A me Martinez fa pena

Jorge Martinez, Juventus TurinLo dico senza cattiveria: è vero che i giocatori di calcio sono strapagati e ritrovarsi insultati e derisi da migliaia di persone può essere un piccolo svantaggio a fronte di un ingaggio principesco, però non riesco a trattenere un sentimento di compassione verso chi non si meriti i dileggi e i fischi che sono piovuti Sabato sera sull’uruguagio. Non mi fanno pena i giocatori spocchiosi e presuntuosi che si irretiscono come primedonne isteriche alle prime difficoltà: mi fanno invece pena i giocatori che si sfiancano in sforzi sovrumani per fare il meglio che le loro possibilità consentono, ma si scontrano contro i propri invalicabili limiti e si ritrovano ad essere trattati come traditori della causa, vittime solo dell’incompetenza di chi li ha scelti. Jorge mi suscitò questo sentimento la prima volta che lo vidi giocare, quest’estate al vernissage di Villar Perosa, e continua a suscitarmi la stessa impressione ora, dopo la tristissima serata passata di Sabato, passata a sbattere la testa contro la difesa del Milan, come un moscone che sbatte contro il vetro della finestra.
Non è stata solo una serataccia per Martinez, è stata una serataccia per tutta la squadra contro la quale il Milan è parso giocare con studiata pazienza, nella convinzione che prima o poi il gol sarebbe venuto. La Juve non ha fatto altro che convalidare questa apparente convinzione, tenendo a lungo palla senza mai rendersi pericolosa e lasciando, di tanto in tanto, che si aprissero brecce preoccupanti nella sua difesa. Non si può quindi dire che il Milan abbia dominato: dopo un paio di palle gol nei primi minuti sbagliate malamente da Ibra e Cassano, la Juve iniziava a prendere il possesso del pallone e qualche volte faceva anche paura alla difesa rossonera, ma alla fine l’unica risorsa di gioco era il solito Milos che, mai appoggiato dal timido Sorensen, finiva sempre in inferiorità numerica e i miracoli stavolta non gli riuscivano.
Non aiutava nemmeno l’arbitro Rizzoli, che lasciava correre tutto, penalizzando di certo il gioco più statico della Juve. La confusione che regna nel mondo arbitrale italiano appare sempre più marcata: vedere arbitrare una partita da Rizzoli o Romeo oppure da Gervasoni o Damato vuol dire sostanzialmente vedere sport diversi e la regolarità del Campionato non può non risentirne. Non so quale sia il modo giusto di arbitrare ma sicuramente l’AIA deve fare una scelta tra metri di giudizio troppo distanti tra loro.
Se la serata non era abbastanza triste la incupiva ulteriormente la papera di Buffon, non tanto perché spianava la strada ad una sconfitta, ampiamente nell’aria, ma soprattutto perché faceva crollare anche l’ultima certezza dei tifosi bianchieneri, l’invincibile Gigi. Dal gol di Gattuso alla fine non sono nemmeno mancati episodi che avrebbero potuto salvare la serata ma la fortuna aiuta gli audaci e l’audacia non è una qualità che contraddistingua la Juve attuale.
Alla fine il pubblico inveiva contro Delneri che probabilmente avrebbe anche potuto fare di più, stasera ed in altre sere, ma il responsabile di aver affidato le sorti della Juve a Martines e Motta, a Bonucci e Barzagli, non è Delneri, è almeno un gradino più su e dovrebbe assumersi anche lui le sue responsabilità.
Rimane la malinconia nel vedere Martinez affannarsi dietro un sogno impossibile che si sta trasformando in un incubo. Spero che possa presto ritornare in una squadra che rispecchi la sua dimensione, nella quale non ci aspetti da lui gioco, geometrie e precisione, ma solo tanta corsa e qualche spunto personale. Lo spero per lui e lo spero anche per la Juventus.

7 Marzo 2011

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