Una strana requisitoria

Al processo di Napoli su Calciopoli è iniziata Martedì 3 scorso la requisitoria del PM Narducci. Molti aspetti sono stati ovviamente attraversati durante il monologo del Pubblico Ministero ma uno in particolare mi ha colpito: la parte in cui ha difeso il capo d’accusa, quello di frode sportiva, dai molti che in questi mesi ne hanno messo in evidenza la debolezza. Per chi non abbia seguito la vicenda, provo a chiarire le critiche all’impianto accusatorio, pur ben specificando di non avere conoscenze di diritto e di essere quindi esposto alla possibilità di esprimermi in modo del tutto impreciso.
Il processo vuole dimostrare che c’era un’organizzazione costituita dal Direttore Tecnico della Juventus Luciano Moggi, i designatori arbitrali Bergamo e Pairetto e un gruppo di arbitri capeggiati da Massimo De Santis, che intratteneva un rapporto fatto da favori reciproci. Tali favori sarebbero stati costituiti da una parte nel far carriera, dall’altra in piccoli favori arbitrali ben dosati a favori della Juventus o delle squadre che le si alleavano. Il problema è che i  vari elementi a sostegno di questa tesi sono di volta in volta caduti. Dapprima sono venute meno tutte le prove di reciproci vantaggi: da una parte non si è riusciti ad evidenziare neppur un caso in cui ci sia stato un effettivo inquinamento deliberato del risultato di un incontro, dall’altro non si è dimostrato che la carriera dei vari membri degli organi arbitrali si sia giovata dell’organizzazione, nel caso di De Santis poi non è stato nemmeno possibile dimostrare qualunque rapporto di natura non istituzionale con gli altri presunti sodali.  Infine, con la rivelazione di intercettazioni che fino a quel momento erano rimaste nei files della procura, è emerso che non c’era nemmeno un rapporto preferenziale dei personaggi in oggetto, e dei designatori in particolare, con Moggi, rispetto a quelli intrattenuti con i pari grado delle principali squadre rivali, Inter e Milan in particolare.
A questo punto il dubbio viene: se io non ho comportamenti illeciti (il divieto di parlare con i designatori è stato introdotto dopo il 2006), non avendo addirittura comportamenti illeciti che altri avevano (Moggi è uno dei pochi mai scoperti al telefono con un arbitro), se non ho un rapporto personale preferenziale con i designatori, se non ci sono elementi provanti un vantaggio che una della parti avrebbe avuto, come si può parlare di frode? Anche Narducci l’ha capito e quindi si difende (strano ruolo per l’accusa!) in questo modo: “Il reato di frode in competizione sportiva, previsto dalla legge 401/89, prevede due tipi di condotte illecite che integrano ciascuna la condotta di frode. La prima è quella di chi offre o promette denaro ai partecipanti alla competizione al fine di raggiungere un risultato diverso da quello del campo, la seconda di chi compie altri atti fraudolenti volti al medesimo scopo, ed è il nostro caso. Assumono rilievo anche condotte che non riescono a conseguire il risultato previsto dalla legge. La legge punisce anche solo il comportamento, essendo un reato di pericolo. In tema di elemento costitutivo deve cercarsi l’esistenza di dolo specifico, accertarsi che lo scopo dell’alterazione sia presente nella mente di chi compie il reato. Non è quindi importante capire se in una partita di calcio sia stato concesso o meno un rigore, sia stata comminata o meno un’espulsione. La norma ci dice che si rintracciano indici o elementi di prova. Dovremo guardare alle attività effettuate in quel campionato, a ciò che si verifica in altri momenti attraverso la lettura incrociata di conversazioni che avvengono sulle utenze intercettate e quelle che avvengono subito dopo sulle utenze riservate, le dichiarazioni effettuate da persone interrogate.” Peccato che l’unica persona interrogata che ha confermato l’esistenza di questa “organizzazione” sia Nucini, testimone che in aula si è più volte contraddetto, si è mostrato a tratti reticente e soprattutto, allorquando gli è stato chiesto su quali basi fosse certo dell’esistenza dell’organizzazione, ha sempre fatto riferimento a sue intime certezze basate su sensazioni o sull’interpretazioni di frasi sentite qua e là. Nessuno degli altri innumerevoli testimoni ha in alcun modo rafforzato l’ipotesi di esistenza dell’”organizzazione”.
Uno dei più frequenti tormentoni dei colpevolisti è stato inoltre quello delle SIM svizzere, cioè quelle SIM non intercettabili che Moggi aveva, nell’inverno del 2005, acquistato e distribuito in giro tra amici e conoscenti (a suo dire per proteggersi da voci che gli sarebbero arrivate sull’esistenza dello scandalo Telecom) e una parte delle quali si sospetta (pur sulla base di riscontri geografici del tutto arbitrari) che sarebbe andata ad alcuni arbitri. Ma se, come riaffermato da Narducci nella sua requisitoria, il sodalizio fosse addirittura ben precedente al 2004, come si spiega che non ci sia evidenza di telefonate sospette prima della disponibilità delle SIM svizzere? E anche se fossi certo che quelle SIM erano state regalate ad arbitri (e così non è) e anche se con quelle utenze Moggi avesse deciso di iniziare a contattare direttamente gli arbitri (cosa che apparentemente non faceva prima) cosa rende tutto ciò più grave e più fraudolento dei contatti telefonici frequenti che gli arbitri intrattenevano con dirigenti di Milan e Inter?
cervello.jpgTornerei allora sulla frase evidenziata sopra in grassetto per chiedermi come si possa capire ciò che è presente nella mente di chi voglia compiere un reato di frode (sportiva o meno), quando ciò non ha effetti pratici misurabili e riscontrabili, se non attraverso la confessione di costui o dei suoi sodali? In altre parole, anche se nella mente degli accusati ci fosse stata davvero l’intenzione del dolo, se non scopro che qualcuno ha avuto dei vantaggi o se questa intenzione non è stata manifestata in modo chiaro a qualcuno, come faccio a dimostrare che intenzione di dolo c’è stata? E’ anche se ci fosse qualcuno che sostiene che l’intenzione gli è stata chiaramente manifestata (e non è il nostro caso) come farei ad arrivare ad una condanna se non ho alcun riscontro materiale di tali affermazioni?
In definitiva dalla requisitoria di Narducci emerge soprattutto quell’imbarazzo di cui avevo già scritto e che porta questo processo verso una conclusione tutto sommato imprevedibile, ma che rischia comunque di rappresentare una brutta pagina della giustizia italiana: sia nel caso di un’assoluzione, che genererebbe panico in un paese vissuto per cinque anni nel dogma della colpevolezza di Moggi, sia nel caso di una condanna, che suonerebbe un voler salvare la faccia della Procura. Viene quindi come già altre volte un dubbio di fondo: aveva allora senso protrarre così a lungo, fino alla sentenza, un’inchiesta ed un processo per il quale l’accanimento terapeutico pare l’unico reato effettivamente riscontrabile?

6 Maggio 2011

2 commenti a 'Una strana requisitoria'

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  1. roberto molla afferma:

    sei un grande per la chiarezza con cui ti esprimi e per la capacità di riassumere in poche righe le nefandezze del sistema calcio (e di quella che fu farsopoli) e accusatorio di alcuni P.M.

  2. Coloregrano afferma:

    Beh, grazie mille!

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