Lettera ad un benestante

Caro benestante,
ti scrivo questa lettera aperta perché vorrei confrontarmi con te su alcuni temi di attualità che ci riguardano entrambi. Premetto, per sgombrare il campo da ogni equivoco, che anch’io sono un benestante, un po’ meno benestante di te ma non così tanto da non capire i tuoi problemi, da non avere vissuto anch’io certe pulsioni che si agitano dentro di te. Eppure, nonostante questo, ho l’impressione che abbiamo modi diversi di percepire certe cose e vorrei parlartene.
Mi rivolgo proprio a te, a te che hai da qualche anno varcato la soglia dei 100 mila euro di imponibile, a te che, dopo anni (pochi) di terrore per quello che avrebbe potuto fare uno dei governi di sinistra e che per fortuna non ha mai fatto, ti sei visto insidiare il tuo reddito proprio dalla coalizione berlusconiana alla quale avevi dato tutta la tua fiducia, nella convinzione che loro non sarebbero mai venuti a chiederti altri soldi. E invece te li hanno chiesti e questo ti ha fatto arrabbiare, ti ha fatto arrabbiare così tanto che ti eri già ripromesso di non votarli più anche se l’alternativa fosse stato far vincere quei vampiri della sinistra. Ti chiedevano il 5% del tuo imponibile eccedente la quota di 100 mila euro, più o meno 2000 euro: giusto il prezzo di quel televisore al plasma 60 pollici 3D che avevi deciso di comprarti per far schiattare di invidia i Finetti la prossima volta che fossero venuti a cena a casa tua. Meno male che alla fine quelli che ci governano ci hanno ripensato, che i tuoi soldi sono rimasti lì, sul tuo conto corrente,  a darti sicurezza e certezze, a premiarti per tutti i sacrifici di questi lunghi anni, a partire dagli anni dell’università, dagli anni del master, e poi i giorni e le notti, i Sabati e Domeniche a lavorare, le telefonate, le conference call anche quando eri al mare in spiaggia. Avresti avuto davvero tutte le ragioni del mondo per arrabbiarti se davvero fossero venuti a chiederli a te quei soldi, ti capisco e anch’io non sono certo contento di pagare le tasse, cosa che in realtà credo non piaccia a nessuno, anche in considerazione di quanti sprechi vengono poi realizzati con quei soldi: falsi invalidi, opere pubbliche inutili e mai ultimate, finanziamenti dispersi nel nulla.
stanza5.jpgPerò, caro benestante, c’è un problema. Stavolta qualcuno questi soldi li doveva sborsare e subito, perché purtroppo quelli che in questi anni hai votato, pur di non venire a chiederti soldi, hanno fatto un sacco di debiti e oggi abbiamo i creditori alla porta e rischiamo il fallimento. Lo so che dici che ci sono altri che li potrebbero tirar fuori i soldi, che i politici guadagnano troppo, che ci sono troppe auto blu, che ci sono troppi privilegi, tutto vero, ma non basta per pagare i creditori: eliminare le auto blu, la bouvette del Senato, i vitalizi, i piccoli comuni, fa risparmiare qualche milione, ma qui si parla di miliardi. Prima di venire a chiederli a te i soldi hanno tagliato la sanità costringendo i malati a correre in fin di vita da un ospedale all’altro per trovare un posto letto, hanno tagliato le scuole costringendo insegnanti pagati due soldi a tenere a bada classi di 40 bambini, hanno tagliato le università condannando l’Italia ad essere fanalino di coda in Europa per tasso di laureati, efficacia della ricerca, sviluppo scientifico e tecnologico, hanno tagliato le infrastrutture, hanno limitato la diffusione di Internet. Per carità, avrebbero potuto monetizzare le licenze per le frequenze televisive, così come fanno per le frequenze della telefonia mobile, ma non possiamo mica pretendere che Berlusconi li sborsi di tasca sua i miliardi di cui sopra. Da te sono venuti proprio quando avevano già raschiato il fondo del barile ma poi, visto che ti sei tanto incazzato, hanno rinunciato perché si sono resi conto che potevano ancora intervenire sull’IVA. Sì, però l’IVA è una brutta bestia, non solo perché il televisore al plasma ti costerà qualche diecina di euro in più e pagherai di più anche tutto il resto; è una brutta bestia perché fa pagare di più i prodotti al consumo e allora la gente che guadagna poche centinaia di euro al mese tende a spendere di meno e i consumi si riducono ancora e per le aziende che sono già in crisi la situazione peggiora, in un momento in cui sono più le aziende che chiudono che quelle che sopravvivono.
L’azienda per la quale lavori nel passato aveva fatto utili record, ma adesso gli utili si stanno contraendo e si comincia a parlare di crisi e di riduzione del personale, e i dirigenti come te non hanno l’articolo 18 a proteggerli. Se dovessi ritrovarti a spasso non sarebbe simpatico: chi prenderebbe un dirigente quarantenne in un momento di immobilità del mercato del lavoro? Ti potresti mettere in proprio, ma con che prospettive? Quante persone conosci che in questo periodo si sono messe in proprio con successo? Quelle che formulo sono tutte ipotesi, certo, ma certamente sono prospettive molto più inquietanti che dover rinunciare al televisore al plasma: in fondo la TV si vede benissimo anche sul tv 42 pollici che hai solo da due anni e che te ne frega poi dei Finetti. E poi dimmi una cosa, in tutta onestà: ma sei proprio sicuro che se ti avessero prelevato il contributo di solidarietà, il tv 60 pollici non te lo saresti più comprato? Quanti soldi hai mediamente sul conto corrente in banca che ti rende lo 0,01% di interesse? Da quanto tempo non ti capita di averne meno di 10 mila Euro? E se non ti incazzi con te stesso per aver lasciato per anni migliaia di euro inutilizzati sul tuo conto in banca, perché ti incazzi con chi ti dice che le finanze del tuo paese hanno evidentemente più urgente bisogno di te di quei soldi?
Dammi retta, fatti una riflessione e poi mi dirai se davvero valeva la pena di trasformare il paese in cui viviamo in un ammasso di rovine, per non aprire i cordoni della borsa. Valeva la pena di incazzarsi tanto con chi voleva qualche punto percentuale in più di aliquota e non altrettanto con chi, con la scusa di tenerti buono, ha fatto macerie dell’economia italiana? Forse tu ed io stiamo imparando una bella lezione: ovvero che non serve a niente chiudersi nel proprio individualismo preoccupandosi solo di controllare il proprio livello di benessere, perché tutto ciò che hai ha un valore solo fintanto che sta in una società che funziona e che produce e dà valore alla ricchezza; se quella società crolla quella che hai in mano diventa carta straccia ed è troppo tardi per fare autocritica. Scrivo che stiamo imparando la lezione ma forse mi faccio prendere da un eccesso di ottimismo: in realtà lo spero soltanto e spero soprattutto che non sia già ora troppo tardi.

7 Settembre 2011

2 commenti a 'Lettera ad un benestante'

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  1. Davide afferma:

    Bellissimo articolo, piacevole da leggere e molto vero. Da prima pagina: bravo Alberto.

  2. Coloregrano afferma:

    Grazie mille, Davide

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