Una falsa partenza

Prima ancora che con il ritiro estivo, la stagione calcistica delle squadre di Serie A inizia, ad ogni Giugno, con la partenza della campagna abbonamenti e Martedì scorso è iniziata quella della Juventus. L’occasione era particolarmente importante perché si trattava di dare inizio alla vendita degli abbonamenti per il nuovo stadio e quindi, se da una parte era previsto un afflusso abbondante di pubblico atratto dalla curiosità per il nuovo impianto, dall’altra c’erano dei meccanismi organizzativi totalmente nuovi da rodare, il tutto in un momento difficile per la società che ha un disperato bisogno di ritrovare credibilità dopo un paio d’anni di fallimenti su tutta la linea.
Con tutte queste premesse i risultati non potevano essere peggiori: dei 700 tifosi in coda solo 200 circa hanno avuto il loro abbonamento, a tutti gli altri è stato risposto di ritornare il giorno dopo o di recarsi presso gli sportelli di Lottomatica dove avrebbero acquistato potuto ritirare un coupon corrispondente alla prenotazione dell’abbonamento che potrà essere poi ritirato in seguito. Inutile dire che la delusione dei sostenitori bianconeri è stata enorme e chi era presente mi dice che la rabbia è stata palpabile.
coda_abbonamenti.jpgNon è la prima volta che accadono episodi simili, anche questo blog ne racconta qualcuno, ma certamente quella del nuovo stadio è un’opportunità che la Juventus dovrebbe cogliere per dimostrare di avere una fatto un cambio di passo circa la concezione del tifoso degli anni ‘10. Ho l’impressione che se negli altri principali campionati europei gli stadi sono pieni ed in quello italiano sono vuoti sia perché in Italia le società calcistiche hanno visto nella bulimia della televisione solo una fonte di maggiori introiti sotto forma di diritti tv, senza tenere in considerazione la concorrenza che il comodo, caldo e asciutto salotto di casa fa slealmente allo scomodo, freddo e magari anche bagnato seggiolino dello stadio. Questa concorrenza ha spinto le società calcistiche europee a trasformare gli stadi in luoghi comodi, accoglienti, di facile accesso, ma in Italia questo non è accaduto. La maggior parte degli stadi italiani è ancora scomodo, l’accesso agli impianti è reso difficile da controlli spesso cervellotici, comprare un biglietto è frequentemente un’impresa: il tutto sembra fatto apposta per invogliare anche i più appassionati a ripiegare sul salotto di casa ma questo ha un prezzo: il calo degli introiti da stadio che, è vero, sono ormai minoritari rispetto a quelli garantiti dalle televisioni, ma rappresentano comunque una voce di entrate che ammonta a circa il 10% dei ricavi di una società di Serie A e che quindi fanno sempre molto comodo.
Se la Juventus vorrà invertire questa china dovrà cominciare a capire l’esigenze dei suoi sostenitori, a proporsi con un volto diverso, a far sì che andare allo stadio sia comodo e sicuro quanto andare a teatro o al cinema. Se l’inizio è quello di Martedì ho l’impressione che la strada sia tutta in salita.

24 Giugno 2011

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