Cose che non cambiano

13febbraio2011_inter_cover.jpgNella storia della Juventus spesso il 2006 è sentito come uno spartiacque, un punto di discontinuità netto tra un’età felice ed una buia. Quando però le magliette bianconere si incrociano con le tante vituperate magliette nerazzurre è come se il tempo si riavvolgesse e la Juve tornasse ai fasti di allora. Nonostante la compagine sabauda abbia in questi anni costantemente guardato dal basso in alto gli avversari (chiudendo i tre scorsi campionati con una media di 16 punti in meno dell’Inter), quando si tratta di affrontare direttamente i rivali le cose cambiano e, dopo il successo di Domenica sera, il bilancio delle ultime quattro stagioni è che in otto gare di Campionato la Juve ha vinto 3 volte, pareggiato 3 volte e perso solo 2 volte. Insomma c’è qualcosa di assolutamente speciale, quasi surreale, nello Juve-Inter di questi anni e l’edizione di Domenica sera è rientrata pienamente in questa regola.
La Juve arrivava a quest’incontro dopo aver appena interrotto una serie disastrosa, questo mentre l’Inter invece galleggiava sull’entusiasmo dell’arrivo di Leonardo e del rilancio che il brasiliano sembrava aver portato in casa nerazzurra. Insomma si poteva tranquillamente pensare al peggio. Nonostante questo, l’entusiasmo del pubblico era ai massimi storici, il catino dell’Olimpico tuonava come mai in questo Campionato e la squadra pareva dimostrarsi sensibile a tutto ciò con un avvio anche troppo audace. Le prime controffensive avversarie potevano indurre alla prudenza, ma la Juve pareva animata da un sacro furore e mentre Krasic sulla destra si trovava, come spesso da quando lo affianca Sorensen, isolato e fuori dal gioco, sulla sinistra Chiellini, di nuovo convincentissimo come difensore laterale, si sovrapponeva ad un esplosivo Claudietto Marchisio che quando vede l’Inter sembra trasformarsi. Al centro Aquilani e Melo combattevano aspramente con la ragnatela nerazzurra e raramente erano abbastanza lucidi da sostenere con fantasia il gioco, ma trovavano in Matri e Toni due riferimenti offensivi talmente efficaci che era fin troppo facile servirli. La difesa sorprendentemente reggeva, il sirenetto Sorensen non si faceva spaventare da Eto’o e la coppia Barzagli-Bonucci pareva davvero ben assortita. Il tutto produceva un primo tempo nel quale il gol di Matri non era che il risultato di un continuo lavorìo ai fianchi e nel quale l’Inter pungeva pochissimo.
Se il primo tempo era stato sorprendente, l’inizio del secondo andava ancora oltre e prima Toni, poi Matri ed infine Chiellini si mangiavano il 2-0 che avrebbe reso epica la serata. La Dea Bendata non si limitava però a frustrare i tentativi di raddoppio bianconeri: decideva infatti di attendere al varco il primo cambio di Delneri, Iaquinta per l’eroico Toni, per scatenare una incrdibile serie di infortuni. Nel giro di un minuto si facevano male Matri, Marchisio e Melo, Delneri sceglieva di togliere i due centrocampisti e lasciare l’ex-cagliaritano in campo a fare numero. E così l’ultima mezzora proponeva la Juve virtualmente in dieci, con l’Inter che si riscuoteva come uno squalo che sente la scia di sangue della preda. Vedere Eto’o e Sneijder attaccare le mura dell’area bianconera era un po’ come vedere gli orchi assediare la fortezza del Fosso di Helm, ma con la stessa tenacia dei seguaci di Théoden e Aragorn, i seguaci di Buffon tenevano duro e le mura resistevano. Una breccia la apriva poi imperdonabilmente Pepe quando tentava una sconsiderata sortita, l’Inter ne approfittava con la sua inesorabile velocità ed era Eto’o ad incaricarsi di appoggiare in porta il pallone dell’1-1, ma la Dea Bendata decideva che qualcosa doveva pur tornare alla Juve ed il pallone si impennava fino a sbattere sulla miracolosa traversa. Era finita, era finita bene.
Sarà vera gloria? Juve-Inter ha una fenomenologia talmente strana da non lasciare troppe illusioni sul fatto che il successo basti a rilanciare la Göba. E’ vero però che Matri e Toni sembrano avere la condizione per essere quei riferimenti offensivi che alla Juve erano mancati dall’inizio della stagione e la soluzione Chiellini laterale, se non garantisce grande qualità, permette almeno di intercettare molti dei problemi difensivi che nascevano dalla fragilità delle fasce laterali. Insomma, la strada verso la Coppa Campioni è tutta in salita ma qualche chance in più di raggiungere la vetta forse da oggi la Juve ce l’ha…

15 Febbraio 2011

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