Il fascino della demagogia

CLANDESTINIIl Movimento Cinque Stelle si è sempre segnalato per una circospetta collocazione tra i fronti di sinistra e destra. Ho sempre trovato questo un atteggiamento soprattutto tattico, più che un segno di novità politica. Avendo a che fare con un’opinione pubblica italiana per la maggioranza legata più ad un’appartenenza emotiva alla destra e alla sinistra che ad una preferenza razionale per uno dei due (o più di due) fronti, nel Movimento 5 Stelle si è pensato probabilmente di massimizzare la propria capacità di sottrarre voti sia a destra che a sinistra presentandosi come forza politica trasversale a queste due categorie. Fino ad ora però il Movimento era parso cimentarsi più su temi cari all’elettorato di sinistra: l’ecologia, l’anti-nuclearismo, il no-TAV, l’acqua pubblica e così via… Ultimamente però noto apparire sulla blog di Beppe Grillo (da sempre riferimento del movimento) un numero crescente di post sul tema dell’immigrazione, che riecheggiano luoghi comuni cari alla Lega: “In Italia l’immigrazione non serve perché siamo un paese pieno di disoccupati”, “Siamo un paese ad altissima densità abitativa”, “L’Europa non fa nulla” (tema questo di scottante attualità). Val sempre la pena di ricordare a proposito di queste affermazione alcune cose.
Innanzitutto i dati ISTAT ci dicono che negli ultimi tre anni il numero di stranieri occupati in Italia è cresciuto di 600.000 unità a fronte di una riduzione di un milione degli occupati italiani, non c’è quindi un legame tra disoccupazione e capacità di assorbire manodopera, l’analisi dovrebbe semmai andare al motivo per cui c’è questa sostituzione nel mondo del lavoro e non tanto al fenomeno dell’immigrazione in sé che ovviamente è finalizzata ad una riduzione del costo del lavoro di determinate professioni poco qualificate. Un’analisi seria dovrebbe quindi andare alla ragione del motivo per il quale in Italia riusciamo a creare posti di lavori poco qualificati e ne perdiamo di più qualificati.
Per quanto riguarda la densità abitativa questo è un dato rilevante in un mondo agricolo, in un’economia industriale e di servizi la densità abitativa diventa un fattore di nessun peso: per quanto sia più in alta in Italia che altrove non abbiamo certo problemi a trovare lo spazio per costruire una fabbrica, un’officina o un ufficio laddove il dinamismo dell’economia lo richieda.
Del punto sull’Europa ho già parlato due giorni fa. L’Unione Europea non fa nulla di più che stanziare fondi e aiuti (che comunque non è poco) per arginare l’immigrazione, semplicemente perché non ha nessun potere coercitivo nei confronti dei paesi membri e non ce l’ha perché i paesi membri, compresa l’Italia, sono sempre molto restii a concedere troppo potere all’UE tranne poi lamentarsi per la sua inerzia quando sono in difficoltà.
Complessivamente si tratta quindi di argomenti privi di fondamento. Perché allora quest’improvvisa fascinazione per la demagogia da immigrazione? Ho l’impressione che nelle ultime settimane la prospettiva sempre più concreta, confermata dai sondaggi, che una coalizione di sinistra abbia delle chance di superare quella berlusconiana alle prossime elezioni ha ricompattato l’elettorato progressista sotto le tradizionali bandiere e l’ormai incontrollabile delirio di Berlusconi non fa che rafforzare sempre più questa tendenza. Dall’altra parte ci sono: un elettorato leghista che appare sempre più confuso dall’indifferenza del partito verso la degenerazione politica in atto nel PdL, dalla incapacità dimostrata nel gestire l’emergenza profughi, dalla sensazione che la Lega sia ormai diventata la quintessenza della politica mangiona e inefficiente che era nata per combattere, e c’è poi un elettorato non-leghista ma di destra sempre più insofferente alla guerra continua tra Berlusconi e Fini, indignato dalla paralisi del governo e molto tentato dal non-voto o da un voto di protesta. E’ quindi possibile che si cerchi di raccogliere consensi anche da quella parte? E’ possibile e non c’è nemmeno molto di cui scandalizzarsi: la politica è sempre per una parte costruire il futuro, per un’altra parte trovare elettori che ti sostengano in questo tentativo anche a costo di ridefinirlo. C’è da semmai da chiedersi che cosa c’è allora di nuovo in tutto ciò rispetto ai partiti tradizionali, rispetto a quella vecchia politica che tutti vorremmo superare ma nei giochetti della quale poi ricadiamo.

15 Aprile 2011

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