Gli alunni svogliati della storia

Qualche volta la storia sembra una brava insegnante che si sforza di ripetere la lezione con costanza fintanto che gli alunni non l’abbiano imparata e noi sembriamo degli alunni svogliati che, mentre l’insegnante si sgola, giocano a carte e si lanciano gli aeroplanini.
Così c’è la storia che ci racconta di un ragazzo che, magari nella vita di tutti i giorni è una persona integerrima, ma che quando va allo stadio si trasforma e finisce con l’avere guai con la polizia una volta a Milano per il possesso di armi improprie. Poi una Domenica se ne va con i soliti amici ultrà a vedere la partita in trasferta, si fermano all’autogrill ed incontrano dei ragazzi con sciarpette diverse dalla propria. Scatta la follia, provocazioni, aggressione, inseguimento. I malcapitati salgono in macchina e scappano cavandosela con qualche vetro rotto. La macchina del nostro riparte, c’è un carabiniere che interviene, spara, non si sa bene come, ma Gabriele è colpito, muore.
Era un’occasione per chiedersi se ha senso che una rissa all’autogrill sia la norma, se ha senso che prendere un caffé alla Domenica mattina con la sciarpetta di una squadra di calcio sia un gesto azzardato, per chiedersi se un ragazzo che aggredisce delle persone, solo perché hanno la sciarpetta di un colore diverso dalla sua, sia da considerare un modello positivo, un emblema da mostrare come simbolo di gladiatorio coraggio e di onore, o non sia piuttosto il segno di una società malata, la dimostrazione che il disagio che porta alla ricerca della violenza non è sempre legato ad situazioni di estrema devastazione sociale ma sia più sottile e strisciante, tanto strisciante che nemmeno noi ci scandalizziamo più di fronte a chi sfoggia quel simbolo rivelando una patologica confusione di valori. Quell’evento passa invece come l’ennesima angheria dello stato, come il martirio di un giovane, colpevole solo di essere un ultrà, categoria ingiustamente bistrattata.
Passano quindi pochi mesi e c’è un altro ragazzo che parte una Domenica mattina, anche lui persona integerrima, dedito al volontariato, appena laureato, ma che era reduce da un DASPO per aver partecipato ad un’invasione di campo anni fa. Di nuovo un incontro casuale, di nuovo la follìa esplode, di nuovo la morte sopraggiunge. La storia si ripete uguale, come a darci una seconda possibilità. E noi di nuovo a riunire tavole rotonde, di nuovo a discettare sul nulla, di nuovo a tollerare però che gruppi, che hanno in logiche violente il proprio valore costitutivo comune, terrorizzino ogni Domenica il paese, con il tacito consenso se non il sostegno di società calcistiche e Federazione.
Insomma siamo di nuovo a tirare aeroplanini mentre la storia cerca ancora una volta di spiegarci la lezione. Quando la smetteremo?

1 Aprile 2008

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