La casa del sonno

Quando nel 2002 andai in vacanza in Argentina lessi tutto d’un fiato, nel viaggio di ritorno, “La banda dei brocchi” di Jonathan Coe. Sarà anche in ricordo di questo evento che mi è venuto in mente di infilare nello zaino, al momento di partire per il Canada, un altro libro dello stesso autore: “La casa del sonno“.
Penso che se mi trovassi tra le mani un libro di Coe senza saperne l’autore, mi basterebbero poche pagine di lettura per riconoscerne la firma. Questo per un paio di motivi: in primis l’ossessivo ricorso a cambi di scena, a flashback, a strutturare la narrazione in modo non sequenziale, e poi la capacità di coinvolgere il lettore emotivamente in modo quasi coercitivo in una trama dalla quale è poi difficilissimo staccarsi, anche solo per mangiare la colazione offerta da KLM. Vero è che proprio questa riconoscibilità rende i libri di Coe molto simili l’uno all’altro e questo è certo il suo limite, ma se vi trovate a dover passare un lungo periodo fermi (tipo volo intercontinentale) e siete convinti che vi annoierete molto, un libro di Coe probabilmente fa per voi. Inutile dire che anche la “Casa del Sonno” è stato da me letteralmente divorato nelle 9 ore di viaggio di ritorno dal Canada.

20 Luglio 2008

5 commenti a 'La casa del sonno'

Iscriviti con RSS or TrackBack ai commenti a 'La casa del sonno'.

  1. bruno afferma:

    Ho trovato particolarmente spassosa la satira sugli psicologi I lacaniani e sull’incontro di formazione nel quale devono attaccare i marziani.

  2. Coloregrano afferma:

    In effetti è splendido il pezzo dell’analisi dello psicologo lacaniano (Russel Watts), si trova a pagina 257 su Google Books (c’è il link al libro nel mio intervento).
    Ti dirò che non conoscevo Lacan ma ho studiato un po’ di strutturalismo a Sociologia Generale (in particolare Levi-Strauss e Foucault) e raramente ho trovato qualcosa di più astruso…

  3. bruno afferma:

    L’hai letto in inglese o in Italiano?

  4. Coloregrano afferma:

    Italiano, ma immagino che nell’originale fossero molto più spassosi gli agganci linguistici.

  5. bruno afferma:

    Sì, in particolare la questione occhio / occh’io che doveva essere “eye” e “I”. Ieri sera mi è venuta voglia di rileggerlo.

:: Trackbacks/Pingbacks ::

Nessun Trackbacks/Pingbacks

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs