Le regole del gioco

Chi, come il sottoscritto, ha fatto per un po’ di anni l’arbitro di calcio, non può non aver notato la tendenza dei giocatori a ricadere sempre negli stessi errori. Alla fine ti veniva sempre da dir loro: “Eppure lo sai che quando sei dentro l’area non devi rischiare il tackle perché due volte prendi la palla, la terza prendi l’avversario ed è rigore, e probabilmente non avrebbero mai segnato senza quel tuo regalo.” Eppure era più forte di loro, vedevano la palla lì a portata di piede, erano convinti di arrivarci nella trance agonistica della partita, quasi la prendevano ma poi no, prendevano il piede dell’attaccante; io gli fischiavo il rigore ed eccoli tutti a circondarmi, a dire che quello si è buttato, che il difensore ha preso la palla, che non l’ha nemmeno toccato. Eppure bastava lasciarlo andare, avrebbe tirato fuori, si sarebbe magari inciampato sul pallone,  e invece hai voluto portagliela via ed eccoti con un rigore regalato e una vittoria servita agli avversari su un piatto d’argento.
NO TAV - Stefano Snaidero-Qualcosa di simile accade ogni volta che un movimento si cimenta con una protesta di piazza. Si va avanti per settimane a parlare di rivolta, di abbattere il sistema, questa volta si è parlato perfino di guerra civile, di confronti con la Resistenza. Poi qualcuno pensa che davvero stiamo facendo la rivoluzione, e allora ci sono i bulloni, le pietre, gli scontri con la polizia che ovviamente ci va giù pesante, ed ecco poi molti prendere le distanze, dire che bisogna isolare i violenti, scandalizzarci perché si parla degli scontri e non delle ragioni della manifestazione. Eppure le regole del gioco sono quelle. A loro volta molti media non aspettavano di meglio che di dimostrare che i manifestanti erano solo un mucchio di agitatori, di sbattere in faccia al movimento le dichiarazioni incautamente bellicose della vigilia. Lo sapevamo, lo sapevano, eppure ci sono caduti e di fronte alle ovvie conseguenze adesso ci si scaglia contro il sistema. A posteriori poi ci sono quelli che danno un colpo al cerchio parlando di infiltrati, di violenti che non hanno a che fare con il movimento, ma ci sono anche quelli che danno un colpo alla botte, ricordando che l’esasperazione può portare alla violenza: questo per paura di sfaldare il movimento in cui le teste calde ci sono, anche perché richiamate dalle bellicose trombe di cui sopra. Può essere anche che ci siano gli infiltrati, magari della stessa polizia, sostiene qualcuno, e forse è anche vero, però se non ne prendo le distanze è come se fossero parte integrante del movimento.
Avevo parlato di amo e pesce in occasioni delle manifestazioni di Dicembre contro la riforma della scuola, vedo con rammarico che anche stavolta non è cambiato nulla e che quanto scrissi allora può valere benissimo anche stavolta. Un movimento politico non si improvvisa, una cultura politica non nasce dal mattino alla sera, se sei cosciente delle regole del gioco e le usi bene, puoi portare in piazza 3 milioni di persone e nessun bullone e bloccare la modifica dell’articolo 18 o puoi portare alle urne 25 milioni di persone e nessuna pietra e bloccare il nucleare e la privatizzazione dei servizi idrici. Se nella foga della partita le regole del gioco te le dimentichi, la sconfitta è dietro l’angolo.

5 Luglio 2011

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