Il quorum del problema

Scrivo quanto di seguito oggi per evitare volutamente che possa essere considerata la classica recriminazione del giorno dopo. Mi auguro vivamente, al di là del merito dei quesiti, che nei prossimi due giorni gli italiani vadano massicciamente a votare ai raggiungendo il quorum, non tanto per i quesiti oggetto della consultazione, ma soprattutto per salvare l’istituto del referendum che la classe politica da anni sabota più o meno apertamente.
battiquorum.jpgTuttavia, a prescindere di questo referendum, quello dell’attuale normativa in ambito referendario è da considerarsi una delle sconcezze più incredibili del nostro paese, talmente evidente e incontrovertibile che anche la più inconcludente e incancrenita maggioranza di governo al mondo vi avrebbe messo mano da almeno un decennio. E’ infatti dal referendum del 1995, quello sugli spot pubblicitari, che nessun referendum raggiunge il quorum: questo vuol dire che ben sette volte da allora gli italiani sono andati inutilmente a votare, mettendo il paese nelle condizioni di spendere 450 milioni di euro ogni volta (per un totale di 3150 milioni) del tutto inutilmente. Il diritto, sancito dalla Costituzione italiana, e dalla maggior parte delle costituzioni europee, da parte dei cittadini di poter operare direttamente sulla legislazione in vigore è stato per sedici lunghi anni cancellato dall’escamotage, operato dalle forze politiche contrarie di volta in volta al referendum, di invitare all’astensionismo. In tal modo, sommando gli elettori effettivamente contrari ad una fetta di elettorato che fisiologicamente non partecipa alle consultazioni elettorali, si è facilmente quanto regolarmente arrivati a superare il 50% di astensione complessiva, invalidando in tal modo la consultazione.
Ma perché mai esiste un quorum per il referendum abrogativo? Per gli stessi motivi per cui in un’assemblea di condominio per essere regolarmente costituita deve contare almeno un certo numero di millesimi: per evitare che un’esigua minoranza di elettori possa decidere per tutti. Quel che il costituente probabilmente non si attendeva era che, con il tempo, la degenerazione che il rispetto istituzionale ha avuto in Italia avrebbe portato la nostra classe politica ad incitare gli elettori all’astensionismo pur di far fallire i referendum che non piacciono, in un corto circuito che negli anni ha colpito un po’ tutte le forze politiche, ma soprattutto ha spogliato i cittadini di un fondamentale strumento di democrazia.
Come ben spiegato da Massimo Morelli su Noise from Amerika esisterebbe una soluzione semplice che non andrebbe contro la volontà del costituente e allo stesso tempo disinnescherebbe l’inganno dell’astensionismo, ovvero il sostituire il quorum strutturale (cioè basato sul numero di persone che partecipano alla consultazione) con un quorum funzionale (cioè basato sul numero di persone che votano favorevolmente all’oggetto del referendum). In questo modo la quota minima di elettori che possa abrogare una legge rimarrebbe la stessa, ovvero il 50% (di SI) del 50% (di partecipanti al voto) dell’elettorato, quindi il 25%, ma senza offrire escamotage ai contrari al referendum che pur siano minoranza del potenziale corpo votante. E’ una norma elementare che esiste già in Germania e che dovrebbe essere nel nostro ordinamento costituzionale almeno da quando, nel 1990, per la prima volta le lobby degli armaioli incitarono al non voto per far fallire il referendum contro la caccia. Il fatto che in oltre vent’anni, a quanto mi risulta, non ci sia mai stata da parte di nessuno schieramento politico una proposta concreta di riforma, dimostra tristemente come la democrazia e l’efficienza delle istituzioni sia davvero l’ultima delle priorità della nostra classe politica. Mi auguro che il Movimento 5 Stelle che ha nel suo programma l’abolizione completa del quorum possa portare avanti questa proposta, meno estrema, ma che, se non raccolta dal resto della politica, smaschererebbe la volontà dell’intero arco politico di arrivare all’esuatoramente dell’istituto referendario.

11 Giugno 2011

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