo fintanto che la malìa del ritorno a casa terrà in piedi il nostro entusiasmo.
Buon Campionato a tutti

13 Settembre 2011

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