La corsa ad ostacoli dello studente universitario

Secondo le ultime rilevazioni laureati e iscritti sono in calo nelle università italiane. Tutto ciò accade in un paese già afflitto del problema di una scolarizzazione bassa rispetto agli altri paesi europei. Fino a ieri si sosteneva che il problema stava soprattutto nella percentuale scarsa di iscritti che arrivavano alla laurea, accusando di ciò la pigrizia degli studenti italiani, oggi però ci troviamo a dover fare i conti anche con una contrazione di coloro che scelgono l’università. Perché accade tutto ciò? Era prevedibile?
tagli_universita.jpgNon sono riuscito a trovare dati nazionali ma la mia esperienza personale è sicuramente di crescita delle tasse universitarie che: da quando mi sono iscritto all’università (estate 2007) le tasse sono costantemente cresciute fino ad un totale del 30% e d’altra parte i tagli del governo legittimano il ricorso degli atenei agli aumenti delle rette. Questo però significa uno sforzo in più per quelle tante famiglie per le quali mandare i figli all’università è uno sforzo economico importante, e significa anche che un numero sempre maggiore di studenti si trovano costretti a trovarsi un lavoro da portare avanti in parallelo allo studio. La politica di chiusura delle sedi decentrate, sponsorizzata dal governo negli ultimi anni, rende ancora più difficile il compito delle famiglie che non abitino in una città universitaria e chi deve pagarsi un alloggio ancora più facilmente si ritrova a lavorare e studiare. Sempre in un’ottica di riduzione delle spese, presso la Facoltà che frequento, Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, negli anni gli appelli d’esame si sono progressivamente ridotti ed oggi sono solo più sette a fronte di una dozzina di esami annui (almeno in Scienze della Comunicazione). Questo naturalmente danneggia soprattutto gli studenti lavoratori che, avendo parte della giornata impegnata dal lavoro, sono molto più in difficoltà a preparare più esami in parallelo. Gli effetti di tutto ciò sono evidentemente il prolungarsi della durata media degli studi, visto che molti studenti si rassegnano a procedere lentamente verso la laurea, anche se naturalmente conseguire una laurea a 30 anni non vale quanto raggiungerla a ventidue.
Con tutte queste premesse l’Università di Palermo si è inventata un ulteriore sgambetto agli studenti nella loro corsa ad ostacoli verso la laurea. L’ateneo siciliano ha infatti deciso di fissare un termine ultimo entro il quale gli studenti si dovranno laureare: Marzo 2014. Ovviamente la decisione è retroattiva, ovvero investe anche chi si è iscritto all’università e ha pagato per anni le tasse universitarie facendo conto di non avere vincoli temporali ed ha impostato il suo obiettivo di studio in questi termini ed ora si trova a dover rivedere i tempi della propria vita o, in alternativa, buttare dalla finestra anni di rette pagate, oltre al tempo dedicato allo studio, naturalmente.
Va da sé che, con tutte queste premesse, è più che prevedibile che un ragazzo che raggiunge il diploma di scuola secondaria sia sfiorato dal dubbio che anni di sacrifici propri e della propria famiglia non valgano quel foglio di carta che in molti casi non è indispensabile e nemmeno troppo utile per salire nella scala sociale. Il problema è che temo non siano queste le premesse perché lo stivale italico entri nel terzo millennio, anzi lo predispongono probabilmente a riprendere posto nel secondo. E’ con l’alta scolarizzazione che i paesi emergenti hanno abbandonato il terzo mondo. Con questa descolarizzazione l’Italia nel terzo mondo rischia di piombare.

8 Marzo 2011

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