Lo scudetto nella giungla

Da mesi si rincorrono nel mondo del calcio voci e pareri, sulla possibile revoca dello Scudetto del 2006 attribuito da tutti gli albi d’oro ufficiali all’Inter. Negli ultimi giorni però il tema sta diventando sempre più sentito con l’avvicinarsi della data del 18 Luglio quando la Federazione si dovrebbe pronunciare in merito in modo definitivo. In ambito non sportivo invece da settimane uno degli argomenti più ricorrenti è la diatriba sul risarcimento alla CIR per la sentenza comprata che attribuì nell’ormai lontano 1991 la Mondadori alla Mediaset. Ci sono ovviamente molte differenze tra i due casi, ma quello che significativamente distingue in modo chiaro l’uno dall’altra è che da una parte c’è una chiara linea di diritto sulla base della quale la CIR debba venire risarcita non solo del valore della società ma anche della rendita che la proprietà di Mondadori le avrebbe fruttato in questi anni, ed in linea con la quale il tribunale di Milano si è espresso, dall’altra parte invece c’è la sensazione che si brancoli totalmente nel buio.
guido rossi-_DSC0178-001Per chi non conosca i fatti li riassumo brevemente. Nel 2006, nel pieno dello scandalo di Calciopoli, la Federazione si ritrovò a dover decidere a chi assegnare il Campionato appena concluso che la sentenza del processo sportivo aveva sottratto alla Juventus, vincitrice sul campo. La Federazione, a capo della quale era stato repentinamente nominato l’ex-consigliere dell’Inter Guido Rossi, designò secondo la scelta personale di Rossi un gruppo di “saggi” per decidere come gestire come la classifica del Campionato. Non si trattava solo di una questione di forma ma vi era anche la necessità di iscrivere le squadre alla Champions League che stava per cominciare e visto che il regolamento parlava esplicitamente, a proposito delle aventi diritto, di “squadra vincitrice del campionato nazionale” qualcuno ventilava la possibilità (peraltro tutta da verificare) di un ricorso contro le iscrizioni, in assenza di un chiaro pronunciamento su chi fosse ad aver vinto quel Campionato. Questi celeberrimi “saggi” decretarono che, laddove fosse stato chiaro che una squadra si situava chiaramente fuori dal sistema che era stato processato, fosse lecito attribuire a tale squadra lo scudetto a tavolino. Sulla base di questo pronunciamento la Federazione, con un suo semplice comunicato, annunciò di aver assegnato lo Scudetto 2005-06 all’Inter, la prima classificata tra le squadre non coinvolte nel processo.
E’ accaduto però successivamente che, nel corso del processo penale che la Procura di Napoli ha istruito su Calciopoli, ulteriori addebiti, gravi almeno quanto quelli per i quali la Juve fu retrocessa, siano emersi a carico in particolare di Inter e Milan (ma anche altre squadre sono state coinvolte). Si è scoperto infatti che i dirigenti interisti e milanisti avevano anch’essi rapporti continuativi e conviviali con i designatori (e anche con taluni arbitri), negoziavano con gli stessi le griglie (la cosiddette “griglie” erano la ripartizione degli arbitri in diverse fasce sulla base delle quali venivano poi sorteggiati gli arbitri dei vari incontri), venivano informati sulle designazioni degli assistenti dai diretti interessati prima che dalla stampa, e così via. Poche settimane fa, dopo lunghi mesi di analisi dei fatti, il Procuratore federale Palazzi, lo stesso del processo contro la Juve, ha chiuso l’inchiesta che aveva aperto affermando che vi sono chiare evidenze di illecito nei comportamenti dei dirigenti interisti e di altre squadre non coinvolte nel primo processo, ma che, trattandosi di fatti di sette anni fa, non si può procedere ad un nuovo processo per prescrizione del reato. Nell’impossibilità quindi di avere un nuovo processo e quindi pene altrettanto severe per gli altri correi quanto quelle che furono comminate nel 2006, il problema rimane appunto l’albo d’oro del Campionato. Che senso ha infatti ora, si chiedono molti, attribuire all’Inter lo scudetto del 2006 quando sono evidentemente decadute le condizioni di limpidezza dei comportamenti che lo avevano propiziato? Sarebbe certamente una minuzia rispetto ai sconquassi che l’iniquità del processo del 2006 ha determinato, ma ci si aspetterebbe che almeno questa piccola rettifica fosse doverosa. Ed invece la cosa non è così semplice, non perché ci sia qualche legittimo dubbio in merito, ma perché in un mondo del calcio in cui le regole si fanno e si disfano sulla base di patti personali, di accordi e disaccordi, di alleanze e guerre intestine, ristabilire la giustizia è una sfida assolutamente temeraria. Non dimentichiamoci che non stiamo parlando di una sentenza, sebbene sportiva, non stiamo parlando di un atto ufficiale, di una decisione presa a lume di diritto, stiamo parlando di un comunicato della Federazione, emesso sulla scorta della valutazione di un gruppo di persone nominate personalmente da Guido Rossi, personaggio tutt’altro che superpartes, a sua volta salito in un momento di confusione a capo della Federazione senza che si capisse né chi ce l’avesse messo né perché. Non esiste quindi una giurisprudenza, non esiste una linea di condotta, esiste una mera idea di diritto naturale sulla base della quale andrebbe tolto ciò che è stato attribuito su false premesse. Dall’altra parte però c’è la squadra che da anni domina il calcio italiano e salva la faccia del nostro football in Europa, c’è un presidente che caccia fuori soldi come se piovesse, c’è una società che è stata salvata dalla B già nel 2001 perché, come disse l’allora presidente della Federazione Carraro, “Io non mando in B Moratti che ha cacciato 600 miliardi per l’Inter“. Con tutte queste premesse la conclusione che si delinea in questi giorni è quella più ovvia, ma anche più mostruosa. Ovvero che quando la Federazione sarà chiamata il prossimo 18 Luglio a pronunciarsi in merito, pronunci una dura censura nei confronti dell’Inter e dei suoi dirigenti ma confermi lo scudetto. Uno di quei pronunciamenti che sono fisiologicamente iniqui, da qualunque punto di vista lo si guardi.

calciopoli.jpgTutto questo riassume, a mio avviso, un po’ il problema fondamentale del mondo del calcio, un mondo che continua a vivere come in una dimensione parallela, una dimensione senza regole davvero degne di questo nome, in cui regna sovrano l’accordo sotterraneo, il patto d’onore, un sistema di vincoli e siluri che ha caratteristiche molto simili all’associazione mafiosa, ma che, a differenza di questa, mostra le sue piaghe sulla pubblica piazza. Eh sì, anche perché stiamo parlando di società con bilanci di centinaia di milioni di Euro, alcune delle quali perfino quotate in Borsa. E qui viene un punto fondamentale: perché poi ogni volta che il mondo esterno entra in contatto con il mondo del Calcio succedono disastri. Che succederebbe se ad esempio un risparmiatore che abbia comprato azioni della Juve e che si trova a scoprire che il suo investimento è stato svilito da una sentenza iniqua, dichiarata come tale dalla stessa Federazione che l’ha emessa, decidesse di denunciare la Federazione stessa? Avrebbe diritto ad un risarcimento? In questo caso una class action avrebbe qualche probabilità di successo? Forse no, forse non sarà questa la volta buona, però ho l’impressione che il mondo del calcio non possa continuare a vivere sotto la sua cupola di vetro non comunicante con la realtà. Questo sempre che, come tanti invece vorrebbero, non sia invece il mondo esterno ad uniformarsi alla legge della giungla del calcio. E qui bisognerebbe aprire il discorso sulle reazioni alla sentenza sul Lodo Mondadori, ma di questo parlerò magari un’altra volta, magari tornato dalle vacanze…

14 Luglio 2011

Un solo commento. a 'Lo scudetto nella giungla'

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  1. Ilbagatto afferma:

    MISTIFICATORE!!!!!!!!

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