Basta con Calciopoli? Proprio ora?

gianluigi-buffon.jpgDurante il ritiro della nazionale, tenutosi in settimana, il portiere della Juve Gianluigi Buffon, è stato fatto oggetto da parte del giornalisti del tentativo immancabile di scaldare con qualche bella polemica i giorni che avrebbero condotto a Juve-Inter (in programma domani sera), rinfocolando le discussioni su Calciopoli. Buffon ha risposto: “Basta con Calciopoli, guardiamo avanti“, nel tentativo chiaro di dribblare polemiche e discussioni. Capisco benissimo la risposta di Gigi, purtroppo però l’uscita di Buffon è stata subito strumentalizzata da un drappello di personaggi che hanno pensato bene di sfruttare le parole del portierone (prontamente rettificate dallo stesso) per manifestare il proprio desiderio che in effetti Calciopoli finisca finalmente nel dimenticatoio. Suona davvero curioso che qualcuno possa pensare che sia il momento di dimenticare. Potevamo dimenticarcene all’indomani delle sentenze sportive quando sembrava chiaro come erano andate le cose: la Juve aveva truccato il Campionati, altri avevano tollerato contando su qualche piccolo favore, altri erano rimasti fuori da questo sistema e ne andavano fieri. Era tutto chiaro, le sanzioni erano giuste forse anche miti e ci si poteva mettere il cuore in pace.
Poi però qualcuno trovava il tempo di leggersi le carte e scopriva che la cosa non era così semplice, che le ammonizioni mirate non esistevano, che il sorteggio arbitrale non era truccato, che l’arbitro che avrebbe dovuto essere il referente, De Santis, arbitrava poco la Juve e quando la arbitrava la scontentava, che il contenuto di molte delle conversazioni che erano rimbalzate sulla stampa era stato del tutto travisate (pensiamo al famoso “Ho dovuto dare il rigore” dell’arbitro Dondarini), tanti dubbi insomma ma un’apparente certezza: Moggi chiamava con continuità i designatori, li incontrava, ci andava a cena, gli altri no. Si può condannare qualcuno per corruzione solo perché incontra qualcun altro se non si scopre cosa si dicono? Teoricamente no, però rimaneva l’impressione che in quel rapporto ci fosse qualcosa di oscuro, anche perché apparentemente esclusivo. Avrebbe potuto finire così, con la sensazione di una sanzione sproporzionata, forse ingiusta ma a fronte di un comportamento fuori dalle righe da una regola non scritta.
E invece non era finita neanche così, si è scoperto che anche i dirigenti delle altre società chiamavano, incontravano, familiarizzavano con i designatori, e addirittura con gli arbitri stessi. Si scopriva che chi aveva sbandierato la propria estraneità ai fatti teneva comportamenti anche più ambigui di quelli di Moggi. Si scopriva che non risulta che il capo della cupola arbitrale, il solito De Santis, parlasse mai con Moggi ma certamente parlava spesso con Facchetti, Presidente dell’Inter. Si scopriva che lo stesso Facchetti andava negli spogliatoi prima degli incontri a lanciare velati avvertimenti agli arbitri. Si scopriva che Bergamo prometteva a Facchetti di aiutarlo a rimediare la situazione e l’Inter iniziava a risalire la classifica. In sostanza  i comportamenti ambigui erano diffusi, e non esclusiva di Moggi, anzi spesso quelli di altri erano ben più ambigui di quelli di Moggi. Ovviamente quale comportamento sia più ambiguo è puramente soggettivo, ma la distanza tra una retrocessione con 9 punti di penalizzazione addizionale e uno scudetto assegnato per meriti sportivi è talmente abissale da non lasciare spazio alla soggettività.
Oggi quindi siamo qui, ansiosi di sapere come sono andate davvero le cose, ansiosi di sapere se un’inchiesta che ha prodotto una sentenza così iniqua sia stata solo il frutto di leggerezza oltre ogni limite o di malafede, ansiosi di sapere se il Procuratore della Repubblica Narducci, che che non ci sono telefonate che coinvolgono dirigenti dell’Inter, ha mentito deliberaramente oppure è solo stato male informato, ansiosi di sapere se la Federazione ha intenzione di chiedere scusa ai milioni di tifosi di calcio italiano, i cui sentimenti sono stati vessati e traditi. No, non è proprio il momento per dire basta. Prima che ciò accada, ci sono un sacco di domande che si aspettano un sacco di risposte

12 Febbraio 2011

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