Il traghettatore che affonda

L’altra sera è andata in onda la prima puntata di “Ora ci tocca anche Sgarbi” a cui RAI Uno aveva concesso addirittura la prima serata. Devo dire che non ho avuto tempo di guardare di cosa si trattasse e devo dire che non mi dispiace di non avere avuto tempo. Sta di fatto che l’impatto sul pubblico è stato talmente disastroso da indurre la RAI a cancellare le quattro puntate successive previste da contratto. Ancora non è chiaro poi se il contratto sarà comunque onorato dalla RAI e se Sgarbi sarà quindi pagato per l’intero compenso previsto (1 millione di Euro) nonostante l’esito ma vedremo, d’altronde non mi aspettavo che il pagamento del canone sarebbe stato un investimento proficuo… vittorio_sgarbi.jpg
A prescindere però dall’esito della trasmissione, ho l’impressione che il tentativo di riesumare il personaggio Sgarbi, portato avanti con sincero entusiasmo da un drappello di berlusconiani, in nome fondamentalmente dei vecchi tempi, era ed è destinato al fallimento. Questo non deve farci dimenticare però l’impronta notevolissima che Sgarbi ha lasciato nella cultura del nostro paese. Pensiamo un po’ agli anni in cui costui ha iniziato a popolare i talk-show televisivi. Era la fine degli anni ottanta ed eravamo un’Italia abituata a toni moderati, a parole misurate, alle pause di Craxi, all’ironia di Andreotti, alla calma di Forlani. De Mita, solo per la sua accento spiccata, era già considerato un personaggio folcroristico. Eravamo l’Italia del sorriso stampato di Pippo Baudo, un paese che tuttalpiù si indignava quando Mike Bongiorno faceva una delle sue gaffes. Era la fine degli anni ottanta, mica l’anteguerra: ne sono passati poco più di venti ma pare un’altra era geologica. Non esito a dire che Sgarbi fu uno dei personaggi televisivi più importanti nella trasformazione che avvenne in quegli anni attorno ai salotti dei talkshow televisivi (tra i quali in prima fila proprio il Maurizio Costanzo Show). Lui che arrivava con la sua aria da intellettuale, con un fisico slanciato, sfoderando una ragguardevole cultura e discrete doti divulgative e poi, improvvisamente, prima che il pubblico cominciasse ad annoiarsi, iniziava a spararle grosse, ad alzare la voce, ad insultare questo e quello, a trasformare la discussione in rissa verbale giungendo talvolta al limite di quella fisica. La rissa già allora piaceva ma inconfessabilmente, e allora tutti dicevano: “Ma come parla bene questo Sgarbi” anche se in fondo non aspettavano altro che si partisse con i vaffanculo. Se al posto suo fosse arrivato un ometto tarchiatello e sgrammaticato non lo avrebbe considerato nessuno, eravamo un po’ snob in fondo.
Se una parte degli italiani ha fatto outing e oggi si mette davanti alla tv per vedere l’ultima litigata al Grande Fratello o l’ultima rissa all’Isola dei Famosi fiera di sé, è anche grazie a Sgarbi, che ha rivalutato, coniugandoli artificiosamente con la cultura propriamente detta, gli impulsi più belluini che i modelli della civiltà moderna avevano messo in un angolo. Se sia una colpa o un merito lascio a voi giudicare, ma Sgarbi sicuramente in questo processo ha avuto una parte importante, come un traghettatore di una parte della società italiana verso un diverso modello culturale. Adesso però l’outing dell’opinione pubblica è stato completo e le mezze misure non interessano più. Perché ascoltare pistolotti noiosissimi su Longanesi o Pasolini per sentire alla fine magari un paio di urli (peraltro spenti sul nascere perfino dal fido Morgan) quando altrove si possono avere risse, calci e sputi molto più a buon mercato? Il personaggio di oggi è Scilipoti che è proprio come non è Sgarbi: brutto, tarchiato e ignorante. Il suo turpiloquio è più naturale, pare più spontaneo, ha quel quanto di dialettale che lo rende decisamente più appagante, l’urlo esce più schietto, più genuino, come i fruttivendoli al mercato della Vuccirìa. Se volessi fare un talkshow-rissa oggi inviterei Scilipoti mica Sgarbi. Per quanto riguarda i pistolotti culturali ormai sono riservati al pubblico di Saviano che però ormai sta da un’altra parte e se anche, per sbaglio, finisce su Sgarbi cambia canale quando si accorge che Sgarbi non usa la sua tribuna per attaccare camorristi e politici corrotti ma per attaccare i giudici che indagano su di lui.
Sgarbi ha contribuito in anni di insulti, turpiloquio e aggressione verbale dei suoi interlocutori a scavare un solco tra una parte e l’altra dell’audience televisiva, disgustando alcuni e esaltando altri. Oggi si ritrova in mezzo a quel solco e da una parte, così come dall’altra, non lo apprezza più nessuno. Forse un domani il solco si colmerà di nuovo e ci sarà di nuovo bisogno di qualcuno che passi da Balthus al vaffanculo con la stessa naturalezza, oggi Sgarbi è superfluo e il suo declino è irreversibile. Quelli interessati a questo fenomeno sono rimasti in pochi: da una parte quelli come il sottoscritto, che l’hanno subito per anni e oggi sono decisamente sollevati nel vederlo tramontare, ma soprattutto dall’altra quelli che cercano disperatamente di riesumarlo nella speranza di riesumare, con lui, anche sé stessi.

20 Maggio 2011

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