L’ingenuità di Fini

Intervistato Domenica da Maria Latella su Sky, il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha commentato una frase pronunciata nei giorni precedenti da Berlusconi “Con la riforma della Giustizia non ci sarebbe stata Tangentopoli”, dichiarando quanto segue:“Che significa? Che un sistema di corruzione non sarebbe stato svelato? È evidente che se per Tangentopoli si intende un sistema diffuso di corruzione, voglio trovare qualcuno che dica che sarebbe stato meglio tenerlo nascosto.”. Fossi in Fini proverei a cercare quel qualcuno tra quelli con cui ha mangiato la merenda per quindici anni.


Io voglio essere comprensivo: ci saranno stati dei compromessi a cui scendere, ci saranno stati dei bocconi da mandar giù, ma il nostro Fini è stato per quindici anni fedele alleato di quelli che cercano di convincerci che la corruzione in Italia è un’invenzione dei giudici. Il risultato è stato il disfacimento della destra italiana trasformata nel partito della corruzione e del malaffare, senza legge e senza limiti. Ora Fini si è svegliato dal torpore è ha deciso di risfoderare vecchi cavalli di battaglia della destra, messi in soffitta da Berlusconi, come legge e legalità. E’ un tentativo lodevole e spero che abbia più successo di quello che ha conseguito finora, ma sarebbe più onesto non nascondere dietro una foglia di fico la cloaca in cui Fini, negli ultimi quindici anni, ha contribuito a trasformare la destra italiana. Nessuno gli impone le scuse formali, nessuno gli chiede di camminare sui ceci, ormai in questo disgraziato paese un malfattore pentito lo consideriamo già una benedizione, ma almeno Fini non ci prenda per i fondelli, per favore…

15 Marzo 2011

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