Dittature: istruzioni per l’uso

Nei giorni scorsi sono stati diffusi da Wikileaks una serie di cablogrammi inviati dall’ex-ambasciatore degli Stati Uniti in Italia Spogli al governo americano che contenevano valutazioni sul nostro Premier talmente negative, che se pronunciate da un opinionista di casa nostra, lo avrebbero iscritto al partito dell’anti-berlusconismo più feroce. E’ abbastanza significativo della situazione italiana attuale il fatto che tutto ciò non abbia suscitato grandi emozioni: ormai la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica italiana è divisa tra da quelli per i quali non è una sorpresa che il governo americano la pensi così e quelli che, qualunque cosa succeda, tengono la testa sotto la sabbia come il più pertinace degli struzzi. Non è però di questi aspetti che volevo scrivere, ma della conclusione che trae l’ambasciatore nelle sue missive: l’ambasciatore non invita infatti il suo governo a prendere le distanze da un personaggio così mediocre, ma anzi sottolinea che, pur nella sua incapacità e inefficienza, Berlusconi e il suo governo sono talmente proni alle esigenze americane e talmente riluttanti a chiedere contropartite alle loro concessioni, che non siano passerelle e privilegi personali, che rappresentano un interlocutore ideale per gli Stati Uniti.
L’idea di sponsorizzare governi corrotti e inefficienti ma facilmente arruolabili ai propri interessi può essere antipatica ma è abbastanza diffusa da non poter certo scagliare la prima pietra contro l’amministrazione americana. Non si può negare che sia stata e sia pratica comune dei paesi europei intrecciare strette relazioni di alleanza e parntership con governi dittatoriali, senza preoccuparsi di pilotare transizioni democratiche, anzi spesso ostacolando movimenti di opposizione. Il risultato è quello che vediamo oggi: un’area del mondo gestita da decenni da oligarchie corrotte e bulimiche che esplode determinando un effetto devastante anche sull’Europa. Contriamente a quanto molti sono soliti credere le dittature sono sistemi politici nel luno periodo molto meno stabili delle democrazie. E’ vero infatti che in una dittatura gli interlocutori non cambiano così spesso e trasmettono quindi una sensazione di stabilità, ma i dittatori, non avendo contropoteri che li controllino, perdono rapidamente il rapporto con il proprio paese e con la realtà, finendo per dar vita a sistemi corrotti e inefficienti, votati prima o dopo ad essere travolti dalla storia, con conseguenze spesso disastrose.
399px-muammar_al-gaddafi_at_the_au_summit.jpgSarebbe stato forse meglio pensarci prima, provare a condurre verso governi più efficienti e democratici quei paesi, invitare per tempo le oligarchie a farsi da parte? Facile domandarselo ma non è un compito facile: ho già espresso altre volte su questo blog le mie opinioni su quanto complesso sia il processo di democratizzazione e quanto complicato sia orchestrarlo. Ci sono tuttavia una serie di misure attraverso le quali si possono indurre fenomeni di modernizzazione e si pensi a quanto il miraggio dell’integrazione europea abbia spinto la Turchia su una strada virtuosa da questo punto di vista. Se un paese come il Marocco non ha manifestato fino ad ora gli stessi malcontenti degli altri paesi del Maghreb potrebbe essere per le politiche di cooperazione ivi sviluppate ed i loro risultati?
Non mancano in questi giorni coloro i quali giurano che l’Islam non è compatibile con la democrazia, eppure ben ricordo simili argomentazioni a proposito dell’incompatibilità dei paesi sudamericani con sistemi moderni, e invece bastò che gli Stati Uniti cessassero di sostenere i regimi dittatoriali del Sud America perché uno dopo l’altro quasi tutti i paesi del continente, verso la metà degli anni ottanta, diventassero democrazie e, con qualche scossone, diventassero ragguardevoli potenze mondiali.
I paesi del Maghreb richiedevano riforme che concedessero maggiori libertà in campo economico, dalle quali potesse germogliare una classe media in grado di chiedere sempre più autonomia e sempre più libertà, fino a congedare fisiologicamente i vecchi dittatori. Costava tanto negoziare questo genere di cose insieme al gas, al petrolio e alle odalische del bunga bunga? Probabilmente no, ma siamo purtroppo sempre legati alla visione miope delle elite politiche che, in Italia come altrove, guardano sempre all’effetto sul quotidiano, alla prossima mossa tattica, se va bene alle prossime elezioni, tanto il cataclisma forse non ci sarà e se ci sarà mica toccherà proprio a me. E invece sì…

25 Febbraio 2011

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