Tempo scaduto

342px-giulio_tremonti.jpgPochi giorni fa il Ministro dell’Economia Tremonti ha fatto pubblicare (pare brutto dirlo così ma è quanto ha fatto) sul Corriere della Sera una proposta del suo ministero su una serie di misure per contenere i costi della politica. Si tratta di ridurre o contenere i compensi per i politici alla media europea, ridurre la cilindrate sulle auto blu, ridurre l’uso dei voli di stato, tagliare le donazioni a istituzioni e partiti politici, rendere obbligatorio l’accorpare in una sola giornata tornate elettorali che siano previste nello stesso periodo.
Nel merito c’è già da eccepire: al di là del fatto che molti dei provvedimenti avranno effetto solo dalla prossima legistatura, c’è da anche da chiedersi che senso ha ad esempio limitare la cilindrata dell’auto blu, continuando però a fornirla a parlamentari e altri esponenti politici che hanno certamente i mezzi economici per girare su auto proprie. Se siamo di un ordine di grandezza davanti a tutti gli altri principali paesi industrializzati nella classifica delle auto blu vuol dire che il problema è la quantità non la qualità.
Non è però irrilevante anche guardare alla storia di chi fa una simile proposta. Tremonti fa il Ministro dell’Economia dal lontano 1994 e da allora ne ha visti di sprechi, di utilizzo improprio di denaro pubblico, di abuso degli aerei di stato, senza fare apparentemente una piega. Al contrario si è spesso andati in direzione opposta. Per dirne una, quest’ultimo governo Berlusconi nel 2008, a pochi mesi dalla sua entrata in carica, ha pensato bene di rivedere in termini meno restrittivi la normativa sui voli di stato. Per dirne un’altra posso ricordare che, per quanto riguarda l’accorpamento delle tornate elettorali, anche se la legge oggi non obbliga a farlo non lo vieta neppure. Nonostante questo il governo Berlusconi ha ripetutamente spezzettato elezioni e referendum, ignorando le reiterate proteste di opposizioni e società civile. E’ quasi psicotico che questa maggioranza si voglia obbligare a fare ciò che in libertà non ha mai fatto e che invece una maggioranza appena decente avrebbe fatto senza discussioni.
Si dirà certo che tutto ciò è meglio che nulla, che è già un buon segno che in un governo che ha fatto del mercanteggio della politica la sua ragione di esistenza si apra qualche spiraglio di moralità, che la batosta elettorale ha sortito qualche positivo effetto e che ciò dovrebbe ricordarci quanto sia proficuo ogni tanto dare qualche lezione alla coalizione politica che pur preferiamo. Si dirà che l’amante fedifrago che chiede scusa e fa sinceri buoni propositi per il futuro può anche essere perdonato. Il problema è che dopo 17 anni il credito di fiducia di Tremonti e di questa maggioranza di governo è abbondantemente finita, il tempo a sua disposizione per poter manifestare un credibile spirito riformista e moralizzatore è abbondantemente scaduto. Quello che da Tremonti e dai suoi ci possiamo aspettare sono delle scuse per il sacco del nostro paese che hanno compiuto in questi anni ed una mestissima uscita di scena, nulla di più. Il gatto e la volpe ti possono fregare una volta, due, magari tre, ma dopo diciassette anni di fregature anche il più ingenuo dei pinocchi gli zecchini vuole poterli affidare a qualcun altro.

29 Giugno 2011

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