Fotovoltaico: regalìa o lungimiranza?

celle_solari_nanotecnologie_nanotubi_carbonio_celle_solari_cella_solare_1.jpgHo già scritto altrove di quanto l’energia diventi spesso oggetto di contrapposizione politica anziché scientifica e dell’assurdità di questo approccio. Per conseguenza da sempre le energie rinnovabili sono di sinistra mentre il nucleare è di destra e conseguentemente il nostro governo ha guardato fin dal suo esordio con scetticismo alle fonti rinnovabili e con entusiasmo al nucleare. Le ultime vicende giapponesi hanno poi fatto oscillare come un pendolo il governo sul tema, così dopo aver seminato il panico nel settore del fotovoltaico minacciando la chiusura dei rubinetti dei finanziamenti alle energie rinnovabili, l’esecutivo ha fatto una parziale marcia indietro, ma ha lasciato comunque molti malumori nel settore. Rimane l’impressione, che traspare dalle parole dal Ministro Romani, che i finanziamenti alle rinnovabili e al fotovoltaico in particolare, siano considerati un regalo concesso a suo tempo dal governo Prodi e che ora si sta considerando seriamente di non rinnovare. E’ proprio così?
Inizierei col dire che le fonti rinnovabili hanno assorbito nel 2010 finanziamenti per 3,4 miliardi di euro. All’interno di questa quota la parte del leone la fa il fotovoltaico che ha ricevuto finanziamenti per 825 milioni. Siccome però negli ultimi mesi c’è stata una corsa all’installazione di nuovi impianti fotovoltaici secondo l’autorità per l’energia a Giugno avremo installati 180.000 impianti con un costo per la collettività stimabile nel 2011 a quasi 3 miliardi di euro per una produzione di circa 8 TWh annui. C’è chi dice che 3 miliardi sono pochi, c’è chi dice che sono tanti, come fare a stabilirlo con un certo grado di ragionevolezza? Secondo la teoria economica corrente i finanziamenti pubblici ad una tecnologia sono correttamente allocati se monetizzano i vantaggi che quella tecnologia apporta alla collettività nel suo complesso per il solo fatto che venga utilizzata, vantaggi che il singolo utente, che nella fattispecie decide se comprare o meno un pannello fotovoltaico, non valuta individualmente. Proviamo ad enumerare questi vantaggi nel caso del fotovoltaico:

  1. Riduzione delle emissioni: l’energia prodotta tramite pannelli non determina direttamente produzione di CO2, quindi produrre energia con il fotovoltaico anziché con fonti non rinnovabili fa risparmiare una quantità di CO2 pari al mix medio di energia prodotta. Per fare una stima ipotizzo che il costo di emissione della CO2 possa essere stimato sulla base del valore dei Carbon Credit (i crediti che chi non voglia ridurre le sue emissioni può acquistare in sostituzione) che si aggira sui 30 Euro a tonnellata. Tenendo poi conto che il rapporto tra emissioni di CO2 e energia prodotta è di 0,53 KGCo2 per 1 KWh, ciò vuol dire che il risparmio in termini di emissioni di un impianto come quello che ho installato a casa mia (che produce 2000 KWh annui) è di 32 Euro annui. La stima è ovviamente pesantemente influenza dal valore del Carbon Credit che ovviamente è al momento legata alle attuali misure di riduzione dell’effetto serra, misure che la maggior parte della comunità scientifica considera insufficienti rispetto ai danni che il riscaldamento globale può causare, ma tant’è…
  2. Indipendenza energetica: nella misura in cui l’energia che produciamo non la dobbiamo comprare e nemmeno la dobbiamo trasportare ma ogni casa dotata di pannelli fotovoltaici l’energia se la produce autonomamente lo scenario dell’energia cambia totalmente rispetto all’oggi. Ovviamente lo scenario ha dei caveat perché gli impianti producono poco durante l’inverno e quasi nulla quando c’è nebbia ma ridurre la dipendenza energetica a una parte dell’anno costituisce comunque uno scenario rivoluzionario. Ovviamente è difficile da quantificare in quanto dovremmo considerare i costi legati agli accordi che un paese come il nostro, povero di fonti di energia, è costretto stipulare con le nazioni detentrici di fonti energetiche.
  3. Vantaggio di posizionamento: i costi del fotovoltaico stanno calando rapidamente. Una loro ulteriore riduzione potrebbe portare in un futuro non lontanto l’investimento nel fotovoltaico ad essere economicamente redditizio anche per il singolo cliente domestico, anche senza finanziamenti statali. Esserci portati avanti su questa strada, tanto da essere i secondi in Europa per produzione di fotovoltaico, ci posiziona bene da questo punto di vista. Aver iniziato ad affrontare le tematiche economiche (disponibilità a concedere prestiti da parte di istituti di credito) e culturali (disponibilità dei condomini a concedere il tetto per installazione di pannelli) connesse al fotovoltaico ci mette in prima fila per il momento in cui il settore avrà un boom. Potrebbe essere un vantaggio, anche questo non è però facilmente quantificabile.

I vantaggi che, in uno scenario non incentivato,vanno invece direttamente in tasca all’acquirente del pannello fotovoltaico residenziale sono ovviamente gli 0,18 Euro per KWh della bolletta che risparmia, che, nel caso del mio pannello da 2000 KWh sono 360 Euro l’anno. Considerando che ho speso poco più di 14.000 Euro per l’impianto, ho un complessivo rientro nell’investimento fotovoltaico quantificabile in circa 40 anni che sono ovviamente moltissimi ma che se, dovessero essere ad esempio dimezzati nei prossimi lustri grazie al prevedibile progresso tecnologico ed alle economie di scala, potrebbero rendere redditizio l’investimento per il singolo anche in assenza di incentivi (va tenuto presente che i pannelli hanno una durata minima garantita di 20 anni ma ovviamente nessuno sa esattamente quanto può essere la durata media di un pannello visto che sono pochi anni che vengono prodotti).
Tirando le somme non c’è un modo certo per capire se gli incentivi al fotovoltaico sono una regalia a qualche visionario o sono un lungimirante investimento e chi vi proponga l’una o l’altra posizione come certezza vi sta spacciando come verità quella che in realtà è una propria teoria. La realtà è che si tratta di una scommessa: una scommessa su una tecnologia che potrebbe rivoluzionare il panorama energetico ma che richiede di affidare una gran quantità di denaro e risorse ad un azzardo, esercizio al quale in una società dominata dal calcolo costi/benefici ci stiamo disabituando. Eppure in questo come in altri ambiti: la ricerca, i trasporti, l’impresa, la cultura, la propensione a correre rischi, ad affidarsi ad una scommessa, è una capacità fondamentale che un paese che voglia tornare ad essere competitivo deve esercitare. Non so quindi se la scommessa andrà bene ma sono contento che in Italia si provi, almeno ogni tanto, a provare ad immaginare il futuro, è un segno di vitalità incoraggiante.

28 Aprile 2011

4 commenti a 'Fotovoltaico: regalìa o lungimiranza?'

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  1. Domanda afferma:

    Si potrebbe rivedere le ipotesi fatte tenendo in considerazione quanto durano i pannelli, quanta energia producano, quanto costa acquistarli e manutenerli e quanta CO2 viene emessa per produrli e portare questi e gli installatori in loco per l’installazione e la manutenzione? Grazie

  2. Flavia afferma:

    Riporto quello che mi e’ stato detto dall’impresa installatrice. I pannelli non producono solo in caso di neve, perche’ anche con la nebbia c’e’ comunque luce e ai pannelli basta la luce, ovviamente producono meno. L’impresa che avevo contattato applica una piccola resistenza che in caso di neve scalda di un paio di gradi il pannello in modo da far sciogliere la neve.

  3. Coloregrano afferma:

    @Domanda:
    Durata pannelli: come accennato nell’articolo la durata garantita di un pannello è di 20 anni. Ovviamente un costruttore di pannelli come uno di lavatrici si prende un margine di sicurezza e quindi si suppone che la durata di una pannello sia molto superiore ai 20 anni garantiti, ma ovviamente, visti i tempi di vita di un pannello, è impossibile avere oggi una statistica reale della durata media di un pannello.
    L’energia che producono dipende ovviamente dal pannello: superficie, esposizione e caratteristiche. Personalmente, dopo un anno e mezzo di esercizio del mio, la produzione è in linea con i dati previsti, nonostante una situazione di esposizione piuttosto infelice.
    Per quanto riguarda le emissioni, gli studi che ho trovato in giro per la rete parlano di recupero dell’emissione di CO2 in tre anni.
    Per quanto riguarda invece i costi del trasporto tieni presente che le emissioni di un auto sono di circa 100g di CO2 al chilometro quindi direi che non sono rilevanti.
    Mi è però oscuro se nello 0,53 KG di CO2 per KWh che si conta come mix energetico non siano computati a loro volta le emissioni di CO2 prodotte durante l’installazione di una centrale termoelettrica o quelli legati all’estrazione e al trasporto del petrolio.
    Per quanto riguarda i costi di manutenzione dell’impianto sono legati prevalentemente alla sostituzione dell’inverter che in genere viene fatta dopo una diecina di anni (poco più di 1000 Euro). Il mio impianto è comunque in esercizio da un anno e mezzo e non ho avuto ancora interventi.
    Sono tutti argomenti che ho valutato prima di installare, a mia volta, un pannello sopra il tetto di casa mia, e che, evidentemente, non spostano la questione se vista in una prospettiva di trenta-quaranta anni e per questo non li avevo nemmeno citati nell’articolo…

  4. Coloregrano afferma:

    @Flavia: personalmente ho sperimentato che in caso di nebbia l’indicatore di produzione istantanea indica 0. Non so se è uno zero virgola qualcosa che occupa una posizione decimale che il display non mostra, o è veramente zero, in ogni caso è comunque una produzione minima.

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