Odio l’estate!

L’estate ha, nella dinamica del rapporto tra società di calcio e loro sostenitori, una funzione ben precisa: ricompattare il rapporto messo in crisi da eventuali insuccessi maturati durante la stagione precedente, convincendo che questo sarà l’anno buono, che ci siamo rinforzati, che non ce n’è per nessuno. Il calciomercato assolve quindi ad una funzione quasi ipnotica. In questa stagione i tifosi guardano con ammirazione i nuovi arrivi sognandone gesta epiche e trionfi irripetibili. Da Settembre le cose potranno forse cambiare, ma ci vorrà comunque qualche mese per riprendersi dalla sbornia estiva e nel frattempo le società possono vivere un sospirato idillio con i propri tifosi. Succede però che questa dimensione nirvanica, nel caso di quel miracolo di malagestione che è la Juve del dopo Calciopoli, si realizzi ormai sempre di meno, e questa fase si trasforma ogni anno in uno stillicidio di polemiche che alimenta frustrazioni anzichè illusioni.
Dopo la disastrosa conclusione della scorsa stagione ci si aspettava una reazione vigorosa della società, con un deciso rafforzamento sul mercato, convinzione divenuta quasi certezza dopo il prestito da parte della proprietà EXOR di 70 milioni per il calciomercato, in vista di un aumento di capitale di 120 milioni previsto a Novembre. Che questa reazione fosse nei piani della dirigenza era per di più confermato da Marotta stesso che ad Aprile dichiarava che sarebbero arrivati tre o quattro top player. La maggior parte dei sostenitori di Madama, e il sottoscritto con essi, si erano illusi che per top player si parlasse di giocatori tra i primi 10-20 al mondo nel proprio ruolo (altrimenti che vuol dire? Top come abbreviazione di toppa?) invece si è lentamente passati attraverso un progressivo ridimensionamento delle mire, che ha condotto, inutilmente, prima sulle tracce di Aguero, poi di Giuseppe Rossi, per prendere infine Vucinic, grande talento ma ventottenne e proveniente da una stagione piuttosto deludente alla Roma. Per contro se ne è andato Melo, apparentemente più per motivi disciplinari che tecnici, rimpiazzato da Vidal, centrocampista cileno di belle speranze ma che ancora si deve misurare con la realtà del nostro Campionato. E’ arrivato Pirlo, nonostante i 32 anni ancora in grado di dare molto, ma solo se eviterà lo stillicidio di infortuni che ha caratterizzato la sua ultima stagione al Milan. Sono arrivati gli svizzeri Lichsteiner e Ziegler a potenziare le fasce difensive, che l’anno scorso furono la spina nel fianco della difesa di Delneri. Ancora un paio di giocatori arriveranno forse, un centrale difensivo e un laterale di sinistra, ma nessuno dei candidati fino ad ora individuati ha l’aria di essere in grado di stravolgere il peso della squadra.
In più la Juve si presenta alla griglia di partenza guidata da un tecnico come Antonio Conte, amatissimo dal popolo bianconero e in grado nel passato di raccogliere numerosi successi nelle serie inferiori, ma che nell’unica esperienza avuta finora in Serie A, all’Atalanta, fu licenziato dopo poche giornate. Non sono affatto pochi i casi di giovani allenatori che riscuotono grandi successi, Guardiola e Allegri sono solo gli ultimi della lunga lista, ma certamente la cosa rappresenta un ulteriore elemento di rischio.
juventus-bardonecchia-foto.jpg No, non sono contento. Non sono contento perché anche i più ottimisti tributano alla Juve al massimo la possibilità di competere con il Napoli per il terzo posto. Non sono contento perché la società che ha i ricavi più alti da diritti televisivi, i ricavi più alti da merchandising, che oggi ha anche un asset della dimensione di uno stadio di proprietà, non può presentarsi alla linea di partenza di un campionato aspirando al massimo ad un terzo posto, obiettivo il cui fallimento significherebbe di nuovo perdere una trentina di milioni di entrate legate alla Champions League, di nuovo trovare difficoltà ad acquisire giocatori per i quali la presenza in Champions è una vetrina ineludibile, di nuovo contare minori entrate da sponsor e diritti televisivi. Una società con le entrate di cui sopra non può accettare un consistente rischio di rimanere fuori dalla Champions per il terzo anno consecutivo.
Non è nemmeno la prima estate che noi, popolo biancoenero, viviamo in questa antipatica condizione: era successo nel 2007, perplessi per l’acquisto di Tiago, che il presidente del Lione considerava un peso che si ero tolto, e di Andrade, rottosi dopo poche domeniche e costretto ad abbandonare il calcio; era successo nel 2008, allibiti dall’incomprensibile ballottaggio tra Xabi Alonso e Poulsen vinto purtroppo da quest’ultimo; era successo nel 2009, perplessi dagli strani regali alla Fiorentina il più grave dei quali si rivelò l’apparentemente innocuo Marchionni; e anche nel 2010, nonostante il cambio al vertice, con gli sciagurati innesti di Motta e Martinez, di questi tempi si era già afflitti da presagi funesti. Nel passaggio di consegne tra Alessio Secco e Beppe Marotta i tormenti estivi sono rimasti purtroppo una costante.
Come ogni anno, anche questa volta le delusioni estive saranno senz’altro superate quando le magliette a strisce cominceranno a saltellare per il campo, e la razionale perplessità lascerà il campo ad un’irrazionale illusione. Nella girandola delle speranze e delusioni estive i tifosi si dividono tra scettici e superottimisti, ma quando comincia a parlare il campo ci si ricompatta a sostegno dei palladini dai piedi bullonati. Rimane però la grande domanda di fondo sul motivo per il quale la macchina perfetta chiamata Juventus continua ad incepparsi, domanda insoluta che potrebbe accompagnarci purtroppo anche nei prossimi mesi.

10 Agosto 2011

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