C’è garanzia e garanzia

Ad ogni tornata elettorale italiana scorre, sulle varie fonti di informazione, la lunga lista di pregiudicati, indagati, sospettati, chiacchierati, messi in lista dai vari partiti, chi più chi meno (e quando scrivo “chi più” non c’è bisogno di un grande sforzo di fantasia per capire a chi penso…). E così nascono le solite polemiche tra quanti considerano doveroso il dare la possibilità di presentarsi di fronte agli elettori anche a chi ha o ha avuto qualcosa da spartire con la giustizia e quanti invece considerano inopportuna la candidatura di costoro.
nunzia-stolder-napoli.jpg Anche questa volta i casi scuola non sono mancati: c’è il candidato Pdl a Milano che al telefono con un boss mafioso augurava “di morire come un cane” all’esercente di un locale notturno che si era ribellato al racket, c’è il PD che a Torino candida il vecchio volpone della politica torinese Giusi Laganga più volte sottoprocesso e qualche volta pure condannato, c’è perfino l’esponente della Lega di un comune del bresciano che appena scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare ha subito ripreso la sua campagna elettorale. Il caso però più intrigante è secondo me quello di Nunzia Stolder, figlia di un boss della Camorra candidata a Napoli nelle liste del PdL. Lei ovviamente sostiene di non avere nulla a che fare con suo padre, di aver scelto una strada diversa, ed in effetti non risulta abbia mai svolto attività illecite. Il fatto d’altronde che le colpe dei padri non debbano ricadere sui figli è una massima a cui siamo certamente tutti fedeli. Eppure devo dire sinceramente che io escluderei di votare per la figlia di un boss o per il partito che la candida. Mi devo forse sentire poco garantista?
Il problema sta appunto attorno alle garanzie. La garanzia che è concessa doverosamente a qualunque cittadino è di essere responsabile solo delle proprie colpe, di pagare per le colpe sono quando queste colpe sono accertate nel modo più chiaro ed incontrovertibile, secondo quanto la legge dispone, e di pagare non oltre quanto disposto dal sistema giudiziario, tornando, dopo avere saldato il proprio debito con la giustizia, ad essere un cittadino con pari diritti a tutti gli altri.
C’è però un’altra garanzia da cui i cittadini devono essere tutelati e devono tutelarsi: che chi li governa lo faccia sulla base dei più profondi principi di onestà, disinteresse e perseguimento degli interessi pubblici prima di quelli personali ed è una garanzia che considero prevalente sull’altra perché il rischio che colui o colei al quale affido la gestione del mio paese tradiscano la mia fiducia è elevato tanto quanto lo è il rischio che chi ha le chiavi di casa mia ne asporti tutta l’argenteria. Per questo costui o costei non può essere solo una persona come tutte le altre ma ben al di sopra di esse, una persona di cui mi devo fidare incondizionatamente. Così come nessuno mi può biasimare se preferisco dare le chiavi di casa mia ad un vecchio amico che ad un ex-carcerato, altrettanto non mi si può biasimare se non affido il mio voto a chi ha commesso nel passato reati, è sospettato di averlo fatto o è parente stretto di malavitosi. Si dirà allora: “ma in questo modo si legittima una discriminazione”. Ebbene sì, ma bisogna tenere in buon conto che una carica politica non è un mestiere come un altro: chi ricopre una carica politica rappresenta un paese, una regione, un comune e tale rappresentanza è un servizio che si offre alla collettività, non semplicemente un modo per portare a casa lo stipendio. Chi sia interessato alla politica deve avere ben presente che nella deontologia di un eletto la prima priorità è preservare gli interessi e l’immagine di ciò che rappresenta. In termini di immagine cosa penseremmo se scoprissimo che un ministro colombiano è figlio di un noto narcos e cosa penserebbe dell’Italia il mondo se la signora Stolder arrivasse un domani a far parte di un governo? E’ un pregiudizio, lo so, ma nell’impossibilità di estirpare il pregiudizio dal mondo forse sarebbe meglio pragmaticamente cercare di non alimentarlo. E allora per chi abbia avuto o abbia problemi con la giustizia, per chi abbia parentele scomode, il modo migliore per offrire un servigio al suo paese, alla sua regione, al suo Comune è quello di dedicarsi ad un altro mestiere, a fare altro che non sia la politica. Questo è quello che mi aspetterei dalla signora Stolder, che ha tutto il diritto di condurre una vita onesta e diversa da quella di suo padre ma che ha anche il dovere, se vuole il bene della comunità di cui fa parte, di difenderla dal suo ingombrante cognome.
Difenderla, anche perché da sola non si difende, ed infatti vedrete che Lunedì ci ritroveremo con un esercito di neoconsiglieri pregiudicati, sospettati o figli di boss mafiosi, con le solite devastanti conseguenze per l’immagine del paese.

14 Maggio 2011

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