La testa di Khartoum

cavallopadrino7.jpgIn genere anche i meno appassionati di cinema hanno visto almeno una volta “Il Padrino“, film di Francis Ford Coppola ispirato al romanzo di Mario Puzo. Per chi non se lo ricordi Khartoum è il nome del cavallo preferito del produttore Jim Woltz, a cui la famiglia Corleone ha fatto una proposta che per il momento ha respinto. In una delle scene più celebri del film, il produttore, svegliandosi al mattino, si accorge che le sue lenzuola sono intrise di sangue e scopre in fondo al letto la testa del suo cavallo decapitato. E’ un’immagine che deve simbolicamente trasmettere un concetto molto semplice: abbiamo un obiettivo chiaro e non abbiamo nessuno scrupolo a perseguirlo a costo di lasciarci per strada le vittime più innocenti.
Provo a spiegarvi perché ho ripensato a quella scena quando ho visto la presentazione della riforma della giustizia voluta da Berlusconi e dai suoi accoliti. Inizio col ricordare che la riforma della giustizia appena proposta è una riforma costituzionale e quindi necessita prima di tutto di un doppio passaggio parlamentare, quindi con approvazione di entrambe le camere per due volte a distanza di almeno tre mesi. Nel caso in cui la riforma venga approvata dai due terzi di entrambe le camere essa entra in vigore, ma in caso di maggioranza semplice, perché entri in vigore viene richiesto un referendum confermativo. E’ vero che anche a sinistra non manca chi si frega le mani di fronte ad una magistratura al guinzaglio, tuttavia escludo che il centrosinistra possa votare a favore ed è quindi pressoché certo che si andrà al referendum. Un sondaggio della IPSOS dice che il 54% degli italiani pensa che la riforma della giustizia serva solo a Berlusconi, e solo il 37% la ritiene indispensabile, ma oltre a questo terrei soprattutto conto del fatto che la parte dell’elettorato contraria alla riforma è sicuramente oggi molto più motivata della restante parte e, in caso di referendum, e quindi in cui la motivazione diventa decisiva nell’esito, difficilmente potrebbe divenire minoranza. Considerando poi che il referendum si svolgerebbe, considerando l’intero iter, tra un paio di anni quando la popolarità di Berlusconi rischia di essere ancora più bassa del presente, le prospettive che la situazioni migliori sono poche. Ricorderei infine che quando nel 2006 si votò per la precedente riforma costituzionale voluta da Berlusconi, sulla quale tra l’altro i leghisti sembravano molto più motivati, i contrari conseguirono un clamoroso successo. In definitiva la riforma non ha nessuna chance di approdare a felice conclusione. Ma allora qual è il suo senso? Direi che è lo stesso della testa del cavallo, un atto di per sé inutile e distruttivo ma che deve veicolare un messaggio forte verso la magistratura: ovvero che il clan che Berlusconi capeggia non si fa nessuno scrupolo a smantellare l’ordinamento costituzionale italiano pur di salvare il suo capo: il cavallo è appunto l’Italia, la sua costituzione, la sua speranza di combattere la corruzione della politica e di chi vive alla spalle della politica. La magistratura è chiamata a prendere atto di ciò e a ridurre a più miti consigli la Procura di Milano, sistemando opportunamente, come già fatto in passato, i processi del Premier e trovando così la via d’uscita a questo tunnel in cui si è cacciato il sistema Italia.
La via d’uscita questa volta non può essere però solo la classica prescrizione, il classico collaboratore che si assume tutte le colpe giurando di non aver mai detto nulla al grande capo; bisogna considerare che questo è un caso diverso rispetto agli altri processi a Berlusconi: a differenza di tangenti o appalti la prostituzione è qualcosa che tutti possono capire e solo pochi fedayyn credono davvero che Ruby potesse venire ad Arcore solo per una cena in compagnia. Berlusconi quindi ha bisogno di un’assoluzione completa e questo è quello che sta chiedendo alla magistratura con questa e altre esibizioni muscolari.
Non saprei nemmeno ipotizzare se, come per le altre minacce (ovvero le altre riforme), non se ne farà poi nulla oppure la riforma sarà condotta fino al disastro finale, ma intanto la testa del cavallo è lì e ci ricorda che chi oggi canta il de profundis del Premier potrebbe avere anche lui un risveglio simile a quello del produttore Woltz.

11 Marzo 2011

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