Ma questi cosa vogliono?

londra_furto_zainetto.jpgHa fatto il giro del mondo il video del ragazzino ferito e derubato durante le sommosse a Londra. All’inizio del video si vede il ragazzo seduto a terra dopo esser stato malmenato, pare per rubargli la bici. Gli si avvicina un giovane che sembra preoccuparsi per lui e lo aiuta a rialzarsi. Un attimo dopo però un altro gli si avvicina, gli apre lo zainetto e ne estrae una Sony PSP, per poi andarsene via tutto contento. A quel punto lo stesso giovane che aveva aiutato il ragazzino a rialzarsi, lascia da parte la sua effimera umanità e prova anche lui a perlustrare lo zainetto alla ricerca di qualche altro oggetto di valore.
In quest’immagine c’è forse tutto il senso di questi giorni di follia britannica. In quest’immagine c’è il senso del conflitto tra i valori sociali e civili su cui la nostra società è stata costruita e i valori del consumismo che ai primi si sono sovrapposti fino a diventarne antagonisti. Quando ci si chiede, come fanno oggi molti osservatori, cosa vogliono, cosa si aspettano, cosa cercano questi ragazzi che saccheggiano i negozi, la risposta è in quel video: si aspettano uno di quei simboli di benessere e di ricchezza che la società in cui vivono ha insegnato loro a considerare il valore più importante, ciò di fronte al quale ogni altra cosa passa in secondo piano.
consumismo.jpgCiò che trattiene molti di noi dallo spaccare la vetrina non è l’antifurto, non è il rischio di essere malmenato e arrestato, ma i valori etici che la società ha costruito e inculcato in noi e senza i quali la società del benessere crollerebbe, valori che per noi sono più importanti del televisore al plasma o della Play Station. Purtroppo non è così per tutti e anzi in questi anni quei valori sono considerati da una parte crescente della nostra società un retaggio borghese, un polveroso reperto di cui potremmo fare tranquillamente a meno, che ci ingabbia ad un passato oscurantista e retrogrado. E’ una concezione che ha spesso saldato visioni iperliberiste e superomistiche a visioni di carattere anarchico. Senonché, cancellati quei valori, quando tutto ciò che ci separa da quello che ci è stato insegnato essere l’oggetto del desiderio è solo una vetrina, romperla non è poi una tragedia, anche se ciò significa mandare in fumo il lavoro duro di una persona che voleva anch’essa ad ogni costo guadagnarsi quegli stessi simboli del benessere, ma voleva farlo rispettando i valori sociali di cui sopra. D’altra parte chi non riconosca alcuna dignità a quei valori non riconosce nessuna dignità nemmeno al lavoro e quindi al negoziante che lo svolge, anzi percepisce tutto ciò come un’ingiustizia.
Nell’esplosione di rabbia e follia di questi giorni ha avuto sicuramente un peso il disagio sociale, la crisi, la sperequazione economica che caratterizza la società britannica, le politiche di Cameron: con la pancia vuota si è molto più nervosi e più propensi ad esplodere. Tuttavia il giovane che ruba dallo zainetto del ragazzino ferito non è Robin Hood, è solo un ragazzo cresciuto in un contesto nel quale la Play Station è più importante dell’incolumità del tuo prossimo e che conseguentemente si comporta. Non è solo colpa sua, non è colpa nemmeno solo di Cameron,  è colpa soprattutto di un progressivo imbarbarimento della nostra società dovuto forse al progressivo peggioramento del nostro sistema scolastico o forse ad una fisiologica usura di certi meccanismi di controllo e autocontrollo che richiedono periodicamente una revisione. Che poi questo imbarbarimento sia più marcato negli strati meno agiati della popolazione è scontato, ma non stiamo parlando di un fenomeno che non tocca la classe media, tutt’altro. Anche da noi i casi di figli di buona famiglia pizzicati mentre taccheggiano negozi o supermercati è sempre più frequente.
Sicuramente non serve a nulla riempire le città di poliziotti, se non ad aumentare la spesa pubblica facendone magari gravare il peso di nuovo sulle classi meno agiate, serve invece che chi ha ancora caro un modello di convivenza civile capisca che è il momento di far sentire alta la propria voce, non tanto, in questo caso, per contestare la politica, quanto per riaffermare quella base valoriale che fa da pilastro ad un sistema la cui sopravvivenza conviene, direi, proprio a tutti.

11 Agosto 2011

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