Ma chi sono i moralisti?

Una delle parole che ricorrono più frequentemente in questi giorni è “moralismo”. E’ comune che questa espressione venga utilizzata contro chi denunci gli eccessi del potere ed ovviamente in periodo di smisurati eccessi rimbomba ad ogni angolo. Pochi giorni fa l’Economist, una delle riviste più lette in giro per il mondo, ha pubblicato l’ennesimo articolo in cui descrive il nostro Capo del Governo come un individuo poco raccomandabile, in particolare in questo caso dominava la similitudine con il personaggio di Cetto Laqualunque che il film di Albanese sta rendendo famoso anche oltre confine. Il Giornale di casa Berlusconi ha prontamente reagito con un editoriale che definirei rabbioso di Marcello Fo che iniziava così: “Non sopporto il moralismo dell’Economist“. Il seguito assecondava il consueto formato di questi attacchi anti-moralisti: “E’ moralista perché critica tizio ma tace invece su caio” accennando alla poco conosciuta Bilderberg, associazione poco pubblicizzata che riunisce periodicamente alcuni esponenti di finanza, industria e giornalismo internazionale a parlare di non si sa bene cosa; pare che molti giornalisti dell’Economist sarebbero coinvolti in questa associazione. Sempre dalle colonne de “Il Giornale” Sgarbi attaccava anche lui, pochi giorni fa, “I moralisti che godono a gettar fango“. Stavolta il critico d’arte accomunava Berlusconi a Agnelli, Onassis e Pasolini in termini di moralità, ovviamente senza ricordare però che costoro non erano capi di governo. Cito questi due articoli come esempio ma mille altri casi si potrebbero citare in questi giorni…
Ma alla fine cosa significa moralismo? Perché è così ricorrente nei discorsi dei fidi berlusconiani e perché l’acredine abbonda nei confronti dei moralisti? Provo a partire dando un’occhiata alla definizione che dà di moralismo il Sabatino Coletti: “1. Atteggiamento che tende a dare un posto di primaria importanza ai valori morali; 2. spreg. Rigido e spesso preconcetto giudizio nel campo della morale, spec. nella valutazione del comportamento altrui“. Partiamo dal presupposto che l’accezione sia quella dispregiativa e mi concentrerei sulla parte che si riferisce ai giudizi morali nei confronti degli altri (non mi pare che l’intervento dell’Economist fosse rigido o preconcetto). Ma alla fine che cosa c’è di così fastidioso in chi emette giudizi morali verso gli altri? Non ho mai conosciuto nessuno in realtà che non abbia una morale, inteso come un impianto di principi etici a cui sostiene di attenersi, e molti di questi sono portati a criticare chi non segua i propri stessi principi, velatamente o esplicitamente. Quando i principi etici sono condivisi diventano morale corrente e, chi se ne discosti facilmente si espone alla condanna del gruppo sociale di cui fa parte. Può parlarsi allora di moralismo? Non sempre. Non ho mai sentito nessuno essere accusato di moralismo perché criticava l’uso del burka o della infibulazione eppure anche quelle che vietano queste pratiche sono norme morali. Ma allora cosa si imputa il realtà al moralista? L’ipocrisia? La doppia morale? Pensa forse Foa che i giornalisti dell’Economist vadano a letto con minorenni? Non credo.
La realtà è che l’espressione “moralista”, nell’uso che se ne fa spesso, perde effettivamente il suo ruolo semantico diventando espressione irrazionale del punto di vista di chi riceve una condanna morale e se ne ribella: il termine “moralista” è solo quindi un modo dispregiativo per definire chi denuncia una violazione della morale stessa.
Qualunque norma, legislativa o morale che sia, contempla una limitazione della nostra libertà e per molti questa limitazione è gravosa, ma altrettanto gravosa è la condanna morale che consegue alla sua violazione. Taluni, incapaci di rispettare le norme etiche, accettano, seppur a fatica, la condanna morale, altri non possono accettarla o non se la possono permettere per il proprio ruolo pubblico e quindi nascondono il proprio operato creando la cosiddetta doppia morale: una pubblica (in armonia con la morale corrente) e una privata (del tutto personale e spesso totalmente dissonante dalla prima); una doppia vita che lascia strascichi pesanti quando infine viene scoperta e ci viene rinfacciata. Può emergere lo sgomento ma può anche emergere una reazione. Una delle reazioni più comuni è appunto definire moralista in tono dispregiativo chi ci rinfacci la doppiezza, reazione accompagnata spesso dall’accusa di essere, a sua volta, poco rispettoso della morale che professa, di essere comunque incoerente o di qualunque altro vizio, in un tentativo scomposto di alleggerire la propria posizione mettendo in difficoltà l’interlocutore.
Alla fine è un po’ come chi per strada insulta quello che gli ha fatto gli abbaglianti per rimproverarlo di non avergli dato la precedenza: “stronzo” piuttosto che “moralista”, il senso è lo stesso. Ricorda un po’ quell’episodio di vita vissuta narrato tempo fa da “Non è vero niente” che introdusse nel mio vocabolario lo strano neologismo “multarolo”. Siamo sempre lì: è la frustrazione di chi viene scoperto nella sua incoerenza, nella sua debolezza morale, e non sa che altro dire.

24 Gennaio 2011

2 commenti a 'Ma chi sono i moralisti?'

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  1. il moralista afferma:

    … e io che nel 2005 c’ho fatto un blog… ;)

  2. vincenzo russo afferma:

    I commenti sul caso Berlusconi sono tutti viziati del metodo Stalinista:” parlane male ,parlane male ,che alla fine resterà colpevole vero”.
    In termini cattolici questo consiste del peccato di giudizio temerario. Praticamente l’equivalente morale di quello che la legge umana configura come calunnia.
    Uccidere un uomo scagliando indegnamente la prima pietra fa già molto sch…., farlo poi per far prevalere il cattocomunismo è un agire da Caino e non da cristiano.
    Fosse anche vero tutto ciò che si pensa di male, il cristiano non può scagliare la prima pietra , ma può solo provare fraternamente a chiamare al confessionale il disordinato e infelice fratello.
    Dove sono finiti i metodi di De Gasperi e di Don Sturzo?
    Perché non si distingue più tra Famiglia Cristiana ,La Repubblica e Il Fatto Quotidiano? Tutti gli editoriali sono divenuti acidosi e finalizzati alla politica di presa del potere del proletariato ?
    Tutto è conforme al loro organo di stampa L’UNITA’? che è la PRAVDA italiana.
    Questo moralismo ipocrita, basato sulla finzione dei convincimenti morali interiori più rigidi, basati poi su opinioni volutamente negative a chi giova?
    Facciamoci l’esame di coscienza e smettiamola di essere modernisti a secondo la convenienza e conservatori alla maniera illuminista.
    Ricordiamoci che l’illuminismo insieme al darwinismo fu padre di uno strisciante ateismo e persino di razzismo, pur camuffandosi di progressismo.
    Perché gay e pedofili sono emendati e i soli eterosessuali sono invece indagati in merito al loro punto G,persino con l’invasione del loro spazio privato di libero arbitrio, senza alcuna moderazione ed autocritica degli accusatori inquisitori? Per la politica? E non sapete che la politica come il danaro può essere sterco del diavolo?
    Potrei continuare ma temo che se continuassi ancora a lungo ,poi non vi resterebbe più in mente il sentimento, di riflettere almeno un attimo. Allora vi precipitereste solo a ribattere con i luoghi comuni che ormai i comunisti hanno insinuato anche nelle menti,che una volta erano invece coltivate dal vangelo giusto e misericordioso verso i perseguitati.
    Berlusconi in definitiva è un uomo abbandonato e solo, vittima di leggi progressiste come il divorzio ,che toglie tutto ciò che da gioia ,soltanto all’uomo.
    Fosse anche tutto vero,( ma non possiamo affermare di saperlo veramente e non possiamo negare di essere maliziosi e malpensanti). Sarebbe comunque da ritenere ancora un grand’uomo per l’aspetto politico, poiché la giusta interpretazione del detto: “vizi privati e pubbliche virtù”, per i non maliziosi significa ,che pure se un uomo in privato cadesse in peccato ,sarebbe ancora un buon cristiano se battendosi pubblicamente contro le sue stesse debolezze, s’impegnasse perché ci fossero leggi cristiane,che ribadissero ciò che è bene e ciò che è male.
    Le sue cadute personali poi continuerebbero a riguardare se stesso e il proprio confessore. I maligni invece travisano questo detto, in un peccato segreto, che sarebbe in un ipocrisia pure nel buon agire pubblico.
    Andando poi ad esaminare anche il dovere evangelico di non dare scandalo, (che compete comunque a tutti gli esseri umani e non solo al debole che sbaglia in segreto). Be qui siamo ancor oggi proprio nelle mani degli stalinisti sopravvissuti.

    Meglio allora chiarire che i colpevoli veri degli scandali, sono proprio coloro che guardano per interesse politico nel buco della serratura o addirittura scrivono cose nemmeno viste veramente.
    Mai sono invece colpevoli le persone indagate per la volontà malvagia di ferire e distruggere ,messa proditoriamente in atto da calunniatori e spioni.
    Ed è dunque a loro accusatori pubblici ,che si devono attribuire lo scandalo provocato ad arte ,ed il successivo discredito delle persone calunniate e del paese Italia.
    Come potrebbe essere responsabile dello scandalo, chi non ha fatto proprio nulla almeno in pubblico.
    Chi usa tali mezzi infami, per prevalere in politica non è degno di partecipare alla vita civile,al ruolo di magistrati, di giornalisti e di sacerdoti.
    Un sincero esame di coscienza ,fatto nelle mani di un sacerdote tradizionalista di rito tridentino ,potrebbe illuminare nuovamente le coscienze di tutti questi cattolici moderni che oggi propendono per il moralismo, essendosi allontanati dalla vera morale cattolica, in nome della censura strumentale illuminista.
    Non vi accorgete che mussulmani, comunisti e massoni attuano tutti lo stesso metodo di critica capovolta,che sta travolgendo tutte le coscienze presuntuose.?
    Essi interpretano con il Corano ,con la Costituzione e con la loro scuola politica, il vangelo, la legge civile e tutto ciò che devono fare i cristiani e cioè tutto ciò che è bene e tutto ciò che e male in ogni occasione.
    Poi ci spiegano sull’Unità, sulla Repubblica e su Famiglia cristiana ,ciò che secondo loro è bene fare per i cattolici.
    Ma non dovremmo fare tutti noi invece ciò che è bene per Dio nostro Signore Altissimo?
    Questi sono invece i nuovi vangeli degli anticristi, che sanno tutto ciò che devono fare gli altri e specialmente i cattolici.

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