Il male oscuro dei sondaggi in Italia

scheda-elettorale.jpgOrmai ci siamo quasi abituati e la maggioranza di noi non si stupisce più, eppure c’è una caratteristica peculiare delle elezioni in Italia: che i sondaggi non ci azzeccano mai ma proprio mai. Nell’euforia della vittoria degli uni e nello scoramento della sconfitta degli altri non sono molti quelli che si sono accorti che De Magistris a Napoli ha vinto con il 65% dei voti quando i sondaggi alla vigilia del voto non gli concedevano più del 51%. Ancora peggio è andata a Cagliari dove addirittura gli intention poll alla chiusura dei seggi hanno delineato un testa a testa, rivelatosi una totale invenzione. Se a Milano il ballottaggio non è stata una debacle per i sondaggisti, la Caporetto era stata il primo turno con la netta vittoria di Pisapia che ha colto tutti di sorpresa. Non sto poi a ricordare lo storico di sondaggi e exit poll totalmente fuori tiro che la storia della politica italiana può vantare.
I rappresentanti degli istituti demoscopici ci ripetono sempre che i sondaggi sono affetti da un margine d’errore che spesso ribalta il risultato, ma apparentemente nessuno al mondo commissionerebbe un sondaggio che avesse il 10-15% di margine d’errore. Guardando fuori dai confini ci si rende conto, ad esempio, che le elezioni dell’anno scorso in Regno Unito rispettarono sostanzialmente, a meno di qualche punto percentuale, i sondaggi della vigilia, e soprattutto gli exit poll fotografarono con assoluta precisione il risultato finale (cosa complicata dal sistema uninominale). La stessa cosa si può dire delle elezioni in Germania del 2009. Non sembra quindi esserci dubbio che si tratta di un problema che altrove non si riscontra, almeno non in questa misura. Ci sono varie ipotesi sui motivi di questa tradizione di debacle che rende ormai gli italiani talmente scettici sui sondaggi da considerare più affidabile il risultato delle prime dieci sezioni scrutinate che quello delle più solide proiezioni. C’è chi addossa la colpa alla poca sincerità degli elettori, sempre timorosi di dire per chi votano davvero, oppure alla loro incertezza (eppure non c’è un elettorato più stabile di quello italiano, no?). C’è chi addossa la colpa ai sondaggisti che tenderebbero a moderare i risultati troppo sorprendenti. Certo che girando un po’ alla ricerca di sondaggi stranieri mi sono fatto l’impressione che ci sia qualcosa di più profondo che non va. Se guardate alle intenzioni di voto in vista delle elezioni politiche, raccolte in questi ultimi giorni dai diversi sondaggisti in Italia, si trovano i risultati più disparati: qui il PDL ha il 29% e là il 21%, qui il PD ha il 26%, là il 30%. A differenza di altri sondaggi l’intenzione di voto è una domanda chiara: “Per chi voterebbe se ci fossero le elezioni domani?”. Sembra quindi che l’unica possibilità di avere dissonanze così forti tra sondaggio e sondaggio sia una diversa scelta del campione ma, visto che ci sarà qualcuno che ci ha azzeccato e qualcuno che ha sbagliato grossolanamente, rimane da chiedersi come è possibile che si verifichi un errore così marcato (chiunque sia a commetterlo). Provo a confrontare i dati di sondaggipoliticoelettorali.it con quelli di un sito analogo in Regno Unito e noto che nell’arco di una settimana l’oscillazione dei voti tra sondaggio e sondaggio non varia mai per più del 2%. Perfino in una situazione così fluida come quella delle elezioni del Presidente della Repubblica francese, in programma il prossimo anno e senza che i socialisti abbiano ancora espresso il loro candidato, si può notare una straordinaria uniformità nei risultati dei sondaggi.
Non è allora che semplicemente i sondaggisti italiani utilizzano metodi rozzi e imprecisi per stabilire il campione semplicemente perché costa meno e perché ai loro committenti in realtà non frega molto di avere risultati precisi? L’imprecisione in fondo permette da una parte agli uni di sventolare il sorpasso e agli altri di scommettere sulla tenuta, ai leader di certificare la bontà delle proprie scelte, alla base di metterle in discussione. Non è che sapere come davvero stanno le cose, in fondo, non interessa a nessuno? Non ho elementi per dirlo, non ho fatto né trovato alcuna analisi in merito però il dubbio francamente mi viene.

23 Giugno 2011

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