L’ultima cena di Leonardo

leonardo.jpgCi sono state tante volte che, da questo blog, ho criticato il movimento ultrà, per le sue degenerazioni violente, per la sua insofferenza ad ogni controllo, ad ogni elemento di legalità, per l’aver trasformato gli stadi e le loro curve in un Far West in cui vigono una legge e dei rapporti sociali diversi da quelli che vigono al di fuori di essi. Ci sono volte però che la passionalità che caratterizza profondamente queste organizzazioni non assume la veste aberrante e abbruttita della violenza, ma quella di un insospettato senso estetico, che non può non generarmi simpatia per non dire ammirazione. Mi riferisco in particolare a quanto accaduto in occasione del derby milanese di Sabato.
Faccio una breve premessa per i profani: l’allenatore dell’Inter Leonardo fu per molti anni un grandissimo giocatore del Milan fino a diventarne quello che si definisce una “bandiera”, ovvero un giocatore che i tifosi identificano con la squadra stessa.  Quando l’ex-giocatore brasiliano è diventato allenatore dell’Inter, il passaggio all’altra sponda di Milano è stato considerato come un tradimento. La coreografia organizzata Sabato sera dai tifosi milanisti era tutta imperniata su questo tema, ma la realizzazione è stata, a mio avviso, splendida. Un gigantesco striscione ritraeva “L’ultima cena” (inteso come soggetto artistico caro ad un altro Leonardo) con tanto di cavalletto sottostante realizzato esponendo cartoncini multicolore. La riproduzione era condita da qualche elemento innovativo rispetto alla tradizione iconografico, come i boccali di birra disposti sulla tavola. Va da sé che, nella riproduzione dell’Ultima Cena, Leonardo (l’allenatore) era identificato con il discepolo traditore Giuda Iscariota, messaggio rafforzato da altri striscioni come “Giuda Interista” o “Per 30 denari amore a prima vista”.
Per carità, l’idea della bandiera è illusoria in un mondo assolutamente professionistico e fa parte di una retorica settaria e di clan, ma queste logiche sono la terra fertile da cui cresce quell’espressione di entusiasmo e passione che porta a spendere tempo e denaro per organizzare una simile coreografia e che costituisce la parte bella dell’Ultrà. Purtroppo dalla stessa terra germina anche l’altra componente, quella aberrante e violenta che vede nell’avversario un male assoluto da combattere in ogni modo e senza alcun freno. Riusciremo mai a scinderle? Riusciremo mai ad avere stadi belli, entusiasti e gioiosi ma privi delle insidie di bombe carta, spranghe e coltelli?

6 Aprile 2011

2 commenti a 'L’ultima cena di Leonardo'

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  1. massimiliano afferma:

    bah… concordo sul concetto. ma non con l’esempio del derby di milano… che forse e’ davvero l’esempio di chi fa il tifoso per professione e non per passione.
    di tasca loro non ci mettono niente.
    e sfruttano la passione di tanti ragazzini per lavorare alla coreo… quando i pochi noti viaggiano in cayenne….

    non e’ l’ultra’ da solo che vede nell’altro una componente da combattere.
    e’ nella societa’ il desiderio (sbagliato) di primeggiare ricorrendo anche alla violenza. e lo stadio microcosmo non di certo di accademici della crusca e’ uno dei luoghi a rischio degenerazione. come lo e’ la discoteca. come lo sono i licei nelle occupazioni. come lo sono le piazze.

    Anche io che ultras lo sono stato sono riuscito per 10 anni a scindere i due aspetti. passione e partecipazione dalla violenza.
    tranne che in un caso….. e spero mi crederai… quel giorno… tutti me compreso ce la misero tutta per evitare quanto accaduto….

    ai miei tempi mi piaceva pensare che non e’ l’ultra’/ultras che nasce violento. e’ l’uomo che nasce violento.
    l’ultra’/ultras e’ uomo ed e’ uomo in una comunita’ ristretta… chiusa… sua… fatta di ideali (magari esagerati) e di vita di gruppo. come una comitiva allargata…

  2. Coloregrano afferma:

    Il mio commento sullo striscione di Milano si limitava a mettere in relazione il risultato, dal mio punto di vista splendido, con la causa, ovvero la passione che pervade il mondo ultrà, identificandovi uno degli aspetti positivi di questo fenomeno. Il fatto che poi ci siano capi ultrà che lucrano su questa passione, come sembri accennare, è cosa che mi è nota (non so se a Milano più che altrove) ma su cui non ho abbastanza elementi per pronunciarmi.
    Sono d’accordo con te sul fatto che sia l’uomo a nascere violento e penso d’altra parte che siano proprio le passioni dell’uomo a generarne la violenza, allorquando si rende il resto della realtà impermeabile a sé e se ne escludono altre passioni che ne mitigherebbero gli effetti dirompenti. L’ambiente ultrà per il suo settarismo, per la fenomenologia della partita e per tanti altri motivi è un ottimo terreno per coltivare questi effetti perversi. Ho però l’impressione che le istituzioni calcistiche e non calcistiche abbiano fatto negli anni pochissimo per evitare che la passione per il calcio determini questi effetti aberranti e questo probabilmente perché gli stadi sono considerati dei contenitori nei quali la violenza può esplodere senza drammi. Io invece reclamo personalmente il diritto di un appassionato di calcio che voglia recarsi allo stadio di farlo senza rischiare di finire in ospedale e chiedo che allo stadio si possa essere protetti dalla violenza altrui esattamente come in qualunque altro luogo pubblico.

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