Simulazioni e fairplay finanziario

Come saprete, Sabato scorso il Barcelona si è laureato campione europeo dopo una splendida prestazione che le ha permesso di superare gli inglesi del Manchester United. Mi vorrei qui soffermare però su uno strano articolo sulla squadra catalana apparso sul Wall Street Journal pochi giorni prima della finale. In questo articolo era contenuto sorprendentemente un duro attacco contro il Barcelona. La compagine di Pep Guardiola veniva accusata di essere un’accolita di commedianti che paiono avere come maggior freccia al proprio arco l’abilità nell’intenerire gli arbitri con simulazioni e sceneggiate. L’articolo citava anche numeri che suffragassero questa tesi, quale il fatto che ai giocatori delle squadre avversarie vengano fischiati più falli che al Barca e che la concorrente Real Madrid riceva un maggior numero di sanzioni disciplinari. Che sia aria fritta mi pare palese né mi paiono particolarmente significative che l’articolo citi le proteste di Mourinho, visto che i lamenti del portoghese sono talmente inflazionati da non avere ormai nessun valore. E’ evidente, anche in considerazione dello squilibrio tecnico che vige nel campionato spagnolo, che gli avversari del Barca si ritrovino spesso a far ricorso alle maniere forti, così come è noto che il gioco del Real è molto più fisico di quello dei rivali e che quindi sia normale che le ammonizioni ai madridisti siano molto più frequenti che ai catalani.
Rimane la domanda: perché un articolo del genere su un giornale che solitamente si occupa d’altro e lo fa con molta misura? Probabilmente la risposta sta nel fatto che l’autore dell’articolo è un giornalista inglese, Jonathan Clegg, che dirige in realtà la redazione sportiva europea del WSJ, la cui sede è a Londra. E’ cattiva abitudine della stampa inglese (ma non solo) cercare di condizionare direttore di gara alla vigilia di gare di interesse britannico e visto che il Barca si giocherà con il Manchester la Coppa Campioni Sabato non è escluso che una delle motivazioni sia questa, anzi è forse l’unica.
Rimane il fatto che le proteste dell’allenatore del Real Madrid Mourinho, all’indomani della sconfitta in semifinale con il Barcelona, hanno lasciato non poche tracce nell’opinione pubblica. Molti blogger hanno ipotizzato una irresistibile simpatia dell’UEFA verso il Barca, legata ad un modello di gioco così spettacolare che la rende una sorta di biglietto da visita dell’organizzazione. Ovviamente questa ricostruzione non spiegherebbe come mai l’anno scorso i direttori di gara furono invece così poco sensibili al fascino dei blaugrana nella doppia semifinale con l’Inter (un gol irregolare convalidato ai nerazzurri, due rigori evidenti negati ai catalani, ed il gol della qualificazione negato al Barca al 92′), ma in genere chi elabora teorie complottiste è sempre molto abile a evidenziare casi favorevoli e tralasciare quelli contrari.
Se l’apparente simpatia dell’UEFA nei confronti del Barça ondeggia, sembra essere una costante invece l’antipatia di molti nei confronti dell’UEFA di Platini. Cosa avrà mai fatto la UEFA che la renda così antipatica? In Italia si addebita ancora all’UEFA la mancata concessione degli Europei di Calcio del 2012, andati invece al binomio Polonia e Ucraina. In realtà la cosa rappresentò tutto meno che un affronto: intanto l’Italia presentò la sua candidatura immediatamente dopo essersi svergognati davanti al mondo con lo scandalo di Calciopoli, in una situazione nella quale il calcio italiano era del tutto screditato e in più la federazione si fece rappresentare proprio da Franco Carraro, prima dipinto come il grande vecchio del calcio italiano durante la sbornia di Calciopoli, poi miracolosamente uscito indenne dal processo. Vi è poi da ricordare che l’Italia sarebbe stata il primo paese europeo ad organizzare per tre volte la fase finale e solo Belgio e Francia l’hanno organizzata due volte. Il tutto ci autorizza a dire che quell’atto fu tutt’altro che uno sgarbo.
C’è poi l’ostilità da parte dell’UEFA ad introdurre le innovazioni tecnologiche che potrebbero aiutare l’arbitro (moviola in campo, sensori nelle porte ecc.). Su questo altre volte ho scritto schierandomi a favore dell’uso di tali strumenti. C’è però un problema di fondo: l’UEFA e Platini in particolare si battono da anni per mantenere le competizioni internazionali realmente internazionali, evitando che si trasformino in una Superlega tra una diecina di grandi club, ricambiati in questo dall’appoggio totale fornitogli dalle piccole e medie federazioni. Una manifestazione come la Champions si gioca al Bernabeu e all’Allianz Arena ma anche negli stadi di Baku e Thorshavn. Dotare degli stessi sofisticati mezzi tecnologici stadi espressione di un calcio miliardario e stadi espressione di un calcio dilettantistico sarebbe del tutto improponibile, l’unica alternativa sarebbe introdurre il mezzo tecnico solo da un certo punto in poi della manifestazione (ad esempio dagli ottavi), creando però una disparità regolamentare che non può piacere a nessuno. Di qui la predilezione per il più economico giudice di porta che consente di ridurre gli errori arbitrali senza gravare per niente sulle finanze dei club e gravando solo blandamente su quelle dell’UEFA.
balondinero.jpgQuest’ultimo punto si collega direttamente all’ultima possibile ragione, più nascosta ma forse più autentica. La UEFA sta introducendo nel calcio europeo quello che si definisce il fair play finanziario, ovvero delle norme rigide in termini di bilancio che obbligheranno le squadre a ridurre l’indebitamento e limiteranno la possibilità di ripianare i propri debiti grazie a generosi mecenati come accade oggi. Anche se il presidente del Real Madrid Florentino Perez continua a difendere la sostenibilità dei suoi investimenti faraonici è abbastanza chiaro che i grandi club non hanno molto da guadagnare da queste norme che impediranno ai grandi magnati di immettere capitali nel business del calcio e che porterà le squadre di calcio a competere di nuovo sul campo, senza essere in balìa della megalomania di pochi ricconi. D’altronde in Italia, dove chi conta ha meno pudore che altrove nell’influenzare l’opinione pubblica, Galliani ha chiaramente espresso la sua posizione bocciando il fair play finanziario. Insomma, di qui al 2012, quando l’UEFA inizierà a intrufolarsi nei bilanci delle squadre che partecipano alle Coppe Europee, aspettiamoci altri, anche più vigorosi, attacchi all’UEFA. Per parte mia credo invece l’UEFA abbia terribilmente ragione, che il calcio europeo deve essere la competizione tra società che fanno calcio e non tra sceicchi o ricchi scemi che si divertono a dilapidare le risorse economiche della famiglia. Se ai Perez, ai Berlusconi, agli Abramovich la cosa non piace se ne dovranno fare una ragione e sono sicuro che troveranno altri trastulli per passare il tempo a casa propria, senza rovinare il giocattolo che piace a tanti di noi.

31 Maggio 2011

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