Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?

441px-giorgio_gaber_live.jpgIl tema dell’inquadramento del Movimento Cinque Stelle nelle categorie di destra e sinistra è sempre stato ricorrente sia da parte dell’ispiratore del Movimento, Beppe Grillo, sia di molti suoi aderenti. Recentemente Vittorio Bertola, candidato sindaco di Torino, ha riproposto il problema sul suo blog nearatree cercando di tenersi in equilibrio tra le due sponde politiche. Sarà proprio vero che, come molti “cinquestellisti” sostengono, destra e sinistra sono categorie superate? Oppure la loro posizione è solo il tentativo di superare un’oggettiva ambiguità? Gaber si domandava: “Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?”. La risposta migliore che a me viene è che destra e sinistra sono semplicemente le due metà campo del terreno di gioco della politica, indipendentemente da quali siano le squadre che vi giocano e questo va ben tenuto presente per capire il senso della discussione.
Noi siamo abituati a pensare alla destra e alla sinistra come a strutture ideologiche ben identificabili ma questo è il frutto di un periodo in cui il mondo era fondamentalmente diviso in due, da una parte il capitale e dall’altra i lavoratori, da una parte l’Unione Sovietica e dall’altra gli Stati Uniti. La divisione della politica in partiti o blocchi di partiti è corsa su questa dicotomia con tale forza da far pensare chi aderiva ad uno dei due fronti che il suo essere “di sinistra” o “di destra” corrispondesse all’adesione ad un modello di pensiero a 360 gradi che abbracciasse ogni ambito valoriale e ideale. Questo non impediva alcuni sconfinamenti, come i cattolici che votavano a sinistra per adesione allo spirito solidaristico ma poi si inalberavano di fronte al sostegno all’aborto, o i liberali che votavano a destra tranne irritarsi per il conservatorismo che manteneva la struttura economica del nostro paese ingessata su un modello ormai superato, ma la necessità di prendere una posizione portava a trascurare queste ambiguità. Se guardiamo più indietro ci rendiamo conto invece che la destra e la sinistra dell’ottocento, prima del crescere del movimento socialista, erano tutt’altra cosa. La destra era il partito della conservazione, inteso come nobiltà e proprietà terriera, la sinistra il partito del progresso, dell’imprenditoria e del commercio. In quest’ottica negli Stati Uniti si verificò addirittura un ribaltamento, giacché fino all’avvento di F.D. Rooservelt e del New Deal il Partito Democratico era il partito dei proprietari terrieri del Sud, mentre il Partito Repubblicano era il partito degli industriali del Nord. Fu appunto l’avvento di Roosevelt e delle teorie keynesiane che fece dei Democratici il partito progressista e quindi, nella visione europea, di sinistra.
Il problema di fondo è che la realtà non si sviluppa su una dimensione lineare, è anzi estremamente complessa e quel coagulo di idee, interessi e valori che forma un partito o una coalizione di partiti ha il difficile compito di riunire in un programma semplice e comprensibile un insieme sterminato di posizioni diverse, trasmettendo un’impressione di coerenza tra ciò che si pensa dell’aborto, del nucleare, dell’immigrazione o dell’accordo di Mirafiori. Le forze politiche si radunano perciò in genere attorno ai temi più rilevanti del momento, per poi trovare per strada una posizione comune sulle questioni secondarie. Nella seconda metà del ventesimo secolo la centralità dello scontro tra diverse classi sociali assicurava un solido elemento di aggregazione: oggi invece alla contrapposizione tra classi sociali si sovrappongono altri temi quali i mutamenti legati alla globalizzazione (immigrazione, mezzi di comunicazione, rapporto con poteri sovranazionali), i temi legati all’ambiente, i temi etici legati ad una visione più o meno materialistica (aborto, ingegneria genetica), il tema tutto italiano del perenne referendum sulla figura di Berlusconi e sul modello culturale che ha portato avanti. Risulta sommamente difficile rendere tutto ciò lineare, se non a costo di semplificazioni molto forti e di qui nasce la difficoltà di stare nelle categorie di destra e sinistra: c’è chi sta con la FIOM e con la globalizzazione, c’è chi sta con Marchionne ma predilige il localismo e c’è naturalmente chi cerca di intercettare il voto di costoro.
campo_calcio.jpgConcludendo destra e sinistra, come scritto all’inizio, sono solo, oggi come ieri, le due metà campo del terreno di gioco della politica e siccome alla fine il gioco consiste nel raggiungere il 51% e governare, chi voglia giocare deve capire qual è la linea di spartiacque più importante sulla base della quale schierarsi in una o nell’altra metacampo. Lo ha fatto la Lega, lo farà anche il Movimento Cinque Stelle, almeno lo dovrà fare quando avrà capito se considera più importante concordare l’introduzione di dazi doganali con la Lega o la cancellazione della TAV con Vendola.

28 Gennaio 2011

2 commenti a 'Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?'

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  1. Norma afferma:

    ciao… son capitata qui arrivando dal blog di zaccaria dove avevi lasciato alcuni commenti… ;-)
    volevo segnalarti un’iniziativa, nata dai foodblogger ma aperta a chiunque, che fa seguito a una precedente contro l’omofobia (che ebbe un notevole successo..)
    Se vuoi curiosare, trovi tutti i dettagli da me… scade (per così dire) il 6 febbraio.. chi non cucina può anche solo mettere il banner (trovi pronto il codice), un post dedicato, un maiale fatto all’uncinetto, la foto di un panino del bar (avvisali solo che non sei dei NAS!) e così via…e soprattutto: diffondere! ;-)
    Grazie!

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