L’alcol come nuova forma del Male

vino_birra.jpgE’ successo giorni fa che un ragazzo inglese sia stato picchiato a Campo dei Fiori a Roma, a causa dell’audacia con cui davanti alla folla aveva improvvisato uno striptease. A quanto sembra le movenze del ragazzo avrebbero mosso alla violenza la mente di un paio di ragazzi disturbati che poi si sono dileguati tra la folla. Quello che di questa vicenda mi ha colpito è la reazione di Alemanno che ha puntualizzato: “L’episodio accaduto domenica a Campo de’ Fiori ci indica che purtroppo dobbiamo tornare a utilizzare le ordinanze che, in passato, hanno limitato l’utilizzo dell’alcol nelle zone della movida“. Trovo curiosa l’idea che di fronte ad un pestaggio legato a disturbi psicologici di un paio di ragazzi problematici si dia la colpa all’alcol. A dir la verità non mi pare nemmeno chiaro a cosa si riferisca Alemanno, se ha ragioni per pensare che gli aggressori fossero ubriachi o se invece pensa che lo fosse l’improvvisato spogliarellista, e quindi consideri ovvia conseguenza la reazione di chi, di fronte all’esibizione di parti intime maschili, reagisca con calci e pugni. Provo ad escludere la seconda delirante ipotesi, anche se, considerando il personaggio di cui si parla, non sono proprio sicuro di far bene. Rimango comunque sempre basito di fronte al fatto che un’autorità pubblica, di fronte a fatti di violenza o di violazione inconsulta delle regole, possa ricondurre tutto all’alcol, anziché alla responsabilità di chi, avrà anche bevuto troppo, ma è comunque ancora in grado di decidere se prendere a cazzotti o no il prossimo. Non so a voi ma a me è capitato alcune volte di bere più del normale e mai mi è venuta la tentazione per questo di prendere a pugni qualcuno per futili motivi. Ho l’impressione che ci sia qualcosa di sbagliato in una cultura che esonera la responsabilità personale al punto da dire che è l’alcol che ti fa compiere gesti sconsiderati. L’alcol annebbia i riflessi ma non trasforma una persona equilibrata in un disturbato mentale.
D’altronde dello strano rapporto dell’Italia di oggi con l’alcol parla anche il codice della strada. Se viaggio in auto a cinquanta all’ora con la cintura allacciata, dando le giuste precedenze, ma ho bevuto una birra media doppio malto rischio un’ammenda da 800 a 3.200 euro e l’arresto fino a sei mesi, nonché la sospensione della patente di guida da sei mesi ad un anno. Se mi infilo scientemente contromano in autostrada, con buona probabilità di causare qualche incidente mortale, magari per provare un po’ di brivido, me la cavo con una sanzione da 302 a 1.207 euro e 10 punti di patente persi. Che senso può avere tutto ciò? Che senso hanno del resto le crociate contro la guida in stato di ebbrezza, quando l’incidenza sul totale degli incidenti d’auto è marginale?
Che sia che quella sostanza così gradevole al palato è candidata ad essere il Male del terzo millennio? Fosse mai che scopriamo che il mondo materialista del ventunesimo secolo non possa far a meno del concetto di Male e lo abbia trasposto prima sulla droga (che però ha il problema di essere illegale e quindi non si vede) e ora sull’alcol? Potremmo scoprire che l’uomo di oggi non ce la fa ancora ad accettare che è semplicemente lui stesso che decide, in tutta libertà, di passare con il rosso, di non dare la precedenza, di non rispettare le distanze di sicurezza, di viaggiare oltre i limiti di velocità, di pestare uno che ha un rapporto con il proprio corpo diverso dal suo.

23 Aprile 2011

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