Alitalia fa il suo giro

Un film, attualmente nelle sale, che ho trovato veramente molto gradevole è “Il vento fa il suo giro” di Giorgio Diritti. Racconta la storia di una famiglia francese che si trasferisce in un paese della Val Maira per allevare le sue capre. L’accoglienza dei paesani inizialmente fredda, diventa rapidamente ostile, fino a consigliare al poveretto di tornarsene a casa.
Trovo curiosa la coincidenza temporale dell’uscita del film con la vicenda Air France/KLM-Alitalia. Certo, Air France non è venuta qui per amore delle vallate italiane ma per fare un affare, ma questo non dovrebbe in teoria essere peccato. Ogni tanto però mi chiedo: “Che cosa penserei dell’Italia se fossi al posto dei manager di Air France a cui è stata affidata la trattativa?”.
Non dimenticherei che una prima di discesa di Air France in Italia si ebbe nel 2004 quando ad Alitalia venne proposto di partecipare alla fusione tra Air France e KLM. Le condizioni che Air France poneva erano il risanamento e la privatizzazione. Ovviamente non se ne fece nulla e si decise di tirare a campare aspettando qualche fantomatica cordata italiana che già allora era un’entità immanente nel contesto economico italiano. Da allora la situazione di Alitalia è ulteriormente peggiorata fino all’orlo del fallimento.
Nel 2007 poi, di fronte alla prospettiva di una vendita, si sono presentate tre candidature all’acquisto: la strana cordata Baldassarre, la proposta di Airone di privatizzare Alitalia nazionalizzando Airone e la proposta di Air France-KLM. Le prime due si sono sfilate rapidamente ed è rimasta la terza. Non si tratta di un’opera buona, certo, si tratta di completare una transazione tra una società che sta costruendo la più grande compagnia aerea europea ed un’altra che perde 1 milione di Euro ogni giorno che passa. La conclusione sembrerebbe scontata ed invece nasce la protesta, perché Air France scopre che ci sono gli esuberi, perché Air France scopre che forse una compagnia aerea dovrebbe decidere da dove far partire i suoi voli su base economica e non politica. Sono scoperte che però agli strani italiani non piacciono e, chi gli italiani li capisce e ragiona come loro, sale in cattedra. E così lo schieramento di centro-destra, che trova una innovativa sintonìa con la sinistra radicale ed i sindacati, costruisce le sue barricate per dilazionare in ogni modo la decisione a dopo il voto, aumentando le perdite della compagnia e rendendo la situazione sempre più precaria. Qualcuno si diverte ad inventare altre cordate tanto per prendere tempo, qualcun altro si erige a paladino degli interessi della Padania, qualcun altro invece difensore dell’italianità, fino a giungere al climax del prode Balilla italico che urla agli arroganti stranieri “Se andrò al governo mai la cessione ad Air France”. Insomma, finiremo col vedere l’AD di Air France-KLM Jean-Cyril Spinetta, come il protagonista del film di Diritti, caricare sul carro le sue capre e far ritorno dall’altra parte delle Alpi? Forse no, anche perché alternativa non c’è, ma se succedesse troveremmo sicuramente un modo per spiegare a noi stessi che hanno torto loro.

Come dice ad un certo punto del film Chris Heraud (Alessandra Agosti), la moglie del pastore francese: “Questi italiani sono strani“.

31 Marzo 2008

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