De minimis non curat praetor

Massimo CacciariIn una recente intervista l’ex-sindaco di Venezia Cacciari (ultimamente protagonista di varie uscite curiose) si è lamentato del fatto che, facendo il Sindaco, ci si trovi a combattere contro una serie di problematiche banali e minimali che sottraggono tempo alle esigenze più strategiche e di larghe vedute. Gramellini su La Stampa ha ripreso questo commento nei giorni seguenti sottolineandone l’assenza più che altro di pragmatismo. Eppure in quelle parole personalmente non ho trovato tanto lo sfogo di un filosofo disadattato traumatizzato dal contatto che ha avuto con la realtà, ma ho ritrovato ben di più molte delle discussioni salottiere su come la politica debba approcciare i temi di ordinaria amministrazione: la sicurezza, il traffico, la convivenza civile quotidiana.
Qualcuno si ricorderà ancora della polemica che lacerò l’allora governo di centro-sinistra a proposito dell’ordinanza del Comune di Firenze contro i lavavetri. Uno degli argomenti più frequenti di quella polemica era: “Prendersela con i lavavetri? Scherziamo? Bisogna combattere il racket, la Mafia, la Camorra!” Il punto è che l’amministrazione di qualunque organizzazione, da un condominio ad un Comune, presuppone una visione delle esigenze presenti e quotidiane insieme a quelle future e strategiche. Ignorare le une o le altre è comunque deprecabile.
Uno degli spartiacque più comuni in politica è tra quelli che considerano più urgente la cura delle problematiche quotidiane (definiti comunemente conservatori) e quelli che invece considerano prioritario il disegno di un processo di sviluppo strategico in armonia con l’evolversi delle condizioni al contorno (definiti comunemente progressisti). Personalmente mi riconosco di più nei secondi semplicemente perché, a mio avviso, la tendenza a far pesare di più il piatto della bilancia che guarda alla pancia dei cittadini è vizio diffuso, ma non si può governare senza occuparsi della strada da asfaltare, del lavavetro arrogante, degli schiamazzi notturni. Ho l’impressione che la tendenza, purtroppo molto diffusa in Italia, a vedere la politica come una lotta del bene (il nostro partito) contro il male (gli altri) porti a pensare molti di quelli che si riconoscono in un fronte progressista che chi governa in nome suo debba necessariamente tralasciare quali inutili perdite di tempo l’amministrazione del quotidiano, e chi non la pensi così viene subito etichettato come conservatore se non populista. Cacciari non esprime altro che lo scontro di questa visione, ahimé molto diffusa, con la dura realtà che ci si ritrova sul campo.
La realtà è poi semplicemente che non è accettabile che chi ci governa faccia necessariamente una scelta e che chi non sappia organizzare contemporaneamente la gestione dell’ordinaria amministrazione con una visione strategica non è semplicemente in grado di svolgere un ruolo di governo.

29 Marzo 2011

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