I nervi scoperti dell’opposizione

monopoli.jpgImmaginate di avere l’abitudine di organizzare tutte le settimane una partita a Monopoli con un gruppo di amici. Ad un certo punto però entra nel gruppo un tizio il quale ha l’abitudine di prendere, quando ne ha bisogno, soldi dal banco a suo piacere. Beh - pensate voi - è scorretto, è contrario ad ogni norma, però effettivamente - fa notare lui - non c’è scritto nel regolamento che non si può: quando gli fate notare che è comunque contrario allo spirito del gioco si inalbera, comincia a sbraitare, minaccia di metterla in rissa e allora, per il quieto vivere, ci si calma tutti e lo lasciate fare, anche perché poi non sa proprio giocare e rischia di perdere lo stesso. Però ogni volta che sta per fallire prende un altro po’ di soldi dal banco e si risistema. Per la verità c’è stata una volta che non è venuto ed avevate pensato di non invitarlo più ma alla fine non vi siete messi d’accordo e la cosa è continuata. Ultimamente la situazione è vieppiù degenerata: fuma, si ubriaca, fa schiamazzi anche a tarda notte, tanto che non avete più il coraggio di guardare in faccia i vostri vicini di casa, le partite sono ormai solo fonte di tensioni e nervosismo, ma non sapete come uscirne. Che in questa situazione ci sia qualcuno al quale viene una gran voglia di rovesciare il tavolo e mandare a monte la partita a Monopoli mi pare qualcosa di prevedible e comprensibile. Certamente è una reazione emotiva e non condivisibile, ma non c’è da stupirsi, né da scandalizzarsi.
Ed invece stupore e scandalo ha suscitato l’articolo di Asor Rosa pubblicato un diecina di giorni fa dal Manifesto, tanto che oggi, che sono tornato da una settimana di vacanza lontano di Internet, lo ritrovo ancora d’attualità. Per chi non abbia letto il pezzo, l’intellettuale ha ipotizzato una sostanziale sospensione della democrazia per deporre l’attuale classe politica al governo, corrotta e screditata, con una sorta di golpe bianco. Ovviamente le polemiche non sono state poche, anche se forse meno di quello che ci si potrebbe aspettare in un paese davvero democratico. A parte le reazioni veementi della intellighenzia berlusconiana, gli altri commenti (segnalo Battista sul Corriere) ruotano intorno a due elementi tutt’altro che originali: il primo è l’ostinato negazionismo rispetto ai pericoli che le democrazia corre in Italia, il secondo è il mantra per il quale l’Italia non berlusconiana considererebbe i successi di Berlusconi come una maledizione e non si chiederebbe mai come mai Berlusconi vinca così spesso le elezioni. In realtà ho l’impressione che l’Italia non berlusconiana (e anche buona parte del resto del mondo) si chieda spesso come mai Berlusconi abbia più volte convinto gli italiani a rivotarlo, molti rimangono senza una risposta, altri una risposta ce l’hanno ed è ben chiara. La mia personale risposta è che Berlusconi e i suoi hanno costruito un sistema di progressiva occupazione e militarizzazione dei media che consente loro di mantenere una posizione di potere sufficiente a presentare ad un segmento dell’elettorato, quello che si abbevera alle tv ed ai giornali “occupati”, una realtà costruita in laboratorio, ogni elemento della quale viene modellato per mantenere il consenso. In questo modo un segmento consistente dell’elettorato vive come se fosse sottoposto al giogo di una dittatura, perché le uniche fonti di informazioni a cui si fornisce gli dicono tutte la stessa cosa, esattamente come accade in un sistema dittatoriale. Poi c’è il resto dell’elettorato, quello che naviga su Internet, che legge quotidiani non militarizzati o semplicemente quello che si affida ancora ai rapporti interpersonali. Non trascurerei quest’ultimo elemento: in fondo, quando anche le fonti di informazioni meno schierate sostenevano che Berlusconi aveva risolto il problema dei rifiuti a Napoli, chi mi diceva che non era affatto vero erano, all’unanimità, le persone che vivono a Napoli che conosco personalmente. Questo elettorato demilitarizzato è la spina nel fianco di Berlusconi ma anche la sua arma segreta, perché è grazie a loro, alla loro esistenza e fiera opposizione, che la democrazia italiana resiste come simulacro: quando in un paese la maggioranza dell’elettorato può dire chiaramente di ritenere Berlusconi un incapace come si fa a dire che non siamo in democrazia? Eppure i vantaggi di una democrazia, ovvero il pluralismo, il ricambio continuo della classe dirigente, la sua efficienza, sono inesorabilmente annullati, così come sono compromessi la separazione e l’equilibrio tra i poteri. Questi sono però aspetti che inquietano solo pochi, la maggioranza delle persone crede ed è convinta che siamo in una evolutissima democrazia e questo lo pensano non solo quelli che votano Berlusconi ma anche molti di coloro che non lo votano. Certo, sarebbe bastata una legge sul conflitto di interessi, sarebbe bastato scrivere nero su bianco che chi ha incarichi politici non può detenere, direttamente o indirettamente i media, ma questa legge non è stata fatta e non è stata fatta perché, anche quando la maggioranza per farlo c’era, al momento buono succedeva sempre qualcosa che lo evitava, ma soprattutto perché è estremamente difficile, in democrazia, approvare una legge che impedisca al leader di uno dei due principali schieramenti di presentarsi alle elezioni, per quanto sia una legge che ogni paese democratico dovrebbe darsi, e questo per gli stessi motivi per cui è una fesseria parlare di golpe bianco o altre amenità ipotizzate da Asor Rosa.
E qui vengo al contenuto dell’articolo che è, a mio avviso, una grossolana stupidaggine, non perché l’analisi sulla degenerazione della democrazia sia sbagliata, ma perché la conclusione di Asor Rosa obbedisce alla stessa razionalità di colui che manda all’aria il tavolo del Monopoli. Il patto democratico che in questi sessantacinque anni di democrazia è stato rispettato è un patto tra cittadini, tra i cittadini che votavano DC e quelli che votavano PCI, tra quelli che votano PDL e quelli che non lo votano, tra quelli che guardano il TG4 e quelli che leggono i blog. Mandare all’aria il tavolo significa mandare all’aria questo patto, con conseguenze ben più nefaste del non-governo di un vecchio maniaco sessuale. In Italia ancora adesso abbiamo delle difficoltà a riconoscerci unitariamente in un processo storico, quello della Resistenza, che ci liberò da un regime che aveva fatto macerie del paese nella follia della Seconda Guerra Mondiale: quanti secoli ci vorrebbero perché gli italiani accettino il rovesciamento di un regime che tuttalpiù ha fatto crollare una casa a Pompei? Il patto democratico va salvaguardato e onorato fino in fondo, anche se è ormai ridotto a simulacro. Il tempo gioca a favore di chi in Italia vuole un sistema politico pluralista in cui una destra e una sinistra moderna si confrontino ad armi pari: Internet sta soppiantando la televisione ed anche la televisione diventa sempre meno monopolizzabile. Ho l’impressione che gli italiani ostaggi della cappa mediatica berlusconiana vi stanno lentamente sfuggendo: mettere proprio oggi in crisi il patto democratico è folle ed irresponsabile. L’unico effetto che quello che ha scritto Asor Rosa può sortire è che qualcuno che se ne stava allontandando ritorni sotto la cappa. Ci sarà pure in giro per l’Italia un pensionato che aveva quasi deciso il 15 Maggio di andare a trovare la nipotina che compie gli anni anziché andare a votare per Silvio, e che dopo aver letto che c’è nell’opposizione chi vuole organizzare un golpe cambi idea e rientri nei ranghi.
Se Asor Rosa, anziché scrivere quell’articolo, ne avesse scritto uno sull’attualità di Carlo Michelstaedter e avesse, con il ricavato, regalato una linea DSL a quel pensionato avrebbe fatto sicuramente un miglior servigio alla democrazia.

2 Maggio 2011

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs