Un caso scuola

liceo-martinetti-caluso.jpgLunedì scorso la maggior parte degli istituti scolastici superiori italiani hanno iniziato le lezioni. L’autonomia scolastica però fa sì che gli istituti possano scegliere più o meno liberamente il proprio calendario e c’è qualcuno quindi che ha deciso di essere originale. Un caso interessante è quello del Liceo Martinetti di Caluso che ha iniziato le lezioni il 5 Settembre, quindi ben una settimana prima. Apparentemente negli intenti del suo Preside c’è quello di ridurre il numero di ore settimanali e questo aumentando il numero di giorni nell’anno. Potrebbe anche essere una buona idea, anche se ridurre il numero di ore settimanali complica sicuramente la vita dei genitori che lavorano. C’è un grosso problema però, ovvero che gli orari scolastici della GTT decorrono dal 12 e quindi per tutta la prima settimana gli studenti che abitano fuori Caluso hanno dovuto organizzarsi autonomamente per raggiungere l’istituto. Non ci aveva pensato nessuno? Non era venuto in mente al Preside Mauro d’Amico che per una settimana centinaia di famiglie avrebbero dovuto stravolgere la propria vita per accompagnare a scuola i figli? Io non lo credo, non credo nessuno possa essere così superficiale. Credo che avessero semplicemente soppesato vantaggi e svantaggi e avessero concluso che si poteva fare. E qui appunto è il problema. Il problema è che l’opinione pubblica italiana è un sacco senza fondo che puoi riempire indefinitamente senza preoccuparti che scoppi. L’idea per cui a fronte dei mille disagi che già affliggono chi studi (libri costosi, classi di 40 ragazzi, nomine sempre in ritardo) si debba anche rinunciare al trasporto pubblico parrebbe troppo, sembrerebbe scontata la protesta dei genitori, nelle forme e nei modi più esasperati, ed invece tutti bravi a prendere un permesso dal lavoro (che poi dicono che bisogna preservare la produttività) per andare a prendere i figli a scuola. Scuola dove ovviamente i figli non troveranno altro che supplenti, visto che le assegnazioni sono ancora da fare.
Non ce l’ho con il Preside Signor Mauro d’Amico, uno di quei tanti che in Italia, occupando una posizione di relativo potere, vivono nella consapevolezza di poter fare quello che vogliono senza suscitare reazioni; ce l’ho con i tanti che vivono ogni assurdità che la vita propone loro, come prigionieri di un romanzo kafkiano, senza mai essere pervasi da un minimo moto di ribellione.

16 Settembre 2011

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