E’ davvero finita?

berlusconi-elezioni.jpgNon vorrei passare per profeta di sventura ma trovo un po’ troppo trionfalistici gli annunci di caduta dell’impero di Berlusconi che tutto il quadro politico italiano, dalla destra finiana alla sinistra vendoliana ripete oggi freneticamente.
Che il consenso di Berlusconi fosse in caduta libera lo sapevamo da mesi, era anche chiaro che il suo fare terreno bruciato attorno a sé, attaccando tutto e tutti quelli che non fossero disposti a seguirlo ovunque, avrebbe portato il suo partito all’isolamento e quindi ad un lento declino, e quello di Domenica è stato forse solo il primo di una serie di scivoloni elettorali, però dire che l’Italia ha oggi voltato pagina e che si è finalmente disfatta della zavorra che la teneva ancorata agli anni ‘80 (come metaforizza mirabilmente Gramellini) mi pare decisamente frettoloso. Berlusconi ha costruito il suo consenso su un popolo nutrito da una fiducia dogmatica in lui, sostenuta giornalmente dal mantra delle televisioni.
Quando un dittatore perde consenso, succede che i poteri che lo sostenevano si sfilano progressivamente fino a costringerlo alla resa. Nel caso di Berlusconi il potere che lo sostiene è di sua proprietà e data l’inviolabilità che la proprietà privata ha nella nostra società non c’è speranza che venga meno. Le televisioni garantiscono a Berlusconi uno zoccolo duro di consenso che potrebbe aggirarsi intorno al 10/15 percento, anche laddove l’elettorato che lo vota perché ideologicamente schierato defluisca verso la Lega o il Terzo Polo, questo zoccolo duro rimarrebbe. Che se ne farebbe Berlusconi? Si accontenterebbe di fare da ago della bilancia, di diventare un generico partito dei pensionati e delle casalinghe? Difficile pensarlo: in alternativa potrebbe mettere quella quota di elettorato in palio, non più esponendosi in prima persona, ma proponendo un cavallo su cui puntare. Che cosa chiederebbe a questo cavallo? Quello che in fondo gli interessa davvero: protezione giudiziaria e la salvaguardia della posizione di potere televisivo. Se però in questi anni ha avuto bisogno di tenere in mano le redini del paese per difendere la propria posizione non è solo per sete di potere ma anche perché una delega ad altri potrebbe non essere sufficiente a difendersi dagli scheletri che ha nei suoi armadi.
In definitiva non aspettiamoci che si rassegni facilmente ad un sereno declino. In questi mesi ha alzato sempre più la posta ed anche se i risultati elettorali gli hanno dato torto, questo potrebbe non dissuaderlo dall’alzare ulteriormente la posta e fare danni al paese che sarebbe poi lungo e complicato riparare.
Ho l’impressione che, come per Gheddafi, anche per lui servirebbe un salvacondotto, uno Zuma che venisse a proporgli una via d’uscita indolore per lui e per l’Italia. Se il pittoresco presidente sudafricano volesse, dopo il bunker di Gheddafi, visitare anche Palazzo Grazioli, l’Italia ringrazierebbe sentitamente.

31 Maggio 2011

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