Le guerre col silenziatore

Negli ultimi mesi ci sono stati ben due interventi militari di marca europea in Africa per porre fine a conflitti interni. Dico due perché, anche se pochi ce l’hanno raccontato, la Francia insieme alle Nazioni Unite è anche intervenuta in Costa d’Avorio per por fine al conflitto nato dopo le elezioni politiche.
guerralibiaitalia.jpgE’ in realtà curioso vedere come questo genere di interventi militari, contrariamente al passato, interessino pochissimo i media. Iniziamo col parlare del conflitto in Libia: pochissimi sono i reportage dal fronte, le uniche notizie che i telegiornali riportano sono quelli legati a dichiarazioni incrociate di ministri, non si sa chi sta vincendo e perché, non si sono visti quasi mai i volti dei capi ribelli che rimangono di identità quasi indefinita. Questo disinteresse fa a pugni con la tradizione di seguito quasi morboso che le guerre precedenti hanno avuto: non parlo solo di quelle in Iraq e Afghanistan, delle quali, almeno nei loro primi mesi, ci veniva data notizia ad ogni apertura di notiziario, ma anche del conflitto in Serbia o di quello in Bosnia seguiti ossessivamente. Una scorsa sui notiziari online mi fa capire che anche all’estero vi è lo stesso disinteresse italiano per gli eventi di Libia. Cosa rende il nostro giornalismo così indifferente alle bombe che i nostri soldati giornalmente depositano sul territorio libico? Perfino Battista sul Corriere lamenta questo disinteresse. Ci sono naturalmente le tesi complottistiche, che non mancano mai, e che spiegano il disinteresse come un tentativo di tenere sottocoperta il grande inganno di una guerra motivata da ragioni strategiche, e che ritengono che stragi e fosse comuni non sono in realtà che pure invenzioni.
Sotto il più totale silenzio è poi passato l’intervento in Costa d’Avorio. E’ vero che lì non c’era un contingente italiano ma c’erano comunque i nostri vicini francesi e un contingente ONU, ma ci vuole la Rete per scoprire come è andata a finire la vicenda che i nostri notiziari avevano sommariamente raccontato finché era uno scontro tra i due contendenti Ggagbo e Ouattara, per poi eclissarsi quando il tutto si è risolto con un intervento militare straniero che ha ripristinato al potere il vincitore delle elezioni, Alassane Ouattara. Non entro nel merito della legittimità dei due interventi: quello che ho già scritto sulla Libia può essere, con qualche distinguo, applicato anche alla Costa d’Avorio. C’era un verdetto delle elezioni, considerate dagli osservatori internazionali regolari, e non si poteva auspicare altro che quel verdetto fosse rispettato, a prescindere dalle responsabilità delle varie parti nel vortice che ha portato alla guerra civile, nel quale vortice non mi pare ci siano stati vittime e carnefici, ma semmai due fronti che sembravano molto ben disposti a menare le mani. Ci sono certamente ragioni strategiche che giustificano l’intervento, ma nella sostanza l’intervento può avere delle giustificazioni in base alle competenze delle Nazioni Unite.
Tuttavia, tornando al silenziatore dell’informazione, provo a scartare ipotesi complottistiche e ad avanzarne una più commerciale. Ho come l’impressione che le guerre siano passate, almeno per il momento, di moda. Ho il sospetto che ai tempi dell’Afghanistan o dell’Iraq ci fosse chi godeva, come nel guardare una partita a Risiko, nel vedere l’avanzata delle truppe occidentali, gli uni per spregio generico per gli arabi, altri per la nobile missione di esportazione della democrazia. Era un bottino troppo ghiotto per l’informazione per farselo sfuggire. Oggi che a casa nostra si perde il lavoro da un giorno all’altro, che non ci sono soldi per mandare avanti ospedali e scuole, forse godiamo un po’ di meno che nel passato nel vedere i nostri preziosissimi cacciabombardieri mandati in missione in giro per il mondo, specialmente quando scopriamo quanto il tutto ci costa 50 milioni al mese. Anzi, forse ricordarcelo troppo spesso diventa controproducente e allora è meglio parlare d’altro, potrebbe suonare un po’ fastidioso a chi si è sentito dire per mesi che tutti dobbiamo fare sacrifici e magari ha l’impressione di essere l’unico a farli.

26 Giugno 2011

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